Secondo Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, il modello degli app store costituisce un pericolo per la libertà della stessa Internet, minaccia, a suo modo di pensare, ancor più immediata che quella attuata dalla parziale mancanza di Net neutrality.
Presenziando ad un evento a Bristol nella settimana del decimo anniversario dalla fondazione di Wikipedia, l’enciclopedia libera, Wales si dice dell’idea che molti timori circa la Net neutrality siano più che altro ipotetici, e, facendo un nome su tutti, punta invece il dito contro l’App Store di Apple (tra l’altro non è l’unico in questi giorni…).
La problematica rilevata consiste in una assoluta perdita di libertà di chi acquista un dispositivo (non è scritto di quale marca possa essere questo dispositivo e quali utenti perdano inconsapevolmente la loro libertà, ma chiaramente ad Apple fischieranno, per l’ennesima volta, le orecchie):
“Chi acquista un device deve poterlo controllare”.
Non occorre aggiungere altro, il problema è cristallino, il dado è tratto. Che ne pensate?

C’ha ragione, sacrosanta ragione.
Ad alcuni è stato cancellato un contenuto acquistato regolarmente, se gli si fà notare che distribuiscono SW Open legato però alle loro licenze lo tolgono dall’App-Store.
In pratica fanno come gli pare, in barba all’etica e all’utente.
di PerryGi - 24 gennaio 2011 - 15:01
ma infatti il problema degli app store é che anziché essere degli agregatori di pacchetti sono un mezzo per decidere cosa l’utente possa installare…un caso eclatante é stata la cancellazione dall’app store dell’app di una rivista che trattava di android
Gli app store non sono solo un servizio all’utente che danno un valore aggiunto al terminale ma uno strumento per i produttori per fare più soldi e controllare ciò che é possibile installare…solo che chiaramente quando la apple lo ha creato in pochi hanno detto: “o mioddio no, l’app store no, lede la mia libertà” e quindi adesso tutti i produttori si sentono legittimati, anzi spronati, a proporne di loro
di Rocker Rabbit - 24 gennaio 2011 - 15:19
Questo rischio c’è solo se l’azienda che gestisce l’app store impone delle licenze e delle policy liberticide.
Il noto store alternativo per iphone/ipod touch/ipad (che richiede il jailbreak) di nome Cydia permette tranquillmanete la distribuzione di software GPL e altre licenze libere, comportandosi ne più ne meno come il package manager grafico di una distribuzione… Quello che dice Wales è sacrosanto ma quello che voglio dire io è che non è il concetto in se di app store ad essere malvagio.
di rizlox - 24 gennaio 2011 - 15:52
Nei commenti, se vi riferite al caso VLC, non è Apple che lo ha rimosso, ma è stato imposto ad Apple di non distribuire VLC e altri prodotti GPL, perchè la licenza dello store non è compatibile con la GPL stessa.
Chiaro?
Tanto per essere precisi e non generare il solito gossip.
Poi gli store, da un lato sono comodi, come andare al supermercato, invece che andare in 30 negozi diversi, dall’altro sfruttano “l’acquisto compulsivo” come andare al supermercato, appunto.
Niente di nuovo sotto il sole.
di telperion - 24 gennaio 2011 - 16:01
L?importante è avere sempre la possibilità di installare quello che ti pare. Questo è possibile con Android (basta selezionare una opzione nelle preferenze) ma non è possibile con iOS, a meno di fare il jailbreak.
Solo che se lo fai perdi la garanzia e poi in Italia è ancora illegale (negli USA c’è stata una sentenza che invece l’ha legalizzato).
di guiodic - 24 gennaio 2011 - 17:02
sì ma é troppo comodo il jailbreak, secondo me bisognerebbe proprio non comprare il telefono
@telperion: se ti riferisci a me io non parlavo di vlc, come spero si capisca, hanno davvero eliminato l’app di una rivista che parlava di android solo perché parlava di android…forse secondo Jobs, a uno che ha l’iPhone di Android non gli deve interessare (la notizia era su oneapple diversi mesi fa)
di Rocker Rabbit - 24 gennaio 2011 - 17:18
@telperion,
da qualsivoglia parte sia iniziato il processo, il concetto è appunto questo:
> perchè la licenza dello store non è compatibile con la GPL stessa.
di Marco Buratto - 24 gennaio 2011 - 18:23
@Marco Buratto
si ma bisogna distinguere tra quel che Apple non vuole, e quel che la fsf non vuole,
tra appstore iphone e ipad che sono senz’altro “monopolisici” e appstore OSX che solo un’alternativa,
tra i terminali android sbloccati e quelli brandizzati che devi sbloccare invalidando la garanzia come per gli iphone altrimenti fai solo quello che dice il gestore telefonico.
Insomma la situazione è più complessa di
“apple brutto” “open bello”,
bisogna ricordarsi che tutti cercano di “mungerti” per il loro tornaconto come scopo prioritario.
I distinguo sono importanti.
di telperion - 24 gennaio 2011 - 19:55
Telperion hai ragione, i distinguo sono importanti e spesso semplificare non va bene, ma a me sembra che apple e il suo app store siano tra i peggiori in quanto a libertà per l’utente finale.
Non è stato *imposto* ad apple di rimuovere VLC.
Sono i *TOS* di apple e del relativo store che sono molto molto restrittivi e in netto contrasto con alcune licenze, limitando alcune libertà che queste licenze invece tutelano.
Poi che alcuni utenti se ne freghino di queste libertà è un altro discorso, ma il pericolo c’è ed è reale.
Ovviamente questo non implica che tutti gli altri competitors di apple siano necessariamente *belli* e perfetti.
Però anche qui i distinguo sono necessari, e ad esempio nonostante google non sia tra noi per fare beneficienza, mi sembra che android ed ios siano un po diversi.
di ilPestifero - 24 gennaio 2011 - 20:37
concordo con il “niente di nuovo”, d’altronde Android sfrutta il Market nè più nè meno come una distro sfrutta il suo sistema di repository
L’importante è sempre avere accesso ai file di un package in ogni caso, e, concordo con guiodic (miracolo gente), la possibilità di avere un controllo pieno sul software.
di Alessio Biancalana - 24 gennaio 2011 - 20:51
@Telperion
Non si tratta di FSF (per altro la richiesta è stata fatta da uno dei sviluppatori di VLC), si tratta di chi rilascia il codice con una precisa licenza. Secondo te avrebbero contribuito a quel progetto con una licenza differente? Se VLC non fosse stato sotto GPL probabilmente non sarebbe esistito.
È Apple a dover pensare un modo per poter distribuire (e redistribuire) software libero, se vuole che questo approdi sui suoi device. Non possiamo pretendere che tutti gli sviluppatori passati e presenti di VLC rinuncino al diritto di far valere quella licenza (senza la quale non avrebbero prodotto nulla).
di Nedanfor - 25 gennaio 2011 - 16:37