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	<title>oneOpenSource &#187; Andrea Veri</title>
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	<description>Blog su Linux e mondo Open Source</description>
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		<title>Ansible: orchestrare una infrastruttura</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/16/04/2013/ansible-orchestrare-una-infrastruttura/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 09:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[ansible]]></category>
		<category><![CDATA[fedora]]></category>
		<category><![CDATA[puppet]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche mese fa ho introdotto brevemente i lettori al software prodotto da Saltstack per la gestione e l&#8217;automatizzazione in modo centralizzato di numerose task che vedrebbero, altrimenti, impegnati gli amministratori di sistema per lunghe ore ad operare ed applicare la &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/16/04/2013/ansible-orchestrare-una-infrastruttura/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa ho <a href="http://www.oneopensource.it/15/02/2013/salt-alla-ribalta-del-mercato-dellautomatizzazione/" target="_blank">introdotto brevemente i lettori</a> al software prodotto da <strong>Saltstack</strong> per la gestione e l&#8217;automatizzazione in modo centralizzato di numerose task che vedrebbero, altrimenti, impegnati gli <strong>amministratori di sistema</strong> per lunghe ore ad operare ed applicare la medesima configurazione a mano su ogni singola macchina dell&#8217;infrastruttura in cui essi amministrano.</p>
<p>Oggi, invece, è il turno di <strong>Ansible</strong>. Il suo autore, <strong>Michael DeHaan</strong>, già noto per aver partecipato allo sviluppo di <a href="https://fedorahosted.org/func/" target="_blank">Func</a> (insieme a <strong>Adrian Likins</strong> ed al padre di <strong>Yum</strong>, <strong>Seth Vidal</strong>) e di <a href="http://cobbler.github.com/" target="_blank">Cobbler</a>, ha lavorato prima di approdare ad <strong>AnsibleWorks</strong> (l&#8217;azienda alle spalle di Ansible) come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chief_technical_officer" target="_blank">CTO</a> in numerose aziende di fama e di livello mondiale quali <strong>IBM</strong>, <strong>Motorola</strong>, <strong>Red Hat</strong> e <strong>PuppetLabs</strong>.</p>
<p><span id="more-10428"></span></p>
<p>Il desiderio di creare un altro software per gestire in modo centralizzato una infrastruttura di medie o grandi dimensioni nasce, come nel caso di <strong>Thomas Hatch </strong>per Salt, da alcune problematiche riscontrate da <strong>DeHaan</strong> nell&#8217;utilizzo di Func. Michael decise, quindi, di prendere tutto ciò che c&#8217;era di buono in Func e di fonderlo con ciò che aveva imparato lavorando per PuppetLabs. Ma non solo. Michael notò che molteplici aziende usavano dei software e delle configurazioni complicatissime rispetto a ciò che veramente necessitavano, in più, molte di esse si rifiutavano di voler imparare da zero ad utilizzare applicativi quali <a href="http://www.oneopensource.it/tag/puppet/">Puppet</a> o Chef.</p>
<p>Conoscendo le debolezze degli altri software, Michael costruì le fondamenta di Ansible. Chiunque avesse deciso di intraprenderne l&#8217;utilizzo lo avrebbe potuto fare senza dispendio di energie e sprechi di tempo, sarebbero bastati pochi minuti all&#8217;amministratore di sistema per comprenderne le basi e configurare la sua infrastruttura ma non solo, il sysadmin (System Administrator) di turno avrebbe potuto scrivere ed estendere i moduli di Ansible in uso utilizzando qualsiasi linguaggio di programmazione da lui conosciuto. (avendo, però, come limite l&#8217;obbligo di dover generare un output in formato <strong>JSON</strong>)</p>
<p>Un ulteriore punto di forza di Ansible sta nella sicurezza. Non vengono utilizzati demoni, non vengono aperte ulteriori porte in ascolto ma tutt&#8217;altro, Ansible fa uso di <strong>OpenSSH</strong> (al momento il sottosistema di sicurezza più utilizzato nel campo dell&#8217;industria informatica) per compiere tutte le sue operazioni. Qualora ci si trovi in presenza di diverse centinaia o migliaia di macchine si potrà anche ricorrere al bootstrap di un demone <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/%C3%98MQ" target="_blank">ZeroMQ</a> tramite SSH riducendo drasticamente i tempi di risposta.</p>
