L’età d’oro dell’innovazione open source

Glyn Moody

Una delle critiche mosse più spesso all’ecosistema open source riguarda il suo non essere innovativo, insieme all’accusa di “riciclare” le idee di altri. Lo scienziato politico Steven Weber, nel 2006, parlava di Linux così in un suo saggio, del quale un frammento è stato riportato in un articolo di The Economist:

Linux è buono nel fare ciò che altre cose hanno già fatto, ma più a buon mercato – ma può fare qualcosa di nuovo? Wikipedia è un’assemblea di conoscenza già conosciuta.

Ma dopo sei anni, come sono cambiate le cose? Per Glyn Moody, scrittore noto ai più per il saggio Codice ribelle, stiamo vivendo nell’età d’oro dell’innovazione open source, in cui le idee più innovative vengono esplorate attraverso il free software.

Uno degli esempi più calzanti è certamente l’ambito mobile: c’è il pioneristico annuncio nello scorso febbraio dell’accordo tra il provider di telecomunicazioni spagnolo Telefónica Digital e Mozilla, per la piattaforma Open Web Device – con alla base il progetto Boot to Gecko – ovvero smartphone basati sulla tecnologia HTML5, con l’obiettivo di rendere il Web quanto più aperto possibile e meno sotto controllo, al contrario di piattaforme quali iOS ed Android (sebbene quest’ultima in misura minore).

Il lavoro di Mozilla, continua Moody, è importante perché dimostra che il futuro delle piattaforme di calcolo è lo smartphone, soprattutto per via dei costi certamente alla portata di tanti rispetto ad un PC. Il problema, in questo caso, è la mancanza di funzionalità da molti ritenute essenziali.

Ed è proprio qui che arriva, al momento giusto, Ubuntu for Android, il promettente erede di quello che Motorola (con il suo Atrix 4G) con scarso successo ha definito come Webtop:

Ubuntu for Android è il killer del desktop [...] perché ora è possibile sussumere il vostro desktop nel vostro smartphone. Il desktop così com’è non esiste più, ma è semplicemente un altro aspetto del mobile computing.

Ultima, ma non ultima, la piattaforma embedded: Raspberry Pi (ed altri progetti simili) offre la possibilità, con costi e dimensioni contenuti, di realizzare applicazioni altrimenti impossibili con un sistema desktop. Un esempio? Cryptocat, un sistema che consente agli attivisti di mantenersi in contatto tramite chat, nei paesi in cui le comunicazioni sono sotto stretto controllo. Non è forse questa innovazione?

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Commenti

  1. [1]

    tecnicamente anche quello che vuole fare mozilla è stato già fatto, in primis proprio da iphone che nella prima versione ha provato a spingere sulle webapp senza una grande riuscita così pure webos di hp.
    Salvo poi aprire le porte alle app native e anche velocemente, diciamo la verità, a parte chi lavora nel web e non è in grado di fare app desktop nessun altro dice che le app html5 sono migliori di quelle native. Migliori un piffero danno un esperienza utente più scadente perché i widget sono emulati e le performance sono abbastanza indegne, specialmente su dispositivi di fascia bassa tipo iphone 3gs, ipad 1 e gli android scarsini tipo il samsung ace, qua le app native servono eccome, con le app html5 e tecnologie relative si fanno solo troiai.

  2. [2]

    “…il futuro delle piattaforme di calcolo è lo smartphone, soprattutto per via dei costi certamente alla portata di tanti rispetto ad un PC…”?!
    Forse mi sono perso qualcosa ma non mi sembra che gli smarphone abbiano costi inferiori a quelli dei pc, anzi..
    Se poi andiamo a guardare il rapporto capacità/prezzo non c’è proprio paragone…
    Gli smartphone dalla loro hanno solo la praticità e i consumi.

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