Dopo un periodo di silenzio, Apache Foundation ha condiviso con la comunità lo stato attuale di OpenOffice ed i piani relativi al 2012; pur dovendosi confrontare con un progetto già attivo (i rilasci di LibreOffice avvengono regolarmente), Apache Foundation sembra volersi prendere tutto il tempo necessario al “riavvio” del progetto.
Dalla lettera pubblicata sul blog della fondazione, infatti, appare evidente come Apache Foundation intenda consolidare il terreno prima di dare il via a nuovi sviluppi.
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Non c’è solo l’omonimo server Web per l’Apache Software Foundation. Dall’ottobre 2002 infatti la nota fondazione ha aperto le porte a vecchi e nuovi progetti in procinto di abbracciare l’universo FOSS quali OpenOffice.org, Apache Wave (il futuro erede del meno fortunato Google Wave, prossimo alla chiusura) e molti, molti altri ancora. Da pochi giorni a fare parte della squadra ci sarà anche uno dei prodotti Adobe più celebri, ovvero Adobe Flex.
La notizia della “conversione” open source della piattaforma Adobe era stata data lo scorso novembre, in seguito alla decisione da parte della software house californiana di dare spazio alle nuove tecnologie di sviluppo per quanto concerne applicazioni e siti Internet di prossima generazione.
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Come conseguenza di una discussione e di un voto pubblico, Apache Foundation ha accettato OpenOffice.org tra i suoi progetti, inserendolo nella sua area di incubazione (dalla quale sono passati anche progetti come Subversion).
A differenza di quanto si pensava inizialmente, però, sembra che Apache intenda cambiare forma a OpenOffice.org: una buona parte dei suoi membri, infatti, sarebbe interessata a trasformare la suite in una sorta di “modello” per i software che utilizzano i formati della famiglia Open Document Format.
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Oracle continua nel processo di disimpegno di OpenOffice: dopo aver delegato alla comunità il compito di sviluppare e curare l’evoluzione di OpenOffice.org, il gigante dei database ha deciso di trasferire l’intera codebase all’Apache Foundation.
ZDNet riprende le dichiarazioni di Luke Kowalski, a capo dell’Oracle Corporate Architecture Group:
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Con il rilascio della versione beta di Apache 2.3.11, iniziano i lavori per quello che sarà il futuro Apache 2.4 (il cambio di numerazione, per il progetto, è un evento piuttosto raro) e H Online riporta un interessante articolo circa i suoi sviluppi più importanti.
Apache può contare su due distinte modalità di funzionamento, MPM (Multi-Processing Module), che si differenziano per il metodo con il quale ricevono e servono le richieste HTTP: su Debian, ad esempio, il pacchetto apache2-mpm-prefork segue una logica a più task (d’obbligo quando si utilizza anche il modulo PHP), mentre il pacchetto apache2-mpm-worker serve le richieste con logica multithread.
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Come è stato il 2010 per ciò che riguarda i Web server? L’importanza di questa domanda è rilevante, poiché l’andamento di tale settore, colonna portante della stessa Internet, definisce anche l’importanza e l’andamento del movimento open source (il principale Web server è open) e di Linux (i maggiori sistemi operativi server su cui gira Apache sono per la maggior parte Linux o Solaris).
Pingdom, elaborando i dati Netcraft (su tutti i domini, e non solamente su quelli attivi sui quali in realtà sarebbe più opportuno concentrarsi), fornisce interessanti stime circa la crescita del Web (che a dicembre 2010 conta 255 milioni di domini, con una crescita del 9% rispetto a quella già straordinaria dello scorso anno) e circa appunto la diffusione dei programmi Web server rispetto al 2009.
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Nell’ultima incarnazione del suo OS X 10.6, Apple ha introdotto una nuova tecnologia chiamata Grand Central Dispatch con lo scopo di semplificare lo sviluppo applicazioni che sfruttino in maniera migliore gli attuali sistemi multi-core.
Dopo l’adozione da parte di FreeBSD, anche Apache potrà sfruttare le potenzialità di Grand Central Dispatch grazie alla disponibilità di un modulo MPM che integra GCD con il popolare webserver.
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Un pezzo storico di Internet si appresta ad andare in pensione: Apache Foundation ha infatti annunciato l’ultimo aggiornamento di sicurezza per la versione 1.3 dell’omonimo Web server.
Nata nella seconda metà degli anni novanta, questa versione di Apache è tuttora molto diffusa (OpenBSD la offre come unica scelta possibile, per esempio) nonostante siano state rilasciate ormai da anni sia la versione 2.0 sia la più solida e matura 2.2.
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