<p>Ansible adotta, inoltre, una diversa filosofia nell&#8217;applicazione dei cosiddetti &#8220;<strong>playbooks</strong>&#8221; (il linguaggio utilizzato da Ansible per orchestrare i sistemi che da esso dipendono) alle macchine di riferimento: qualora ci sia un problema nell&#8217;applicazione di un cambiamento, l&#8217;intero host viene rimosso dal playbook prevenendo lo stesso problema nelle altre macchine presenti nell&#8217;infrastruttura permettendo così la correzione dell&#8217;errore da parte dell&#8217;amministratore di sistema.</p>
<p>Sono molti, quindi, i punti di forza di Ansible, a cui aggiungerei l&#8217;estrema facilità di installazione e di configurazione, il bassissimo utilizzo di risorse quali RAM e CPU e la semplicità di stesura dei &#8220;<strong>playbook</strong>&#8220;, che a quanto si legge dalla stessa homepage del progetto &#8220;It reads like English.&#8221; (si leggono come se fossero semplice inglese, nulla di più)</p>
<p>Qualora vi stiate chiedendo da dove derivi il termine Ansible, ebbene, è tratto dal romanzo dell&#8217;autore Orson Scott Card intitolato &#8220;<strong>Ender’s Game</strong>&#8220;, in cui lo stesso Ansible era un metodo di comunicazione iperspaziale ed instantaneo tramite navi spaziali.</p>
<p>Ansible, infine, è già ampiamente utilizzato nell&#8217;infrastruttura del progetto <a href="http://www.oneopensource.it/tag/fedora/">Fedora</a> ed in numerose università ed aziende americane.</p>
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		<title>GNOME 3.8 disponibile per il download</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/28/03/2013/gnome-3-8-disponibile-per-il-download/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 08:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Desktop environment]]></category>
		<category><![CDATA[gnome]]></category>
		<category><![CDATA[gnome 3.8]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tanto atteso 27 Marzo è arrivato ed il team che si occupa di organizzare i lavori degli sviluppatori e dei rilasci di GNOME ha da poco annunciato la disponibilità della release 3.8. Le novità sono tante a partire da &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/28/03/2013/gnome-3-8-disponibile-per-il-download/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tanto atteso 27 Marzo è arrivato ed il team che si occupa di organizzare i lavori degli sviluppatori e dei rilasci di <strong>GNOME</strong> ha da poco annunciato la disponibilità della release <strong>3.8</strong>. Le novità sono tante a partire da <strong>GNOME Shell</strong>: è stata introdotta una nuova visuale per avviare le proprie applicazioni con l&#8217;aggiunta di una specifica sezione chiamata &#8220;<strong>Applicazioni di uso frequente</strong>&#8221; in cui verranno incluse tutte le nostre app maggiormente utilizzate ma non solo, la Shell ora permette la creazione di cartelle contenenti gruppi di applicazioni.</p>
<p>La <strong>Ricerca</strong> è stata migliorata sia da un punto di vista estetico che funzionale: sarà possibile visualizzare con chiarezza quali applicazioni contengono la parola chiave utilizzata nella nostra ricerca, il tutto tramite una interfaccia rinnovata e migliorata.</p>
<p>Uno degli interessi primari di <a href="http://www.oneopensource.it/tag/gnome/">GNOME</a> è fare in modo che la <strong>privacy</strong> degli utenti sia rispettata e protetta, da qui nascono una serie di impostazioni relative alla privacy ed alla condivisione dei contenuti presenti sul proprio computer. Queste impostazioni ci permetteranno di controllare chi ha accesso al contenuto del nostro computer, la quantità di informazioni personali che verranno visualizzate sul nostro display con la possibilità, inoltre, di attivare o disattivare le features che permettono di tenere sotto controllo la nostra attività sul dispositivo.</p>
<p><span id="more-10362"></span></p>
