Fluendo DVD Player è la prima applicazione a pagamento sul Software Center

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Apple ha aperto, da tempo, le danze con una importante serie di store virtuali, ove sia possibile comprare musica o programmi; in seguito, in quel di Mountain View hanno visto che era cosa buona e hanno dotato Android di un suo Market.

Canonical, alla ricerca di idee per monetizzare la sua creatura di punta, Ubuntu, non poteva esimersi dall’inserire nella collezione di software scaricabili e installabili via package manager applicazioni a pagamento, dalle quali trarre una percentuale sulla vendita.

La prima applicazione acquistabile a pagamento nel Software Center della quasi imminente Ubuntu 10.10 sarà quindi Fluendo DVD Player, software già da tempo disponibile nello store online.

Cliccando sul pulsante Compra, l’utente viene invitato ad autenticarsi al servizio Ubuntu Single Sign-On al fine si procedere con il pagamento.

Condividete la scelta di Canonical nel seguire le orme, di successo, lasciate da altri grandi del settore? La monetizzazione sarà assicurata in un ambiente così diverso?

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Commenti

  1. [1]

    Chi dovrebbe comprare un dvd player a pagamento quando nello stesso software center ne esistono diversi gratuiti? Va bene far pagare un software che non ha alternative free di qualità, ma così l’utente rischia di sentirsi preso per il culo.

  2. [2]

    Si condivido, dovrebbero rendere disponibile a pagamento sul software center tutte le applicazioni di questo sito:
    http://lin-app.com/
    che poi sono tutte le applicazioni commerciali per linux.

  3. [3]

    Canonical dovrebbe sviluppare delle killer application commerciali che diano veramente la svolta a Linux. Un software di cui si sente la mancanza su Ubuntu è iLife.

  4. [4]

    @rizlox
    Mi trovo d’accodissimo: su LinApp ci sono circa 170 programmi (in aumento) e se Canonical si mettesse a venderli avrebbe buoni ricavi. Inoltre sul sito c’è software per il CAD, animazione 3D professionale e tanti giochi, tutti programmi di qualità: mostrarli e chi arriva in ubuntu non sarebbe male.

    Personalmente preferirò sempre quelli open, ma è un sito da tenere d’occhio e da far conoscere secondo me.

  5. [5]

    certo anche io preferirei sempre quelli open, ma sarebbe ottimo se con pochi click si potesse comprare e installare direttamente software commerciale di qualità certificato per ubuntu. Potrebbe essere una svolta.

  6. [6]

    Quoto tutti. Uno store di software professionale e di qualità è proprio quello che serve per lanciare veramente ubuntu al di fuori della cerchia di smanettoni e appassionati.

  7. [7]

    Se poi ci fossero davvero delle killer applications decenti, Canonical potrebbe vendere una versione commerciale di Ubuntu con un package di applicazioni commerciali già incluse a prezzo di favore. Questo senza niente togliere alla versione scaricabile online!

  8. [8]

    Un attimo ma non capisco… la filosofia e la promessa di UBUNTU non era quella di FORNIRE SOFTWARE GRATUITO A TUTTI E PER SEMPRE?
    Mi spiegate meglio per favore?

    grz

  9. [9]

    Con il software center da cui si possono scaricare sia app libere che proprietarie commerciali non ci sarebbe bisogno di distribuire versioni distinte, basterebbe vendere il package di app commerciali direttamente dal software center…

  10. [10]

    Ale i software con licenza GPL non saranno mai a pagamento… E’ questo l’estremo sunto di quello che voleva intendere canonical. Non c’è alcuna contraddizione…

  11. [11]

    @Ale,

    credo tu abbia sollevato una questione interessante.

    Sul sito leggo:

    The Ubuntu Promise

    Ubuntu is free. Always has been and always will be. From the operating system to security updates, storage to software.

    Ubuntu applications are all free and open source ? so you can share them with anyone you like, as often as you like.

    Credo che con Ubuntu 10.10 la Promise verrà leggermente modificata ;)

  12. [12]

    Ma in realtà…

    Ubuntu applications are all free and open source

    Questo intende le applicazioni distribuite assieme con Ubuntu: ciò implica o meno che quelle scelte dall’utente possano essere a pagamento?
    Queste ultime sono fornite o no con Ubuntu? Non di default, ma sì, attraverso un suo componente, il Software Center.

