Ubuntu: edizioni nazionali per l’uso governativo

Edizione nazionale e locale di Ubuntu

Sta lentamente migliorando il rapporto tra l’open source e i governi di nazioni europee e non: la città tedesca di Monaco, Francia, le scuole del Portogallo e la regione spagnola di Extremadura sono solo alcuni esempi della migrazione da piattaforme proprietarie ad open source, per motivi che vanno dai costi delle licenze alla duttilità delle soluzioni che il mondo FOSS può offrire. Mark Shuttleworth non è rimasto certo indifferente a questa inversione di tendenza:

I governi stanno incrementando l’uso effettivo di Ubuntu nei progetti su larga scala, dalle grandi quantità di dati alle piccole scuole. C’è una crescente confidenza nell’open source dai quartieri governativi, e una crescente evoluzione dell’uso che ne fanno.

E per venire incontro alle esigenze delle nazioni già coinvolte in questo passaggio – ed eventualmente le future – Shuttleworth ha riassunto in alcuni punti chiave quella che potrebbe essere l’evoluzione di Ubuntu per l’ambito governativo; in primis, realizzare delle edizioni di Ubuntu nazionali e locali, con la collaborazione di grandi produttori di sistemi informatici per l’installazione e la certificazione:

Diversi appalti in Canada sono stati concordati con aziende che offrono Ubuntu pre-installato su PC. Lo stesso accade in Brasile ed Argentina, in Cina, India, Spagna e Germania. Stiamo vedendo paesi o province che in precedenza hanno avuto una propria versione di Linux, andare verso Ubuntu.

Così come la sfida di adattare la distribuzione alla lingua di ogni regione:

[...] l’idea che Ubuntu possa essere fatta su misura della cultura locale è molto affascinante. Ogni regione o comunità ha i propri siti di notizie, le proprie lingue, le applicazioni e protocolli preferiti e le proprie convenzioni. Possiamo espandere il design e la definizione dell’esperienza Ubuntu in modo da adattarla naturalmente a tali norme in maniera più ricca e più significativa di quanto possiamo oggi con Windows?

Questi sono solo alcuni dei punti di partenza di cui si parla nell’articolo, e un’altra sfida per cui Canonical potrebbe presto trovarsi in campo, se ci sarà abbastanza interesse. E voi, come vedreste un’edizione di Ubuntu dedicata completamente all’Italia?

Tag:

Commenti

  1. [1]

    Non so se la cosa mi piace o mi infastidisce. Da una parte non sono contrario alla distribuzione unica che sfondi ma purchè questa incorpori in se tutti i punti di forza delle altre e non credo che questa cosa sia favorita in questo modo. In fin dei conti Ubuntu ce la sta facendo da sola, quindi perchè dovrebbe aprirsi alle altre adesso visto che ogni team mi sembra piuttosto orgoglioso delle cose che introduce e piuttosto repellente alle cose che introducono gli altri. Mi piace perchè così è più facile evitare che Android diventi l’unica distro Linux diffusa. Però non sono così dentro questo mondo da poter fare delle considerazioni condivisibili

  2. [2]
  3. [3]

    Sono felice che il pinguino stia lentamente facendo breccia… più istituzioni lo useranno, più crescerà la fiducia degli utenti nelle sue possibilità.
    Molti miei clienti oggi preferiscono pagare fior di licenze piuttosto che dare una chance ad alternative open, convinti che se una cosa non COSTA niente allora non VALE niente… specie se ha una interfaccia esteticamente non all’altezza dei software closed.
    Una solida base di utenti istituzionali è un ottimo biglietto da visita, che può aiutare a sfatare molti falsi miti…

  4. [4]

    Iniziamo a fare pagare anche linux, se questo porta credibilità verso quanti hanno il cervello ristretto.

  5. [5]

    “E voi, come vedreste un’edizione di Ubuntu dedicata completamente all’Italia?”

    Completamente inutile. Con la mentalità che c’è in questo paese il software proprietario verrà usato anche se in futuro tutto sarà OSS.

Inserisci il tuo commento