<p>In <strong>GNOME 3.8</strong> debutta una nuova core application chiamata <strong>Clocks</strong>. Già in preview dalla release 3.6 questa applicazione permette di visualizzare la data e l&#8217;ora di tutti i fusi orari del mondo includendo, inoltre, un cronometro, un timer e gli allarmi. Oltre a Clocks, alle novità relative alla Shell ed alla privacy, vediamo il debutto di <strong>GNOME Classic</strong>: la modalità classica è una nuova funzionalità creata ad-hoc per tutti coloro che volessero una esperienza desktop più tradizionale. GNOME Classic è costruito sulle fondamenta di <strong>GNOME 3</strong> a cui si aggiungono una serie di caratteristiche come il menu delle applicazioni, un menu &#8220;Places&#8221; e uno switcher di finestre lungo la parte inferiore dello schermo.</p>
<p>Oltre a queste novità numerosi passi in avanti sono stati fatti con il <strong>rendering dei video</strong>, le immagini ora vengono visualizzate in modo più fluido. Con <a href="http://www.oneopensource.it/tag/gnome-3.8/">GNOME 3.8</a>, inoltre, sono state introdotte un gran numero di correzioni di bug minori e miglioramenti. Molti dettagli sono stati migliorati per dare una rinnovata <strong>esperienza desktop</strong> agli utenti, tra cui nuove transizioni animate, migliore grafica ed usabilità.</p>
<p>Qualora vogliate provare sin da subito <strong>GNOME 3.8</strong> potrete farlo tramite le numerose distribuzioni <a href="http://www.oneopensource.it/tag/linux/">Linux</a> che includono GNOME. Le prime distribuzioni che supporteranno la nuova release saranno <strong>Arch Linux</strong>, <strong>OpenSUSE Tumbleweed</strong>, <strong>Fedora</strong> (in uscita a maggio) ed <strong>Ubuntu</strong> probabilmente tramite un <strong>PPA</strong> specifico per la release 13.04.</p>



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		<strong class="title">Galleria</strong>
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		<title>GNOME 3.8: immagini</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 08:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Desktop environment]]></category>
		<category><![CDATA[gnome]]></category>
		<category><![CDATA[gnome 3.8]]></category>

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		<title>Ubuntu Developer Summit: da ora solamente eventi virtuali</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/27/02/2013/ubuntu-developer-summit-da-ora-solamente-eventi-virtuali/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 15:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distro Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[uds]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano da sempre eventi attesissimi e momento di ritrovo della comunità degli sviluppatori per discutere i dettagli del prossimo ciclo di release di Ubuntu ma gli Ubuntu Developer Summit (UDS), così come li conosciamo adesso, non esisteranno più. Gli UDS &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/27/02/2013/ubuntu-developer-summit-da-ora-solamente-eventi-virtuali/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano da sempre eventi attesissimi e momento di ritrovo della comunità degli sviluppatori per discutere i dettagli del prossimo ciclo di release di Ubuntu ma gli <strong>Ubuntu Developer Summit</strong> (UDS), così come li conosciamo adesso, non esisteranno più. Gli <strong>UDS</strong> cambiano radicalmente e da eventi sullo sviluppo di <a href="http://www.oneopensource.it/tag/ubuntu/">Ubuntu</a> in cui ci si poteva confrontare fisicamente in prima persona passano ad una formula meramente virtuale. Non saranno più tenuti in una località mondiale definita per la durata di una settimana bensì si svolgeranno nell&#8217;arco di due giorni, una volta ogni tre mesi.</p>
<p>La notizia arriva dal community manager di <a href="http://www.oneopensource.it/tag/canonical/">Canonical</a>, <strong>Jono Bacon</strong>, il quale spiega la scelta intrapresa come mossa necessaria per coinvolgere il <strong>maggior numero di utenti</strong>, sviluppatori e terze parti interessate ed impossibilitate a partecipare fisicamente all&#8217;evento.</p>
<p><span id="more-10239"></span></p>
<p>La prima versione dell&#8217;<strong>Ubuntu Developer Summit</strong> in modalità virtuale si svolgerà <strong>dal 5 al 6 Marzo 2013 </strong>e<strong> </strong>vedrà il massiccio utilizzo degli <strong>Hangout di Google+</strong>, di <strong>IRC</strong> e degli <strong>Etherpad</strong>: noti editor che permetteranno la simultanea modifica di file testuali direttamente tramite il proprio browser.</p>