    Insomma, come stanno le cose secondo voi?

  13. [13]

    Infatti, vorrei capire qual è la logica dietro questa scelta.
    1 – se lo scopo è quello di includere programmi commerciali nel SwC… quale alternativa a quello gratuito può andare bene, in quanto si tratta di SW sviluppato da aziende che perseguono il guadagno…
    2 – se lo scopo è quello di creare una situazione alla “Android Market” e quindi dare la possibilità di guadagnare un minimo può andare anche bene

    MA ATTENZIONE

    in entrambi i casi corriamo il rischio di dire addio all’open source…

    OVVERO

    ben venga un sito come lin-app: lo visiti e se vuoi ti compri quel che vuoi, ma il SwC, proprio per render fede alla filosofia di base, dovrebbe includere SW totalmente free, altrimenti si creano dei precedenti che porteranno in breve tempo tutti a voler vendere il proprio software.
    La scelta potrà essere corretta, perché può essere giusto cercare un compenso per il proprio lavoro, ma qui credo si debba parlare di PRINCIPI.

    Oppure no?

    Ale

  14. [14]

    Semplicemente si intende il software incluso nell’installazione del sistema più tutto ciò che è GPL nei repositories… Io non vedo contraddizioni alla loro filosofia.
    Cosa dovrebbero fare impedire di installare software commerciale a pagamento per rispettare la loro filosofia?

  15. [15]

    @rizlox:

    personalmente non sono per nulla contrario ai software a pagamento nel Software Center, anzi, ne sono contento.

    Cosa dovrebbero fare impedire di installare software commerciale a pagamento per rispettare la loro filosofia?

    No; ciò che penso è semplicemente che la Ubuntu Promise, sic rebus stantibus, andrebbe riformulata in favore di una frase meno sibillina…

  16. [16]

    @rizlox

    Nulla, vero. In dubbio non è il fatto di voler installare software a pagamento, ci mancherebbe e ben vengano le aziende che finalmente si “muovono” e si impegnano a fornire applicativi per Linux.

    Quello che secondo me in qualche modo rischia di “contaminare” la natura di Ubuntu è il fatto di includere di default SW a pagamento nel Software Center.

    Canonical fa più che bene a guadagnare nella consulenza, nella formazione e nel vendere canzoni (tra l’altro perchè non amplia un po’ di più l’archivio di canzoni italiane).
    Ma la promessa è software LIBERO e OPEN SOURCE per TUTTI.

  17. [17]

    Beh ma la Ubuntu Promise è chiara, mica sibillina:

    La promessa di Ubuntu

    Ubuntu è gratuito. Lo è sempre stato e lo sarà sempre. Dal sistema operativo agli aggiornamenti di sicurezza, al software.

    Le applicazioni sono TUTTE gratis e a codice libero – quindi puoi diffonderle e condividerle con chiunque liberamente.

    Davvero risulta così poco chiaro?

  18. [18]

    Infatti tutto il software che fa parte della distribuzione stessa più le vere e proprie applicazioni preinstallate sono gratuite e a codice libero. La promise è riferita a questo set che corrisponde al repository “main”, continuo a non trovare contraddizioni…

  19. [19]

    Canonical ha detto chiaramente che ciò che è al di fuori del repository “main” può non essere conforme alla promise e più in generale alla filosofia di ubuntu e del free software.
    Non per niente esiste un repository, “restricted” e uno “commercial”.

  20. [20]

    >Quello che secondo me in qualche modo rischia di “contaminare” >la natura di Ubuntu è il fatto di includere di default SW a >pagamento nel Software Center.

    Se è nel software center non è di default! Lo devi CERCARE – PAGARE e poi INSTALLARE per averlo non mi sembra queso sia considerabile “default”. Certo è che se ne facessero pubblicità allora sarebbe dannoso e avverso alla loro filosofia tipo “compra e installa questo” piuttosto che quell’altro magari con dei fastidiosi pop-up. Ma onestamente non credo che arriveranno a questo…

  21. [21]

    Questo è il punto che non mi era chiaro. Ora ha un senso.
    Grazie per il chiarimento.

    Quindi, tirando le somme, Fluendo sarà incluso nel repository “commercial”, giusto?

