Il proseguire della polemica sul nuovo posizionamento dei pulsanti in Metacity ha portato Mark Shuttleworth ad esprimersi in maniera estremamente chiara sulle regole che riguardano lo sviluppo di Ubuntu
This is not a democracy. Good feedback, good data, are welcome. But we are not voting on design decisions.
Che significa pressappoco
Questa (Ubuntu, NdR) non è una democrazia. Feedback validi sono ben accetti ma non ci saranno votazioni sulle questioni che riguardano il design.
Prima di arrivare a questa conclusione, Shuttleworth ha anche ricordato che
We all make Ubuntu, but we do not all make all of IT. In other words, we
delegate well. We have a kernel team, and they make kernel decisions.You don’t get to make kernel decisions unless you’re in that kernel
team. You can file bugs and comment, and engage, but you don’t get to
second-guess their decisions.
Il cui senso può essere ritrovato nel concetto di delegare e affidarsi a persone competenti: ogni sviluppatore di Ubuntu si è guadagnato la posizione per i suoi meriti e le sue competenze, non per il semplice partecipare.
Per gli antichi greci si sarebbe trattato di aristocrazia, per Shuttleworth di meritocrazia ma l’idea base resta la stessa: le persone migliori sono quelle che devono prendere le scelte importanti, le altre possono impegnarsi (per diventare migliori) e collaborare in maniera costruttiva.
Nonostante le parole del patron di Ubuntu abbiano lasciato basiti numerosi utenti, blogger e simpatizzanti non si tratta di idee rivoluzionarie: il mondo del software libero/aperto ha sempre seguito la stessa legge. In fondo, se una persona non fosse d’accordo con la direzione presa da un progetto, potrebbe sempre crearne un fork, o no?

a prescindere dal fatto che la grafica così come i suoni si possono cambiare, queste diatribe sui temi grafici ecc..le trovo inutili, e non costruttive.
Ciò detto ritengo che i nuovi temi della lince siano penosi, ergo io non li terrei nemmeno tre secondi post installazione…
Il fatto di voler “copiare” il mac sembra quasi che non abbiano idee nuove o rivoluzionarie, e questo è abbastanza aberrante visto quello che riescono a fare le persone di gnomelook…
di deepcosco - 23 marzo 2010 - 17:21
si ma certe espressioni non popolari e alquanto “antipatiche” potrebbero evitarsele quanto meno come pubbliche dichiarazioni.. sono errori troppo grossolani e rischiosi. ricordiamogli cosa significa “ubuntu”..
detto questo… torno ad avere quella strana sensazione che ubuntu (inteso come canonical) sta passando un periodaccio.
un altro (!) passo falso nei rilasci e personalmente cambio distribuzione…ma non è una minaccia
di unutente - 23 marzo 2010 - 18:28
@1
Quoto, alla fine è la distribuzione di un’azienda, non una distribuzione puramente comunitaria, quindi è normale e giusto che sia così. Finché vi sarà la libertà di cambiare tema o configurazione non vedo perché curarsi di queste inezie, nonostante poi sia comunque giustissimo proporre innovazioni (sia mai che riescano ad ottenere uno stile indipendente dagli altri OS).
di Nedanfor - 23 marzo 2010 - 21:04
c’è solo da attendere gnome 3, queste dichiarazione lasciano il tempo che trovano in quanto per ora è tutto personalizzabile, ma penso che questo sarà sempre possibile. Ubuntu si sta avvicinando al massimo esprimibile con gnome 2, con la rivoluzione del 3 ci sarà un completo rinnovamento dell’interfaccia e quindi raggiungeranno un’indipendenza stilistica.
di Mik - 23 marzo 2010 - 23:52
Mi sembra un atteggiamento più che sensato quello di Mark Shuttleworth, e rappresenta un’interpretazione pressochè ideale del modello Open Source.
E poi, perchè si vuole votare sul design, e non sull’architettura di pulse o gstreamer (ad esempio)?
Perchè sul design di una gui tutti si arrogano il diritto di dire la propria perchè sembra “facile” fare una buona GUI, mentre non sembra “facile” discutere di come gestire la latenza di un sound server.
Dunque benvenuti feedback, bug, wishlist, blue paper, ma le decisioni devono essere prese da gente competente e direttamente coinvolta nei processi di sviluppo. Così funzionano i progetti di implementazione (open source o meno).
by
di magatz - 24 marzo 2010 - 12:20
Non vedo motivi validi per polemizzare, lui ha fondato Canonical e dunque ubuntu è la sua “creatura”.
È giusto che sia lui (e il suo team) a deciderne le sorti, se le scelte saranno sbagliate perderà utenza, e viceversa naturalmente.
Per fare una cosa bene serve organizzazione, lavoro di gruppo e qualcuno che prenda le decisione, è sempre stato così e sempre sarà così… ma è proprio questa la vera forza del software libero: non ti piace il prodotto? vorresti personalizzarlo sotto alcuni aspetti? _tutto_ è integralmente modificabile, nessuno ti obbliga a usare qualcosa così com’è.
E poi, ci sono progetti open che funzionano in altro modo? Pure FreeBSD (che come licenza è il più libero di tutti) ha un team che prende le decisioni
di Jak696 - 24 marzo 2010 - 19:49
Si ma oltre quello che gli avete cantato giustamente, sono anche permalosi se qualcuno osa criticarli e magari li colpisce sul vivo replicano in maniera molto fiammeggiante e provocatoria, io comprendo la sensibilità che si può avere per il proprio lavoro, ma se di Software Libero si tratta, e di questo stiamo parlando, devi acquisire la mentalità ancora più aperta del lavoro in un team ristretto, devi saper lavorare con una comunità aperta e non bloccare gli aggiornamenti a quanto sviluppato nel team. Sono una strana forma di team privato di sviluppo che agisce nella comunità Linux.
Vorrebbero diventare la 2° Red Hat, ma ce ne corre . . . . .
di antonio manuel ciampi - 25 marzo 2010 - 06:41
il lavoro fatto in passato è davvero meritorio, ma IMHO
i cicli di rilasci ogni sei mesi stanno esponendo Ubuntu a relise davvero misere, lo dico da ex entusiasta di Canonical, passato a Fedora 11 dopo un infelicissimo upgrade su un portatile e un desktop alla karmic koala…
di maseb - 25 marzo 2010 - 14:09
giusto o non giusto..una affermazione di quel genere non si può fare al pubblico.. è ovvio.. ma una ovvietà di quel genere non la si può dire nero su bianco… no, tassativamente no. è un errore sociologico elementare.
facendo una valutazione di merito invece:
drammaticamente legato al marketing.. quel pensiero cozza troppo con la filosofia dell’opensource, e come dice maseb… la logica di canonical degli ultimi 12mesi… sta facendo notare come sia arrivata ad un palteau… e segni di risalita non se ne vedono… questo non è legato a gnome.. questo è legato alla logica delle infinite release.
di unutente - 29 marzo 2010 - 12:57
E vero UBUNTU è un Sistema Operativo.
di antonio manuel ciampi - 30 marzo 2010 - 09:02
^^^^ vorrei capire dove si parla di sistema operativo,
ma me l’aspettavo qualcuno che faceva una lezioncina sulla differenza tra distro, kernel e OS
“e vero”? …
di prick geek - 30 marzo 2010 - 17:49