<p>La <strong>nuova formula prevista per gli UDS</strong> sarà in grado di rimpiazzare pienamente i precedenti eventi? voi cosa ne pensate?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Salt per i server: alla ribalta del mercato dell&#8217;automation</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/15/02/2013/salt-alla-ribalta-del-mercato-dellautomatizzazione/</link>
		<comments>http://www.oneopensource.it/15/02/2013/salt-alla-ribalta-del-mercato-dellautomatizzazione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[chef]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[puppet]]></category>
		<category><![CDATA[salt]]></category>

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		<description><![CDATA[Risale ormai al 19 Marzo 2011 la release iniziale di Salt e solamente da pochissimi mesi la sua versione stabile ma alcune tra le più grandi aziende del mondo ne stanno già perfezionando la migrazione. Salt permette l&#8217;automatizzazione, la configurazione &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/15/02/2013/salt-alla-ribalta-del-mercato-dellautomatizzazione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Risale ormai al 19 Marzo 2011 la release iniziale di <strong>Salt</strong> e solamente da pochissimi mesi la sua versione stabile ma alcune tra le più grandi aziende del mondo ne stanno già perfezionando la migrazione.</p>
<p><strong>Salt</strong> permette l&#8217;automatizzazione, la configurazione e la gestione di numerosissimi aspetti infrastrutturali sia relativi al sistema operativo stesso che agli applicativi in esso installati. Installare e configurare un singolo server richiede molto tempo e dedizione ed in campo Enterprise il numero delle macchine in gestione può arrivare a decina di migliaia di unità. <strong>Salt</strong> permette di ricreare con un singolo comando un intero ambiente (dato che è sia un server Web, che Mysql, Proxy, <a href="http://www.oneopensource.it/tag/git/">Git</a>) in ogni suo singolo aspetto grazie alla presenza di numerosissimi moduli e variabili che permettono la massima personalizzazione del server di riferimento.</p>
<p>Molti si chiederanno ma perchè creare un software che ha le stesse e medesime funzionalità dei suoi avversari <strong>Puppet</strong> e <strong>Chef</strong>? E soprattutto perchè aziende quali <strong>HP</strong> e <a href="http://www.oneopensource.it/tag/twitter/">Twitter</a> hanno intrapreso la scelta di migrare a Salt abbandonando Puppet?</p>
<p><span id="more-10181"></span></p>
<p>Il tutto nasce nel 2011 quando <strong>Thomas Hatch</strong> insoddisfatto dell&#8217;uso di Puppet e di <a href="https://fedorahosted.org/func/">Func</a> decise di lavorare ad una alternativa. Grazie ad un importante investimento venne fondata <a href="http://saltstack.org">Saltstack</a>, compagnia che utilizza il modello business di <strong>Red Hat</strong>: i prodotti offerti sono <a href="http://www.oneopensource.it/tag/open-source/">open source</a> al 100%, i clienti pagano solamente il supporto e l&#8217;assistenza.</p>
<p>Agli albori Salt venne ideato anche come alternativa a Func, software che permette l&#8217;esecuzione di uno o più comandi in un numero indefinito di macchine. Tramite l&#8217;utilizzo della libreria <strong>ZeroMQ</strong>, Salt permette l&#8217;esecuzione di un medesimo comando in più di <strong>5000 macchine</strong>, ricevendone l&#8217;output in meno di <strong>5-6</strong> secondi. Una delle problematiche che <strong>Hatch</strong> volle, inoltre, affrontare fu l&#8217;estrema lentezza di Puppet ad eseguire la sincronizzazione con il proprio puppetmaster (server centrale in cui sono contenuti tutti i file di configurazione di riferimento) in presenza di un numero di clients elevato. Nacque, così, la seconda funzione di Salt, ovvero quella di strumento per la <strong>configurazione centralizzata di infrastrutture IT</strong>.</p>
