Poco più di tre settimane fa Apple aveva distribuito i sorgenti di Grand Central Dispatch (GCD), una delle tecnologie più interessanti di Snow Leopard. Oggi, nel FreeBSD Quarterly Status Report, viene annunciato un primo porting di GCD proprio su FreeBSD.
Quanti di voi erano in attesa di una news simile nel mondo Linux resteranno delusi, GCD ancora non sbarca ufficialmente sul pinguino. FreeBSD ha fatto prima, e gli utenti di questo sistema operativo saranno certamente contenti.
In realtà, leggendo attentamente il report quadrimestrale si apprende che il lavoro è solo all’inizio.
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Quello dell’interazione tra mondo Apple e mondo Linux è sempre un argomento caldo, in molti casi rovente. I prodotti Apple diventano di giorno in giorno sempre più numerosi. Se ci limitiamo alla sola sfera dell’iPod troviamo già iPod mini, iPod Photo, iPod Shuffle, iPod nano, e iPod Video. Il catalogo iPhone poi è altrettanto vasto.
Dunque, il dilemma è “collegare o non collegare l’iPod a Linux”? E se decido di collegarlo cosa utilizzo? Quali i limiti?
Per gli amanti delle applicazioni grafiche, eccovi un elenco di quattro applicazioni Open Source in grado di gestire l’iPod. Unico limite? Non gestiscono l’iPod Touch e l’iPhone con Firmware 3.0.
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Nell’ambiente FOSS questa sembra proprio essere la settimana della caccia ad Apple. Dopo i due ex programmatori Mozilla, ora tocca a Richard M. Stallman in persona puntare il dito contro la casa di Cupertino e contro il suo Mac OS X.
Direttamente dal blog della Free Software Foundation, il papà del software libero elenca quelli che secondo lui sono le “colpe” più gravi di Mac OS X, soprattutto in relazione ad alcuni aggiornamenti voluti da Apple per diffondere e difendere i famigerati DRM.
Come nel 2005, quando Apple aggiornò iTunes con la scusa di un problema di sicurezza, mentre il reale motivo era quello di impedire a software come PyMusique di accedere all’iTunes Store. Un problema che si è ripetuto negli anni ogni qual volta Apple cambiava il meccanismo DRM, impedendo alle versioni “vecchie” di iTunes di riprodurre i brani acquistati più di recente.
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nVidia ha rilasciato una propria versione di driver OpenCL per Linux. Nel mese di maggio 2009 nVidia aveva già sottoposto il proprio SDK OpenCL al gruppo Kronos, che si occupa proprio della certificazione e approvazione del software OpenCL (ndr oltre che della standardizzazione di OpebGL).
Composto da driver, compilatore, libreria e qualche test application, l’SDK OpenCL è disponibile solo agli sviluppatori iscritti al circuito nVidia. Questi potranno iniziare a provare la nuova tecnologia OpenCL per le proprie applicazioni, sia di gaming che grafiche e vettoriali.
OpenCL (Open Computing Language) è un linguaggio, progettato inizialmente dalla Apple, per la programmazione di applicazioni su sistemi paralleli eterogenei, cioè composti anche da unità di calcolo tra loro diverse per prestazioni e funzionalità (CPU, GPU, Cell-type architectures, DSP). L’applicazione più immediata di questo linguaggio è in ambito GPGPU (General Purpose computation using GPU), che prevede l’utilizzo della unità grafica (GPU) per svolgere anche “compiti diversi da quelli della manipolazione grafica di immagini”.
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Le parole di Brad Davis del board di FreeBSD sono chiare:
Gli ultimi 3-4 mesi abbiamo lavorato insieme agli sviluppatori di LLVM, e abbiamo discusso di molti dei bug e delle questioni che abbiamo sperimentato con il loro front end Clang. Il progetto FreeBSD sta valutando la possibilità di sostituire GCC con Clang. Al momento (Clang) compila il 99% del codice FreeBSD, ed è in grado di compilare un Kernel avviabile per i386/amd64, tuttavia esso ha ancora dei bug e il suo supporto C++ è immaturo.
Sebbene una decisione definitiva non sia stata ancora presa, sembra evidente che l’aver già investito diversi mesi-uomo in una attività di porting deve comunque produrre un “ritorno” di qualche tipo.
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Se pensate che Apple occupi il primo posto tra i peggiori incubi di Microsoft, sbagliate di grosso. E neanche il secondo, a dire il vero: solo il terzo, dopo il fenomeno della pirateria e Linux. A dichiararlo è addirittura Steve Ballmer, il famigerato e controverso CEO della Casa di Redmond.
Che la pirateria rappresenti un serio pericolo per Microsoft, a dire il vero, lascia più di qualche dubbio, se dobbiamo ascoltare le opinioni di chi pensa che una “moderata” quantità di software pirata abbia giovato alla diffusione di Windows e soprattutto di Office tra i sistemi desktop.
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Da sempre Apple ha un rapporto abbastanza contrastato (per non dire ambiguo) con il software libero, dai battibecchi con gli sviluppatori di KHTML/WebKit fino alle clausole aggiuntive sulla licenza di CUPS per evadere la GPL.
Le regole stabilite da Apple per lo sviluppo delle applicazioni per iPhone e iPod Touch non sembrano essere particolarmente attente alle esigenze legali e filosofiche legate al software libero e open source.
Nathan Willis, per conto di Linux.com, ha analizzato in dettaglio le implicazioni delle restrizioni imposte da Apple. Innanzitutto l’obbligo di distribuire le applicazioni solo attraverso l’iTunes Store cozza con la GPL3, in particolare con la clausola anti-TiVo che non permette al codice GPL3 e ai suoi derivati di essere protetto da modifiche. E se anche le altre licenze GPL lasciano la possibilità di modificare il codice, il programma così modificato non può comunque approdare sull’iPhone senza l’approvazione di di Steve Jobs e soci (cosa non scontata e che prevede il pagamento di una quota annuale). E non è tutto.
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L’arrivo di KDE 4.0, come già noto, ha portato con sé una buona notizia per tutti coloro che amano questo desktop environment ma non riescono a staccarsi dal sistema operativo sviluppato dalla Microsoft: difatti, sarà possibile utilizzare KDE e le relative applicazioni anche al di fuori di ambienti GNU/Linux.
Il progetto era partito già diverso tempo fa, ed è disponibile anche un sito ufficiale sul porting di KDE su Windows.
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KHTML nel 2000 nasce come fork di GHTML e viene usato per il rendering web all’interno di Konqueror, il browser di KDE. Nel 2002 Apple annuncia di usare una versione modificata di KHTML come base per il suo browser Safari. La compagnia di Cupertino non può esimersi dal pubblicare il codice come richiesto dalla licenza LGPL, ma le sue modifiche sono notevoli e per questo difficilmente applicabili alla versione originale di KTHML.
Questo anche perché Apple aveva lavorato segretamente al progetto per oltre un anno prima rendere pubbliche le sue modifiche, peraltro poco documentate (come a dire: il lupo perde il pelo ma non il vizio). L’azienda di Steve Jobs decide quindi di tenere un tree del progetto indipendente da KHTML: nasce WebCore, poi ribattezzato in WebKit.
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