Le passate elezioni europee hanno visto, con sorpresa di molti, l’affermazione in Svezia del Piratpartiet (Pirate Party); nato con l’obiettivo di ridurre quello che viene visto come lo strapotere delle major, il Piratpartiet intende rendere illegali le tecnologie di DRM (Digital Rights Management), legalizzare lo scambio di materiale (in maniera non-commerciale) sulle retei P2P e forzare la migrazione nel pubblico dominio di qualsiasi contenuto, a distanza di cinque anni dalla sua pubblicazione.
Viste le premesse l’instancabile Richard Stallman ha quindi sentito l’esigenza di esporre i rapporti tra il piratesco partito e la licenze libere (in particolare la GPL). Com’era lecito aspettarsi RMS si trova tendenzialmente d’accordo con le proposte del Piratpartiet, soprattutto quella di vietare l’utilizzo di tecnologie DRM (che lui continua a chiamare Digital Restrictions Management).
Le critiche (costruttive, bisogna ammetterlo) riguardano invece la migrazione dei contenuti nel pubblico dominio: secondo RMS questo obbligo sarebbe infatti controproducente per il software libero dato che le aziende che sviluppano codice proprietario potrebbero includere codice libero senza la necessità di pubblicare le modifiche. Agli sviluppatori liberi rimarrebbe invece il solo accesso ai binari dei programmi closed source, non essendoci obblighi di pubblicazione dei sorgenti.
Le soluzioni proposte a quattro mani da RMS e da membri del Piratpartiet spaziano dall’estensione della “validità” delle licenze libere ad un numero di anni maggiore di cinque all’obbligare le aziende a rilasciare nel pubblico dominio i sorgenti dei loro applicativi a distanza di cinque anni dalla pubblicazione del binario. Inutile dire che quest’ultima risulta essere l’opzione preferita da RMS.
Voi come la pensate? Trovate necessaria una modifica così profonda alle leggi che regolano il copyright?

Ottimo, speriamo vada in porto (ottimista lui)
di FMJ - 29 luglio 2009 - 14:39
forse l’inizio della fine della pirateria
di luimors - 29 luglio 2009 - 19:05
Dire che un cambiamento così è necessario è un eufemismo! Un partito del genere serviva proprio, in Europa. Almeno c’è qualcuno che controbatte efficacemente la dottrina Sarkozy.
di DGXstyle - 30 luglio 2009 - 12:39
Vietare i DRM sarebbe una decisione pragmatica: i lucchetti digitali non giovano all’industria (sono facilmente aggirabili) e penalizzano i consumatori onesti (i contenuti non protetti girano ovunque, quelli “protetti” no). Il discorso è diverso per quanto riguarda la liberazione forzata del codice sorgente. Per quanto riguarda la “liberazione” di programmi in modo automatico sono un po’ scettico. tutto dipende da quanto tempo questo possa avvenire, e in quali condizioni. Da una parte chi crea deve avere il sacrosanto diritto di poter scegliere in che modo diffondere il proprio prodotto. Semmai è da discutere dopo quanto tempo un prodotto informatico cessa di essere un prodotto ed entra a far parte del tessuto culturale di una società, diventando conoscenza, cultura, arte. Certi giochi del passato ad esempio oggi non sono più vendibili ma è indubbio il fatto che molti di noi siano legati affettivamente a certe opere e vorrebbero poter continuare a fruirne, o modificarle affinchè non spariscano con il tramonto delle antiche tecnologie. Per poterle migrare è necessario avere il permesso di poterlo fare ed è necessario possedere i sorgenti. In quest’ottica credo che la liberazione automatica dei software datati sia interessante come opzione, ci permetterebbe di conservare meglio la cultura per i posteri…
di Neff - 31 luglio 2009 - 02:50
Salve,
Le obiezioni di Stallman mi sembrano sensatissime, anche se la proposta di obbligare alla pubblicazione dei sorgenti, che condivido, mi pare di ardua realizzazione, almeno nel termine dei cinque anni, anche per la natura internazionale (meglio se mondiale) che la norma dovrebbe avere.
Segnalo che uno dei leader del partito pirata Rick Falkvinge interverrà giorno 6 settembre 2009 a Salerno al congresso della nuova associazione per le libertà digitali “Agorà digitale”. Quella sarà una ghiotta occasione per porre a Rick questa ed altre questioni. Io almeno lo farò.
Segnalo inoltre che dal sito “agoradigitale.org” sono consultabili quattro proposte di legge presentate da parlamentari radicali sui seguenti quattro temi:
— Apertura del mercato dell’intermediazione dei diritti d’autore e dei diritti connessi
— Regolamentazione del peer to peer
— Pubblicazione degli archivi audiovisivi degli enti pubblici con licenze aperte
— Raccolta ed uso di dati sui navigatori del web
Tutti temi che dovrebbero essere cari alla comunità opensource.
di Luigi Recupero - 1 settembre 2009 - 12:04
Io dico solo che la maggior parte di questa gente non ha mai guadagnato una lira dallo scrivere codice, che guarda solo i loro interessi (non pagare nulla) e che se tutte le idee di questa gente vanno in porto noi informatici finiamo tutti in cassa integrazione. Le idee di Stallman sono valide fino a un certo punto, ma bisogna rendersi conto che il modello open source non funziona per tutto e tutti. E’ un mondo parallelo a quello commerciale. Ottimo finchè rimane parallelo. Anche perchè questi parlando di libertà (le loro) e poi vogliono imporre la loro idea a tutti (chiamala libertà).
di mjordan - 2 settembre 2009 - 12:42