<p>Personalmente vedo Salt come un software in cui sono unite le funzionalità di Puppet e Func, il tutto condito da una sintassi dei file di configurazione veramente semplificata ed una velocità di esecuzione e di sincronizzazione elevatissima rispetto ai concorrenti ma non solo: le statistiche parlano chiaro a riguardo, come potete osservare da questa <a href="https://www.ohloh.net/p/compare?project_0=salt&amp;project_1=opscode-chef&amp;project_2=Puppet" target="_blank">tabella comparativa</a>, Salt è in continua evoluzione e trae gran parte della sua forza dalla comunità <strong>open source</strong>. Se ad oggi il presente è <strong>Puppet</strong>, il futuro sarà sicuramente quello del <strong>cubetto blu</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>GNOME 3, temi: nuovo servizio in arrivo</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/08/02/2013/gnome-3-temi-nuovo-servizio-in-arrivo/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 14:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Desktop environment]]></category>
		<category><![CDATA[gnome]]></category>
		<category><![CDATA[temi]]></category>

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		<description><![CDATA[È stata annunciato proprio qualche giorno fa un nuovo servizio per l&#8217;installazione di temi per GNOME 3 direttamente dal proprio browser tramite l&#8217;installazione di un plugin oppure, per coloro maggiormente sensibili alla tematica della sicurezza, tramite un comando generato direttamente &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/08/02/2013/gnome-3-temi-nuovo-servizio-in-arrivo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stata annunciato proprio qualche giorno fa un nuovo servizio per l&#8217;installazione di temi per <strong>GNOME 3</strong> direttamente dal proprio <strong>browser</strong> tramite l&#8217;installazione di un plugin oppure, per coloro maggiormente sensibili alla tematica della sicurezza, tramite un comando generato direttamente sul sito di riferimento da digitare sulla propria linea di comando.</p>
<p>La <strong>Beta</strong> del servizio che prenderà il nome di <a href="http://www.ilovegnome.org">iLoveGNOME.org</a> e che ricorda molto le funzionalità di <strong>extensions.gnome.org</strong> sarà aperta tra pochi giorni con una prima versione di prova del plugin dedicato all&#8217;installazione dei temi. Dopo un periodo di testing e di eventuali correzioni al codice del plugin, il servizio verrà rilasciato in forma definitiva ed il codice sorgente del plugin stesso verrà pubblicato su <strong>Github</strong>.</p>
<p><span id="more-10152"></span></p>
<p>A quanto sostiene <strong>Alex Diavatis</strong> (creatore di <strong>worldofgnome.org</strong> e dello stesso <strong>ilovegnome.org</strong>), il servizio da lui creato permetterà non solo l&#8217;installazione di temi e di set di icone ma conterrà, inoltre, delle guide rivolte a coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo di <a href="http://www.oneopensource.it/tag/gnome/">GNOME</a> (Getting Started guides e HowTo) ed una mappa basata su <strong>Google Maps</strong> che darà la possibilità ad utenti e sviluppatori di registrare la propria posizione. Le premesse sono molto interessanti, voi cosa ne pensate?</p>
<p>Vi rimando, intanto, all&#8217;anteprima del servizio:</p>
<p><object width="425" height="344" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/S19Iq6QfrOo&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=0"><param name="movie"  value="http://www.youtube.com/v/S19Iq6QfrOo&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
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		<title>Fedora: arriva un nuovo modello per le release</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/25/01/2013/fedora-arriva-un-nuovo-modello-per-le-release/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 08:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distro Linux]]></category>
		<category><![CDATA[fedora]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ritardo di due mesi e mezzo nel rilascio di Fedora 18 ha creato un po&#8217; di perplessità, non solo negli utenti ma nello stesso team che si occupa delle release e del planning delle nuove caratteristiche della distribuzione di &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/25/01/2013/fedora-arriva-un-nuovo-modello-per-le-release/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ritardo di due mesi e mezzo nel rilascio di <strong>Fedora 18</strong> ha creato un po&#8217; di perplessità, non solo negli utenti ma nello stesso team che si occupa delle release e del planning delle nuove caratteristiche della distribuzione di casa <strong>Red Hat</strong>.</p>