  22. [22]

    Esatto

  23. [23]

    La promise è riferita a questo set che corrisponde al repository “main”, continuo a non trovare contraddizioni?

    Molti utenti (che su Windows si chiamerebbero utonti – ma sui Linux il livello è più elevato, in media, quindi li chiamiamo lo stesso utonti :-) non sanno nemmeno cosa sia un repository, figuriamoci se sanno distinguere main dai rimanenti: vedono un software a pagamento che contrasta con la Promise – la quale, scritta così com’è, sembra di VALIDITA’ GENERALE…

    Forse un piccolo chiarimento non starebbe male, mia opinione.

  24. [24]

    Ecco io ho fatto il finto “utonto” oggi… :) nel senso che so cosa sono i repository, avevo sentito parlare della differenza fra main, restricted, universe, multiverse… ma non conoscevo commercial e non avevo associato la notizia data con quel repository…

    Molti in effetti forse fraitenderebbero.

    Il punto rimane solo uno secondo me: il timore che Ubuntu tradisca le nostre aspettative e speranze. Siamo ormani così abituati nella quotidianità ad avere questa sensazione che la reazione spesso è quasi involontaria. Sono sicuro che tutto rimarrà così e che tutti avremo a disposizione internet ad ugual velocità per tutti e software open source. Speriamo in bene!

  25. [25]

    PS: propongo un apiccola riflessione su un blog a questo proposito: http://sradicati.blogspot.com/2010/09/internet-e-ubuntu.html

    (se non è corretto mettere link a blog, rimuovetelo pure con tante scuse, sono nuovo da ste parti :) )

  26. [26]

    Se il software è libero va bene anche farlo pagare.

  27. [27]

    giustissimo claudio. In questo caso si parla di software proprietario a pagamento perchè canonical venderebbe anche quello nello store, anzi venderebbe essenzialmente quello visto che tutto il resto è libero e gratuito o al limite solo gratuito(nei repo main,restricted,extras). Oltre al pagamento per supporto e servizi è possibile vendere software libero ad esempio in ambito enterprise.

  28. [28]

    Oltre a quanto già detto circa il fatto che tali software risiederanno in un repository (commercial) non abilitato di default bisognerebbe precisare un altro paio di cose:
    “free” ed “open source” ovvero “libero” e “sorgente aperto” non sono sinonimi di gratuito.
    Piccolo esempio: se sviluppo un software che per svariati motivi decido o sono obbligato a “licenziarlo” con la GPL/BSD/o chicchessia posso:
    1) decidere di tenerlo per me senza obbligo di rilasciarne il sorgente
    2) rilasciarne il sorgente alla comunità (di solito si fa per etica)
    3) venderelo e rilasciarne il sorgente a chi lo ha comprato con tutti i diritti che ne scaturirebbero dalla licenza (ad esempio redistribuire, modificare ecc…)

    Giusto per chi mastica un po’ di inglese consiglio questa lettura:
    http://www.gnu.org/philosophy/selling.html

  29. [29]

    Diciamo che così facendo forse Canonical vuole accapararsi una fetta piu ampia di pubblico, anche se questa cosa secondo me non dovrebbe rientrare nelle ‘esigenze’ di Canonical…

  30. [30]

    @ Jak696 #1
    E’ si vero che installando determinati software disponibili open source e gratuiti dai repository ottieni lo stesso che acquistando Fluendo DVD Player ma c’è anche un discorso di legalità da affrontare.
    I codec che installi, sebbene siano open source, sono per la maggior parte gravati da costi (il termine corretto è royalties) derivanti da brevetti depositati. Negli U.S.A. ad esempio sarebbe illegale utilizzare gstreamer/ffmpeg per riprodurre film/musica che usino codec che abbiano porzioni di codice brevettato senza pagarne le relative royalties.

    Fortunatamente in Italia ed in Europa i software non possono essere brevettati e quindi questo discorso per noi non si applica.

    L’unica questione legale sollevabile nel nostro Paese è però legata proprio al DVD Player. Per poter riprodurre i dvd-video in commercio è necessario decifrare lo stream protetto con CSS. Per fare ciò si utilizzano una libreria (libdvdcss) che oltre a decifrare il video per la riproduzione paradossalmente ne consente anche la copia illegale.

