Fedora: arriva un nuovo modello per le release

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Il ritardo di due mesi e mezzo nel rilascio di Fedora 18 ha creato un po’ di perplessità, non solo negli utenti ma nello stesso team che si occupa delle release e del planning delle nuove caratteristiche della distribuzione di casa Red Hat.

Questa problematica è stata affrontata proprio nell’ultimo weekend durante il Fudcon (Fedora Users and Developers Conference) tenutosi a Lawrence, Kansas da Tom Callaway, noto ingegnere Red Hat. Tom, durante la sua presentazione, ha precisato che costruire una distribuzione fondata sulle ultime tecnologie e sulle ultime versioni dei maggiori software disponibili è sempre una sfida e spesso, come è accaduto con Fedora 18, questo può portare ad un rilascio ritardato specialmente quando un componente fondamentale come l’installer non è pronto per il rilascio finale.

Da qui nasce la proposta di rinnovare dalle fondamenta il processo di release di Fedora ampliandone lo sviluppo in quattro fasi in modo tale da poter programmare al meglio il rilascio delle maggiori feature. Non parleremo più, quindi, di Fedora 20, 21, 22, 23 ma bensì di Fedora 20.0, Fedora 20.1, Fedora 20.2, Fedora 20.3. Un ciclo completo di release durerà quindi 2 anni e sarà quindi composto da quattro sotto rilasci con cadenze di 6 mesi ciascuna.

Ogni sotto rilascio sarà, inoltre, supportato per i 13 mesi successivi qualora l’utente non volesse eseguire l’upgrade alla point release seguente. Programmando in anticipo le feature ed i miglioramenti in un arco ampio come quello dei due anni permetterà la realizzazione di rilasci più ragionati evitando così eventuali ritardi e problematiche nel rilascio di Fedora.

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Commenti

  1. [1]

    Ah ecco si inizia a ragionare in maniera diversa … il piano di rilascio si avvicina a quello della RHEL e secondo me è più congruo ,dato che questa poi deriva da Fedora stessa. Meglio così, bravi.

  2. [2]

    una cambio di release ogni 2 anni, alcune intermedie ogni 6 mesi.. uhmmm… mi ricorda qualcuno..
    vabhè dai… alla fine dei conti “l’altro” gli ha copiato gnome per un sacco di tempo..

  3. [3]

    “Un ciclo completo di release durerà quindi 2 anni e sarà quindi composto da quattro sotto rilasci con cadenze di 6 mesi ciascuna.”
    Ora che Ubuntu abbandona (si spera) questo modello, lo sta adottando Fedora. Ubuntu ha usato per anni questo modello di rilascio, che sembra aver raggiunto i suoi limiti al giorno d’oggi e per questo pensa di cambiare strada. Certo le due distro hanno obiettivi e sviluppi molto diversi, ma sarebbe poco auspicabile per Red Hat ritrovarsi pentiti della scelta e dover cambiare ancora. Magari optando per una stable ogni 2 anni e una rolling nel mezzo.

  4. [4]

    Finalmente si abbandona la tanto assurda quanto ridicola idea di avere un os completamente nuovo ogni 6 mesi. Sul serio, ma che senso aveva una cosa del genere?
    Gli sviluppatori che vogliono tenersi aggiornati sulle librerie possono continuare ad usare una rawhide (magari in una vm, salvo casi limite.)

  5. [5]

    Comunque non è una novità che RedHat adotti questo modello, dato che l’ha sempre usato su RHEL.

  6. [6]

    allora, se non ho capito male… questo nuovo modello farebbe si che, invece di avere un ritardo di 2 mesi e mezzo su Fedora 18 si avrebbe avuto invece un ritardo di 2 mesi e mezzo su Fedora 17.2???

  7. [7]

    @Gmaximo
    No, avrebbe fatto si che Fedora 18 uscisse entro 6 mesi, ma senza il nuovo anaconda rimandato alla versione dopo.

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