<p>Questa problematica è stata affrontata proprio nell&#8217;ultimo weekend durante il <strong>Fudcon</strong> (Fedora Users and Developers Conference) tenutosi a Lawrence, Kansas da <strong>Tom Callaway</strong>, noto ingegnere <a href="http://www.oneopensource.it/tag/red-hat/">Red Hat</a>. Tom, durante la sua presentazione, ha precisato che costruire una distribuzione fondata sulle ultime tecnologie e sulle ultime versioni dei maggiori software disponibili è sempre una sfida e spesso, come è accaduto con <a href="http://www.oneopensource.it/tag/fedora-18/">Fedora 18</a>, questo può portare ad un rilascio ritardato specialmente quando un componente fondamentale come l&#8217;installer non è pronto per il rilascio finale.</p>
<p>Da qui nasce la proposta di rinnovare dalle fondamenta <strong>il processo di release</strong> di <strong>Fedora</strong> ampliandone lo sviluppo in <strong>quattro fasi</strong> in modo tale da poter programmare al meglio il rilascio delle maggiori feature. Non parleremo più, quindi, di Fedora 20, 21, 22, 23 ma bensì di <strong>Fedora 20.0</strong>, Fedora 20.1, Fedora 20.2, Fedora 20.3. Un ciclo completo di release durerà quindi <strong>2 anni</strong> e sarà quindi composto da quattro sotto rilasci con cadenze di <strong>6 mesi</strong> ciascuna.</p>
<p><span id="more-10080"></span></p>
<p>Ogni sotto rilascio sarà, inoltre, supportato per i <strong>13 mesi</strong> successivi qualora l&#8217;utente non volesse eseguire l&#8217;upgrade alla point release seguente. Programmando in anticipo le <strong>feature</strong> ed i miglioramenti in un arco ampio come quello dei due anni permetterà la realizzazione di rilasci più ragionati evitando così eventuali ritardi e problematiche nel rilascio di <a href="http://www.oneopensource.it/tag/fedora/">Fedora</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Fedora 18: aggiornare alla nuova release</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/15/01/2013/fedora-18-aggiornare-alla-nuova-release/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 17:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distro Linux]]></category>
		<category><![CDATA[fedora]]></category>
		<category><![CDATA[fedora 18]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo una lunga serie di ritardi, peripezie e problemi con il remake dell&#8217;interfaccia grafica di Anaconda (noto installer delle distribuzioni basate su RHEL), finalmente Fedora 18 è stata rilasciata al grande pubblico in data odierna. Qualora dopo aver analizzato con &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/15/01/2013/fedora-18-aggiornare-alla-nuova-release/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una lunga serie di ritardi, peripezie e problemi con il remake dell&#8217;interfaccia grafica di <strong>Anaconda</strong> (noto installer delle distribuzioni basate su RHEL), finalmente <strong>Fedora 18</strong> è stata rilasciata al grande pubblico in data odierna. Qualora dopo aver analizzato con cura tutte <a href="http://www.oneopensource.it/15/01/2013/fedora-18-le-novita/">le novità</a> presenti all&#8217;interno di quest&#8217;ultima release siate interessati alla sua installazione od all&#8217;eventuale upgrade, continuate la lettura e vi introdurremo agli strumenti che vi aiuteranno ad aggiornare il vostro sistema.</p>
<p><span id="more-10019"></span></p>
<p><strong>Primo metodo: FEDora UPgrader</strong><br />
Il <strong>FEDora UPgrader</strong> ci permetterà di aggiornare il nostro sistema da Fedora 17 a Fedora 18 utilizzando una connessione ad internet ed il repository ufficiale dei pacchetti di <a href="http://www.oneopensource.it/tag/fedora-18/">Fedora 18</a>. Questo metodo sostituisce le funzionalità che un tempo erano fornite tramite <strong>PreUpgrade</strong> e l&#8217;upgrade tramite DVD.</span></p>
