Shuttleworth annuncia le prossime Ubuntu LTS e cerca accordi con le altre distro

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In un post pubblicato sul proprio blog e intitolato The Art of Release, Mark Shuttleworth ha sottolineato la puntualità con cui è stata rilasciata Hardy Heron, complimentandosi con tutti i membri del release team e con la community. Vista la precisione con cui è arrivata Ubuntu 8.04, Mark si è sbilanciato segnalando Aprile 2010 come data del rilascio della prossima Long Term Support (LTS), ovvero Ubuntu 10.04.

Inoltre Gerry Carr di Canonical ha pubblicato un diagramma che mostra con molta chiarezza quali saranno i tempi delle prossime release della distribuzione fino a Ubuntu 11.04, che dovrebbe arrivare nel 2011.

Ma al di la della soddisfazione di Shuttleworth e delle date di rilascio “svelate” per Ubuntu, il patron della “distribuzione per umani” ha lanciato anche una proposta direttamente indirizzata alle altre maggiori distro: RedHat, SUSE e Debian. Shuttleworth vorrebbe sincronizzare lo sviluppo di Ubuntu con le altre tre maggiori distribuzioni (qualcuno, giustamente, potrà obiettare la mancanza di Mandriva…)

Nelle parole di Shuttleworth:

C’è una sola cosa che potrebbe convincermi a cambiare la data della prossima Ubuntu LTS: l’opportunità di collaborare con le altre, grandi distribuzioni su un ciclo di rilascio coordinato di major/minor release.

Secondo Mark i vantaggi di una accordo sui cicli di rilascio non potrebbe che giovare alla comunità di utenti e alle distribuzioni stesse. La “free software syncronicity”, come è stata chiamata da Shuttleworth, rimarrà solo un sogno nel cassetto di Mr. Ubuntu o troverà il sostegno delle altre distribuzioni? È un’idea bislacca o ci potrebbero essere reali vantaggi?

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Commenti

  1. [1]

    Non vedo vantaggi… si determinerebbe solo il mese delle nuove distro segnato sui calendari di migliaia di linuxiani nel mondo.

  2. [2]

    Ubuntu 11.04 (come dice anche il nome, ed il grafico) dovrebbe arrivare nel 2011 e non nel 2012 giusto?

  3. [3]

    @lloyd27 Si hai ragione, ho corretto.

  4. [4]

    Son un pò perprlesso…

    1-a volte sarebbe meglio avere dei ritardi nelle relase che avere prodotti non ancora stabili!!

    2- accordi…. sinceramente non ne vedo l’esigenza, una distro dovrebbe uscire qundo è pronta, senza delle rigide scalette e/o accordi… poi non so!!

  5. [5]

    Non è assolutamente un’idea bislacca.
    Se leggevi meglio il post di Mark Shuttleworth spiega che con un accordo tra le varie distribuzioni si potrebbero ottimizzare i rilasci di software importanti come Open Office, Gimp, Firefox o Gnome e Kde.

  6. [6]

    personalmente io mi sono sempre trovato bene quando ho previsto il peggio, e male quando ho sperato per il meglio

    shuttleworth è un uomo d’affari

    qualsiasi cosa faccia, è finalizzata a fare affari, direttamente o indirettamente

    questo può o può non comprendere delle ricadute positive e senza effetti collaterali, ma se pensiamo che non ci saranno effetti collaterali abbassiamo la guardia e sbagliamo

    molti degli utenti di ubuntu sono oggi praticamente degli invasati, credono che ubuntu sia il migliore e forse l’unico dei mondi possibili

    io uso ubuntu, perché per adesso mi va bene così, così come quando usavo windows mi andava bene così

    osservate google, partito come un sito completamente anonimo, quasi invisibile, e sicuramente all’apparenza innocuo

    oggi si avvia a gestire una massa enorme di informazioni a livello planetario, e il suo comportamento è diventato famelico:

    ha acquisito molte società, ha creato delle idee per raccogliere soldi talmente numerose che nemmeno microsoft è riuscita ad anticipare

    partendo dal potere sull’informazione, google ha poi messo in atto qualsiasi mezzo che potesse trasformare l’informazione in soldi

    google è comodo e funziona bene, sotto molti punti di vista, quindi fa molti soldi (anche se all’inizio i due fondatori sembravano quasi stupiti del risultato) e ha delle ricadute positive, ma anche un fortissimo effetto collaterale:

    la gestione dei dati e del lavoro di molte persone potrebbe, e di fatto in parte già lo è, diventare dipendente da google

    quando venisse raggiunta la massa critica il comportamento di google potrebbe non essere più così benevolo e bonario come oggi, né nei modi, né nella sostanza

    oggi microsoft e molte altre industrie monopoliste sono diventate aggressive e minacciose con il cliente (basta leggere le nuove licenze microsoft con l’incredibile numero di limitazioni, e l’onnipresente connessione ai server centrali di ogni computer dotato di windows vista (che consente di fatto il controllo remoto della macchina)

    quindi per ritornare a ubuntu, io continuerò a essere molto scettico, e mi limiterò come sempre a un comportamento opportunistico:

    ci sto se mi conviene

    punto

  7. [7]

    A mio modo di vedere ci sono degli effetti positivi nella sincronizzazione dei rilasci, oltre a quelli -tutt’altro che trascurabili- già menzionati da UbuntuGame.

    Il principale di questi vantaggi è la VISIBILITA’ che avrebbe il software libero.
    Cerco di articolare il concetto. Il problema del Software Libero in questa fase storica non è più, come poteva essere all’inizio, la difficoltà di utilizzo. La difficoltà delle ultime distribuzioni di Ubuntu ormai è paragonabile a quella di Windows – io l’ho installato perfino a mia madre (che non è ingegnere informatico) e ora lei naviga, scarica la posta, scarica i torrent, è soddisfattissima.
    Il punto, ovviamente imho, è che quando esce un nuovo sistema operativo Microsoft A) è preceduto da una campagna pubblicitaria martellante; B) il sistema viene installato di default -e addebitato- su praticamente tutti i computer nuovi. I sistemi operativi liberi non godono di tali (ingiusti) privilegi.

    Con il meccanismo della sincronizzazione aumenterebbe la probabilità che voci dal ‘mondo libero’ raggiungano anche i non addetti ai lavori, magari
    - in metropolitana, ascoltando una conversazione tra amici che discutono animatamente del ‘Giorno del rilascio’;
    - ascoltando lo stesso giorno altre persone che parlano dell’evento;
    - osservando il proliferare su Facebook&simili di annunci/eventi /etc legati al ‘Giorno del rilascio’;
    - assistendo ad un acceso dibattito tra un ubuntuista e un utente Debian che dibattono con toni accesi su pregi e difetti dei due nuovi O.S.;
    - e così via.

    In breve, si verrebbe a creare una CASSA DI RISONANZA tale per cui il ‘rumore’ prodotto dal rilascio verrebbe moltiplicato di parecchie volte (non solo quattro o cinque, perchè il risultato complessivo sarebbe maggiore della somma delle parti). Che è proprio ciò di cui abbiamo bisogno adesso, ancor più che di tempi di caricamento inferiori a 20 sec.

    Qui non si tratta di portare avanti non la causa di Red Hat o di Ubuntu, ma quella del Software Libero. Forse Shuttleworth l’ha capito…spero veramente che sia così, e che tale consapevolezza si diffonda rapidamente e massivamente, perchè è tempo.

    @sybillinux: condivido la preoccupazione riguardo a Google e -a giudicare dalla quantità di libri sull’argomento che stanno uscendo da qualche anno a questa parte- credo che non siamo gli unici a farlo.
    Google e Ubuntu però non vanno confusi; sono entità differenti, che operano con mezzi e finalità differenti. Da una parte c’è una multinazionale che sta accumulando una mole preoccupante di dati, alcuni dei quali altamente sensibili, di cui -al di là del generico motto aziendale – non si sa precisamente che uso venga fatto(*). Dall’altra parte c’è un movimento di persone che anche volendo non possono costituire una minaccia: se il loro sistema operativo non ti piace, ne scegli un altro. Oppure lo modifichi secondo le tue esigenze. Oppure paghi qualcuno per farlo al posto tuo. Non si chiama ‘libero’ solo perchè ti fanno vedere il codice, si chiama libero perchè è prima di tutto un sistema ETICO, dove agli utenti è data una REALE libertà di scelta.
    Se poi in tutto questo Shuttleworth ci fa su i quattrini…bah amen. Anzi, tanto meglio: sarebbe un importante precedente per dimostrare come il business SI PUO’ FARE in maniera ETICA.

    (*) si conosce, invece, la natura degli accordi stretti con governi non proprio democratici(**) come quello cinese.

    (**) questo è forse l’understatement del secolo.

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