Robert Shingledecker, principale sviluppatore di Tiny Core, ha rilasciato la versione 2.6 di quella che viene riconosciuta dalla comunità come la regina delle distribuzioni dalle dimensioni ultra-ridotte.
All’interno di un’immagine ISO da poco più di 10 MB trovano infatti spazio un kernel Linux 2.6, un ambiente shell basato su BusyBox e anche un ambiente desktop basato su TinyX, JWM/FLWM. Questo gioiellino offre inoltre la possibilità di aggiungere funzionalità tramite un sistema di estensioni.
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Il magazine online Tectonic ha diffuso la notizia del primo rilascio di Tiny Core, una distribuzione Linux davvero minimale che occupa poco più di 10 MB. Essa è pensata per girare su PC davvero datati visto che per poterla utilizzare è sufficiente avere anche un 486DX dotato di coprocessore matematico e di 32MB di RAM. Gli svilupatori, però, consigliano un Pentium 2 con 128MB e un po’ di spazio di swap.
Tiny Core a differenza di altre distribuzioni Linux di piccole dimensioni (es. Damn Small Linux), presenta delle caratteristiche davvero innovative. Il core della distribuzione gira per intero in RAM e ha un tempo di boot davvero “basso”. I componenti principali del sistema sono un Kernel Linux 2.6, Busybox, Tiny X, Fltk (Fast Light ToolKit), e Jwm (JoÈs Windows Manager). Una barra delle applicazioni in stile Mac OS X spicca come elemento di discontinuità rispetto a quelle tradizionali di Gnome e KDE cui siamo tutti abituati.
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Gli sviluppatori di BusyBox sembrano proprio voler puntare sempre più in alto. Dopo aver denunciato, e in un caso già vinto, alcune ditte che utilizzavano il loro prodotto senza rispettare la licenza GPL2, questa volta hanno deciso di attaccare un pezzo grosso: Verizon.
Con l’aiuto del Software Freedom Law Center (in pratica un ufficio legale dedicato al software libero) è stato avviato un procedimento giudiziario, prima delle feste natalizie, contro Verizon, colpevole di aver incluso il software BusyBox all’interno del wireless router Actiontec MI424WR, utilizzato per fornire ai suoi clienti accesso a Internet e TV, senza aver reso pubblici i sorgenti e le loro modifiche, come invece richiesto dalla licenza GNU.
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Senza scendere nei dettagli, la GPL2 funziona così: usa il software liberamente, modificalo se vuoi e distribuiscilo, ma mostra sempre il codice sorgente. Il problema sorge quando società o sviluppatori decidono di usare software GPL all’interno dei loro progetti chiusi senza pubblicarne il codice sorgente.
Succede che però qualcuno chiami l’avvocato, il Software Freedom Law Center, e che alla fine abbia ragione. È successo, primo caso assoluto in USA, con Monsoon Multimedia, rea di aver distribuito il software BusyBox senza pubblicare il codice. Monsoon ha chiesto scusa, rimediato all’errore e pagato le spese.
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