<p>Dopo aver avviato <strong>FedUp</strong> verranno scaricati tutti i pacchetti necessari (da notare che al momento non è ancora disponibile una GUI) e seguirà un riavvio del sistema. Al riavvio della macchina ci si troverà di fronte ad un&#8217; interfaccia che mostrerà lo status dell&#8217;aggiornamento: il filesystem sarà montato durante il boot del sistema, i pacchetti in precedenza scaricati vengono installati ed alcune ulteriori task vengono svolte per completare l&#8217;upgrade.</p>
<p><strong>FedUp &#8211; Come aggiornare</strong><br />
Scaricate ed installate il client di <strong>FedUp</strong> con:</p>
<p><code>yum --enablerepo=updates-testing install fedup</code></p>
<p>Ed utilizzate uno dei seguenti metodi:</p>
<p><strong>Network</strong><br />
<code>sudo fedup --network 18 --debuglog fedupdebug.log http://dl.fedoraproject.org/pub/alt/qa/fedup/f18-RC4/&lt;arch&gt;/</code><br />
dove &lt;arch&gt; sta per i386 o x86_64 a seconda dell&#8217;architettura del vostro computer.</p>
<p><strong>Immagine ISO</strong></p>
<p>Eseguite il <a href="http://www.oneopensource.it/15/01/2013/fedora-18-disponibile-per-il-download/">download dell&#8217;immagine ISO</a> di Fedora 18 ed eseguite il seguente comando:<br />
<code>sudo fedup --iso /home/user/fedora-18.iso --debuglog=fedupdebug.log</code></p>
<p><strong>Altri Device</strong><br />
È altresì possibile eseguire il mount di un device esterno (pennetta USB o disco rigido esterno) da cui prendere i pacchetti ed i file necessari. (potete usare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dd_(Unix)" target="_blank">dd</a> per &#8220;masterizzare&#8221; la vostra immagine su un dispositivo esterno che non sia un CD od un DVD)</span></p>
<p>Avendo /mnt/fedora18 come mount point del vostro device esterno, eseguite questo comando:<br />
<code>sudo fedup --device /mnt/fedora18 --debuglog=fedupdebug.log</code></p>
<p><strong>Secondo metodo: Yum</strong><br />
Aggiornare a Fedora 18 (da Fedora 17) è possibile anche utilizzando <strong>Yum </strong>e digitando manualmente i comandi direttamente sulla console del proprio computer. Yum scaricherà i pacchetti ed eseguirà l&#8217;upgrade. Questo metodo è comunque consigliato ad utenti più esperti che nell&#8217;eventualità che qualcosa andasse storto sarabbero in grado di eseguire i comandi necessari al fine di rendere il sistema di nuovo funzionante. (FedUp è, ad oggi, uno strumento che permette all&#8217;utente di automatizzare il processo di upgrade riducendo la possibilità di errore avvantaggiando, così. gli utenti alle prime armi. Il tutto sarà poi arricchito da una interfaccia grafica che renderà ancora più gradevole l&#8217;utilizzo di questo strumento di upgrade)</p>
<p><strong>Come aggiornare &#8211; Yum</strong><br />
1. Importate la chiave<strong> </strong>GPG di Fedora 18:<br />
<code>rpm --import https://fedoraproject.org/static/DE7F38BD.txt</code><br />
2. Impostate SELinux in modalità Permissive:<br />
<code>su -c 'setenforce Permissive'</code><br />
3. Eseguite l&#8217;upgrade:<br />
<code>su -c 'yum update yum'</p>
<p>su -c 'yum clean all'</p>
<p>su -c 'yum --releasever=18 --disableplugin=presto distro-sync'</code><br />
4. Al termine dell&#8217;upgrade, eseguite il rebuild del database degli RPM:<br />
<code>su -c 'rpm --rebuilddb'</code><br />
Buona fortuna con l&#8217;upgrade e fateci sapere se l&#8217;aggiornamento di <a href="http://www.oneopensource.it/tag/fedora/">Fedora</a> è andato a buon fine!</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Ubuntu: grandi novità oggi in arrivo</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/02/01/2013/ubuntu-grandi-novita-oggi-in-arrivo/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2013 10:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumor]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[È da qualche giorno che in rete circola la notizia della possibile introduzione di un nuovo prodotto made in Canonical. Da quanto ci risulta la redazione di Tux Radar (noto magazine Linux in lingua inglese) ha ricevuto una e-mail che &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/02/01/2013/ubuntu-grandi-novita-oggi-in-arrivo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È da qualche giorno che in rete circola la notizia della possibile introduzione di un nuovo <strong>prodotto</strong> made in <a href="http://www.oneopensource.it/tag/canonical/">Canonical</a>. Da quanto ci risulta la redazione di <a href="http://www.tuxradar.com/">Tux Radar</a> (noto magazine <a href="http://www.oneopensource.it/tag/linux/">Linux</a> in lingua inglese) ha ricevuto una e-mail che potrebbe preannunciare grandi novità a partire dai primissimi giorni del 2013.</p>