    Quindi alla tua domanda: “Chi dovrebbe comprare un dvd player a pagamento quando nello stesso software center ne esistono diversi gratuiti?” rispondo: Chiunque non voglia compromessi dal punto di vista legale :)

    P.S.: Fluendo è bene ricordare che è anche la società che sta dietro lo sviluppo del framework gstreamer (sviluppando codice e con contributi economici) che buona parte di noi usa quitidianamente per riprodurre musica e video ;)

  31. [31]

    Quindi, se ho capito bene:

    1 – Fluendo è un SW proprietario
    2 – nel caso di SW open source/libero che utilizzi componenti protetti da brevetti, è corretto chiedere la quota di denaro corrispondente a Royalties;
    3 – il SW open source può essere libero e gratuito (nelle due accezioni del termine inglese) anche se può essere lecito far pagare una “tariffa” per la sua distribuzione.

  32. [32]

    @ Ale #31

    1) Fluendo è la società che finanzia e porta avanti lo sviluppo di gstreamer e di altri progetti open source. Fluendo DVD player è un software che sviluppano e la sua licenza è proprietaria (una sorta di EULA)
    2) Legalmente dovrebbe essere così.
    3) Giusto.

    Su questo terzo punto però ci si potrebbe fermare a riflettere per parecchio tempo e nel caso di licenze come la GPL si potrebbe giungere anche alla conclusione che i software così licenziati siano gratuiti e quindi inutile venderne il sorgente.
    Se guardi i modelli di business della aziende del settore noterai che nella maggior parte dei casi quella che si “vende” è l’assistenza/supporto tecnico ad un determinato software che non il software stesso.

  33. [33]

    Ecco il grande aiuto che Ubuntu dà alla comunità opensource:
    - non scrivono una riga di codice che sia una né per il kernel, né per Xorg né per niente di niente.
    - prendono l’80% dei pacchetti belli e pronti da Debian senza fare alcunchè
    - Non contenti di dare un contributo alla community pari a circa lo 0% ora si mettono pure a pubblicizzare software proprietario.

    Ma chi davvero ama GNU/Linux e il foss davvero dovrebbe usare Ubuntu?
    Secondo me, no…

  34. [34]

    @Simone,

    forse non consideri l’enorme attenzione verso Linux (desktop) che Ubuntu catalizza. E questo solo grazie a Canonical.

  35. [35]

    Quoto Marco.

    Canonical è una società che promuove il software e trae guadagno da attività di consulenza. Non lucra sul lavoro degli altri, nemmeno direttamente sulla sua distribuzione, ma indirettamente sul supporto.

    Anche le stesse cooperative o un qualsiasi ente benefico hanno bisogno di soldi per svolgere le loro funzioni pur non avendo scopi di lucro…

    Canonical ha il merito di diffondere un software e un’idea innovativa e la comunità tutta non avrà che a guadagnarci in termini di diffusione e di disponibilità da parte dei produttori di hardware a rilasciare sti benedetti driver per Linux. Inoltre funge da riferimento per quanto riguarda le strategie di sviluppo di Ubuntu stessa (personalizzazioni relative a Gnome etc.).

    Il punto non è che guadagni (anche la stessa Internet è libera e gratuita per tutti… ma paghi l’accesso…), ma è che tenga fede ai principi chiari e precisi che fin da subito sono stati resi noti agli utenti. Questo lo sta facendo.
    Canonical, nel descrivere Ubuntu, dichiara chiaramente di basare il proprio SO sul lavoro di Debian. Pertanto io sono libero di decidere di Installare la distribuzione Debian sul mio PC. D’altro canto, se non avessi conosciuto Ubuntu due anni fa, non sarei mai passato a Linux.

    Vale la pena forse usare un altro termine e cioè “diffusione” invece di “marketing”?
    Ovvero porre la cosa in questi termini: Canonical “diffonde” Ubuntu e promuove strategie di “marketing” inerenti alla fornitura di propri servizi (che possono includere musica protetta da copyright, e forse software proprietari o che hanno componenti coperti da diritti di autore/brevetti).

