Dopo l’accordo Microsoft-Samsung riguardante i cellulari dell’azienda basati su Android, è ora la volta di Casio.
Casio e Microsoft sono partner da tempo, come si legge nel comunicato stampa dell’azienda di Redmond. Casio usa software Microsoft in terminali handheld industriali e sistemi informativi business, e si è accordata in maniera “confidenziale” per “compensare” Microsoft dell’utilizzo dei propri brevetti.
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La guerra all’ultimo brevetto per Android è tutt’altro che finita: mentre tutte le compagnie avverse al robottino di Mountain View fanno quadrato attorno al proprio modello di business fortemente orientato alla chiusura e alle azioni legali, arriva una risposta, sul blog ufficiale di Google, da parte di David Drummond, ovvero il vicepresidente e amministratore legale.
Nel suo articolo Drummond ha messo a fuoco i principali aspetti di questa salva, questo attacco a fuoco incrociato che coinvolge molte grandi software house della Silicon Valley e non solo, e che vede come bersaglio Google in primis, e ovviamente tutti i produttori di hardware con Android. In un breve passaggio, ma molto importante, il vicepresidente colpisce nel segno, proprio dove fa più male:
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Come se non bastasse la tendenza ad apporre brevetti sul software, ecco arrivare il caso (non saprei dire se sia il primo in assoluto o meno) di un’azienda che segue da vicino il flusso dello sviluppo di un processo open source, ne prende del codice, magari facendo modifiche minime, e prova a vedere se riesce a brevettarlo.
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Il nostro post di qualche giorno fa, a proposito della posizione di Microsoft riguardo Android, è stato, in un certo senso, profeta di sventura.
Ars Technica fa riferimento ad uno scarno comunicato stampa di Microsoft che annuncia iniziative legali contro Motorola per una presunta violazione di brevetti, da parte di quest’ultima, sui propri smartphone basati su Android:
Microsoft oggi ha richiesto l’apertura di un procedimento presso la International Trade Commission e la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il distretto di Washington Ovest contro Motorola, Inc., per violazione di nove brevetti Microsoft all’interno degli smartphone Motorola basati su Android. I brevetti motivo del contendere si riferiscono a una serie di funzionalità degli smartphone Android di Motorola essenziali per l’utilizzo degli stessi da parte degli utenti, inclusa la sincronizzazione di email, appuntamenti e contatti, pianificazione di incontri e applicazioni di notifica delle variazioni della qualità del segnale e della carica della batteria.
Abbiamo la responsabilità verso i nostri clienti, i nostri partner e i nostri azionisti di salvaguardare i miliardi di dollari che investiamo ogni anno per portare sul mercato prodotti software innovativi eservizi. Motorola deve interrompere l’infrazione delle nostre invenzioni brevettate nei suoi smartphone Android.
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Era lecito aspettarselo: essendoci di mezzo il discorso brevetti, anche la Free Software Foundation di Richard Stallman ha voluto dire la sua sul caso Oracle vs Google.
Il messaggio pubblicato sul blog della FSF ha un triplice scopo: suggerire a Google che avrebbe potuto evitare questa situazione optando per una licenza differente dalla Apache, ricordare ad Oracle la promessa di non utilizzare i brevetti contro il software libero e infine chiedere agli utenti di trovare prior art ai brevetti citati da Oracle.
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Primi problemi per WebM e VP8, le due più recenti creature di Google: nonostante siano state presentate come soluzioni aperte al problema del video su Web, alcune dettagli delle loro licenze potrebbero renderli incompatibili con la definizione di open source dell’Open Source Initiative.
Il motivo è presto detto: la licenza di WebM è basata su quella di Apache ma, a differenza di essa, include una restrizione aggiuntiva che fa riferimento alla versione di VP8 fornita da Google; nelle intenzioni del colosso di Mountain View, probabilmente, questa serve a tutelarsi da problemi con brevetti ed eventuali cause giudiziarie ma invalida, di fatto, la definizione di open source.
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Buone nuove per Red Hat e Novell: le due società hanno avuto la meglio nella battaglia legale che le contrapponeva ad IP Innovation in merito alla loro presunta violazione di un brevetto detenuto da quest’ultima.
Il brevetto in questione è relativo alla
organization of display objects such as Windows into groups which are displayed together on a display-based user interface, each group being appropriate to particular user task.
che, in termini poveri, equivale al concetto di desktop virtuali a cui tutti siamo abituati.
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Dopo aver bersagliato Flash, Steve Jobs non ha perso l’occasione per minacciare Ogg Theora. Direttamente dalla Free Software Foundation Europe, Hugo Roy ha scritto una lettera aperta a Jobs chiedendogli conto delle sue affermazioni riguardo l’aver definito più “open” del Flash di Adobe una tecnologia come H.264 che invece è gravata da numerosi brevetti (i lettori abituali del blog non hanno bisogno di ripassi al riguardo).
La risposta di Jobs è tanto lapidaria quanto minacciosa:
Tutti i code video sono coperti da brevetti. Un pool di brevetti è stato assemblato per attaccare Theora e altri codec “open source”. Sfortunatamente, solo perché qualcosa è open source, non garantisce che non infranga qualche brevetto. Uno standard aperto è differente dall’essere libero da royalty o open source.
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La notizia è di quelle scottanti, di quelle che vanno lette con attenzione e che hanno implicazioni non sempre chiare: Microsoft e HTC hanno siglato un accordo che consente al produttore di smartphone (HTC) di poter usare alcuni brevetti Microsoft.
Non è ancora chiaro quali sono i brevetti interessati e non è nemmeno chiaro quanto costerà tutto questo ad HTC. Quel che è certo è che si tratti di brevetti relativi ad alcune tecnologie usate da Android.
L’antefatto. Apple nel mese di marzo ha citato in giudizio HTC per la violazione di circa una ventina di brevetti. Stando alle valutazioni degli esperti questi brevetti interessano sia gli smartphone HTC Windows-Based che quelli Android-Based. Molti però leggono in questa mossa di Apple più un attacco a Google che a Microsoft.
Microsoft oggi comunica di aver siglato un accordo con HTC. Questo accordo garantirà ad HTC l’utilizzo dei brevetti Microsoft mettendola quindi al sicuro anche da un attacco dall’azienda di Redmond. È come dire che HTC ora deve solo preoccuparsi degli attacchi da parte di Apple.
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Forte della sua proprietà intellettuale, IBM ha scagliato i suoi brevetti contro TurboHercules, la startup produttrice di Hercules, software open source per l’emulazione di mainframe IBM. Con una lettera ufficiale, Big Blue ha inviato alla piccola società una lista di nove pagine con 106 brevetti già aggiudicati e 67 in fase di approvazione.
Ad infiammare gli animi è stata la presenza nella lista di due brevetti appartenenti al famoso gruppo dei 500 che IBM aveva promesso non avrebbe mai usato contro l’open source. Nel caso in questione l’open source non gioca a vantaggio di IBM e l’Industrial International Business Machine ha pensato bene di mostrare il pugno duro e ignorare la precedente promessa. Il tutto per proteggere il ricco mercato dei mainframe, che frutta a IBM 25 miliardi di dollari all’anno per le sole licenze software.
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