<p><span id="more-9955"></span></p>
<p>Al momento non ci è dato sapere nulla di più a riguardo se non il fatto che sarà lo stesso fondatore e leader di <strong>Ubuntu</strong>, <strong>Mark Shuttleworth</strong>, ad annunciare questo nuovo e fantomatico prodotto targato <a href="http://www.oneopensource.it/tag/ubuntu/">Ubuntu</a> durante uno speciale evento in cui, a quanto recita la suddetta mail, saranno resi pubblici tutti i dettagli di ciò che <strong>Canonical</strong> ritiene essere la <strong>prossima generazione</strong> dei sistemi operativi cross-platform.</p>
<p>E voi cosa ne pensate? si tratterà forse di uno <strong>smartphone</strong>? di un <strong>tablet</strong>? O forse di una innovativa <strong>soluzione Cloud</strong>? Staremo a vedere, preparando i popcorn: sicuramente oggi avremo da divertirci. Potete trovare il timer sul <a href="http://www.ubuntu.com/">sito ufficiale di Ubuntu</a>, dove si suppone che poi sarà ospitata la diretta video dell&#8217;evento in streaming.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sputnik, il progetto open source targato Dell</title>
		<link>http://www.oneopensource.it/13/12/2012/sputnik-il-progetto-open-source-targato-dell/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2012 08:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità e tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[dell]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[Sputnik]]></category>

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		<description><![CDATA[La Dell, una tra le più grandi aziende americane produttrici di personal computer, sta intensificando i suoi rapporti con molteplici progetti e distribuzioni open source tramite il progetto Sputnik. Recentemente, infatti, dalla collaborazione di Dell con Canonical, sono nati i &#8230; <a href="http://www.oneopensource.it/13/12/2012/sputnik-il-progetto-open-source-targato-dell/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Dell</strong>, una tra le più grandi aziende americane produttrici di personal computer, sta intensificando i suoi rapporti con molteplici progetti e distribuzioni open source tramite il progetto <strong>Sputnik</strong>. Recentemente, infatti, dalla collaborazione di Dell con <a href="http://www.oneopensource.it/tag/canonical/">Canonical</a>, <a href="http://www.oneopensource.it/04/12/2012/dell-e-ubuntu-insieme-in-un-nuovo-ultrabook/">sono nati</a> i primi laptop con <a href="http://www.oneopensource.it/tag/ubuntu-12.04/">Ubuntu 12.04</a> pre-installato pensati per gli sviluppatori.</p>
<p>Dell ha inoltre annunciato di voler espandere il proprio mercato di prodotti basati su distribuzioni open source anche in <strong>India</strong> ed in <strong>Cina</strong>, segno che, come sottolinea il leader di Sputnik <strong>Barton George</strong>, l&#8217;interesse ed il consenso ricevuto verso questo progetto è stato notevole tanto da portare la stessa Dell ad ampliare la scelta dei sistemi operativi pre-installabili a due: <strong>Ubuntu</strong> e <strong>Red Hat Enterprise Linux</strong>.</p>
<p><span id="more-9858"></span></p>
<p>Il progetto <strong>Sputnik</strong> propone una completa soluzione <strong>client-to-cloud</strong>: gli sviluppatori potranno creare delle &#8220;micro-nuvole&#8221; direttamente nei loro computer portatili simulando così un ambiente di <strong>cloud computing</strong> di più larghe dimensioni. Sempre dai medesimi laptop potranno, in seguito, trasferire e replicare (facendo un deploy rapido) il loro operato direttamente in cloud.</p>
<p>Ed è proprio con questo interessante progetto che <strong>Dell</strong> rimane una delle aziende americane produttrici di hardware maggiormente in sintonia con il mondo del software <a href="http://www.oneopensource.it/tag/open-source/">open source</a>.</p>
]]></content:encoded>
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