    Non sono esperto da conoscere così a fondo le dinamiche che stanno dietro a Ubuntu: “lancio la palla” ai moderatori di Oneopensource per conferme, ma questa è l’idea che mi sono fatto fin’ora sul mondo Ubuntu… :)

    Ale

  36. [36]

    Ecco un altro convinto che Canonical (come del resto tutti gli ubuntisti) sia un benefattore dell’umanità…e sinceramente non ne capisco il motivo…e basta con sta storia della “catalizzazione” verso Linux. Ubuntu catalizza l’attenzione versa di se e basta, non gli frega niente nè di linux nè della comunità, tanto che continua a bocciare una dopo l’altra le sue derivate che, saggiamente, stanno passando a Debian (oltre ovviamente a non contribuire a nessun progetto opensource, eccetto ovviamente a scrivere patch per il loro Gnome…questo sì che è molto utile)
    Manco dicono che è una distro Linux…no, Ubuntu è il sistema operativo di Canonical, quoto la frase che vi piace tanto “Ubuntu is a secure, intuitive operating system that powers desktops, servers, netbooks and laptops”. Che grande considerazione della comunità…
    E mi sbellico dalle risate quando il sapientone di turno mi viene a dire che Ubuntu ha sempre dichiarato apertamente di sfuttare il lavoro di Debian…leggere qui prima di sparare fandonie:
    https://bugs.launchpad.net/ubuntu-website/+bug/154274
    Ognuno fa le sue scelte, ma io personalmente sono d’accordo con chi dice che “Ubuntu” sia solo un marchio spacciato per concetto filosofico, per cui me ne sto lontano anni luce

  37. [37]

    Proprio sull’argomento. Consiglio la lettura di:

    http://www.oneopensource.it/15/09/2010/shuttleworth-il-contributo-di-ubuntu-va-oltre-il-codice/

    dove Mr. Ubuntu dice la sua in proposito.

  38. [38]

    Nulla di interessante, le solite banali dichiarazioni sulla “catalizzazione” verso Linux…

  39. [39]

    Software a pagamento su Ubuntu? Perché no?
    Per caso Windows lo potete scaricare legalmente, farvi un CD da distribuire agli amici, avere un Pc che funziona egregiamente sempre aggiornato e che vi fa risparmiare talmente tanto da farvi ammortizzare il suo costo negli anni? NON CREDO. Canonical non sarà una Fondazione di benefattori ma le altre distribuzioni Linux non sono sosì user-friendly per chi non é un nerd altamente informatizzato. Io sono un utonto che nel 2008 é passato da Windows a Ubuntu, da allora stimo di aver risparmiato circa 320 euro tra Antivirus e Office 2007, oltre alle mancate incazzature per le solite cavolate di Microsoft che fanno imballare il Pc. Non ho più perso file, non erdo più tempo in inutili operazioni di manutenzione (Defrag e Checdisk). Vi ricordo che quando comprate un Pc nuovo con Windows pre-installato non avete praticamente nulla a disposizione per usarlo! La filosofia di Ubuntu é:
    1 – creare una distribuzione di pacchetti per confezionare un buon OS,
    2 – ve lo potete personalizzare come vi pare (cambiando addirittura interfacce DE).
    Ora stanno aggiungendo i programmi a pagamento che serviranno per utilizzare servizi che l’open-source non può sviluppare per motivi tecnici o legali.
    A me piacerebbe poter installare Ubuntu sul posto di lavoro, odio profondamente Win XP professional ma lo devo usare perché alcuni costosissimi programmi professionali funzionano solo lì sopra, peccato che fare una qualunque operazione comporti sempre il doppio del tempo, rispetto a Ubuntu.
    Sarebbe bello se domani qualcuno mi dicesse, SCEGLI che OS usare, scaricati Ubuntu, provalo, ti servono programmi a pagamento particolari per lavorare? eccoli, costano X euro!
    A quel punto scegliere l’OS sarebbe solo una questione di gusti, perché obbligheremmo tutte le software House a sviluppare i programmi per 3 piattaforme e non per le solite Apple e Microsoft!
    Certo che se invece di convertire i file Ogg in formati prorpietari per usarli su Ipod e mp3 player ci rifiutassimo di comprare apparecchi che non supportano i formati open, le cose sarebbero mooolto diverse nello sviluppo di applicazioni multimediali, ve lo assicuro!
    Buon Linux a tutti :-)

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