Mentre in Italia i primi Chromebook saranno ordinabili tra poco più di un mese, in giro per il mondo c’è già chi è riuscito a mettere le mani sul primo Chromebook in commercio, a marchio Samsung (che avrà probabilmente prezzi di 399 e 499 euro, dipendentemente dal modello).
Come evidenziato dai colleghi di Digital.it, la dotazione hardware del primo modello, appartenente alla serie 5, consiste in un processore Intel Atom N570 a 1,66 GHz con scheda grafica integrata, un display da 12,1 pollici (da ben 1.280×800), 2 GB di RAM DDR3, unità SSD da 16 GB, WiFi 802.11b/g/n e 3G, due porte USB, card reader SD e una porta mini-VGA. A parte la piccolissima capacità di memorizzazione, un hardware niente male per un netbook.
Webian è un progetto open source per la realizzazione di un browser dedicato a tutti i sistemi operativi, PC e touch, che non hanno bisogno di un desktop. Al momento si può scaricare solo un prototipo, disponibile per Windows, OS X e Linux.
Il browser in questione è stato battezzato shell ed è per il momento alla versione 0.1, ma con un piano di sviluppo già a buon punto e per il quale si cercano contributi. Obiettivo del progetto è trattare le Web app per quello che sono, o vorrebbero essere: programmi in tutto e per tutto.
La presentazione in anteprima dei Chromebook al Google I/O, con data prevista per il debutto ufficiale identificata per il nostro Stivale nel 15 Giugno, palesa l’imminente release di Chrome OS in veste stabile.
Ed infatti, donando al sistema operativo gli ultimi, necessari, ritocchi, i programmatori di Google rilasciano la beta 12 (Chrome OS 0.12.433.38); se da un lato tale release corregge un grave buco di sicurezza che permetteva una privilege escalation da locale e aggiorna alcuni componenti quali Flash Player, openssl, dbugs, pango, sudo, strongswan, acl, libxml2, dhcpd, i tecnici in quel di Mountain View hanno deciso di inserire un paio di altre feature dell’ultim’ora.
La Google I/O non finisce di portare novità. I vertici di Mountain View hanno finalmente rivelato i cosiddetti Chromebook, dei notebook prodotti da Samsung e Acer equipaggiati con Chrome OS
Arriveranno in Italia il 15 giugno e oltre a essere acquistabili sarà possibile affittarli, per il corrispettivo di 20 dollari al mese, e contemporaneamente avere un bonus (ad esempio maggiore spazio d’archiviazione) per i servizi basati sul cloud di Google, come Google Documenti.
Il browser Chrome sembra fungere, in questo periodo, da cartina di tornasole per la definizione del futuro ChromeOS: tutte le funzionalità del sistema operativo made in Google (del quale momentaneamente non se ne sa più nulla) devono per forza di cose essere implementate anzitutto su Chrome.
La funzionalità del giorno è quella di poter far girare applicazioni in background anche quando il browser risulti chiuso. In tal senso, le notifiche sul desktop (magari anche abbellite da NotifyOSD) possono avvisare l’utente di eventi circa i processi in background.
Per far sì che Chrome OS, il sistema operativo con la faccia da browser, possa realmente sperare di attrarre utenti e disporre di credibilità, oltre alle sempre più importanti applicazioni Web deve esser senza dubbio in grado di eseguire applicazioni compilate.
Native Client è la tecnologia open voluta da Google che consente di eseguire codice compilato all’interno del browser stesso (messo in sicurezza da un’opportuna sandbox) senza la necessità di plugin esterni, con conseguenti e ovvi incrementi nelle velocità e nei campi di utilizzo (3D, grafica, videogiochi, CAD,…) ed, assicura Google, con la medesima magnifica portabilità cui le applicazioni Web ci hanno, salvo casi isolati, abituato.
La presentazione e l’inizio della fase di beta test per Chrome OS hanno dato adito a diverse reazioni – basti pensare a quanto dichiarato da Richard Stallman riguardo la privacy degli utenti che se ne servono.
Altre affermazioni interessanti sono quelle di Paul Buchheit, noto per aver creato Gmail e FriendFeed e attualmente investitore indipendente, secondo il quale per Chrome OS è giunta l’ora di difficili decisioni.
Richard Stallman, pioniere dell’idea di software libero, padre del progetto GNU e della Free Software Foundation nonché programmatore di GCC e altri importanti software open, critica aspramente il neonato Chrome OS circa la mancanza di privacy cui il sistema operativo e sua la logica integralmente cloud porterebbero.
Sicurezza e privacy sono cose differenti: se per ciò che concerne la prima Chrome OS ha più di qualche arma da giocarsi, sulla privacy sono moltissimi gli interrogativi da porsi. Stallman, nella fattispecie, avverte gli utenti di Chrome OS dell’assoluta e incontrovertibile perdita dei controllo dei loro dati.
Tra gli argomenti più caldi degli ultimi tempi trova sicuramente posto il sistema operativo Linux con l’aspetto di un browser, per gli amici Google Chrome OS, per alcuni una geniale intuizione per altri un flop annunciato, data la sua limitatezza di utilizzo. Ma se questa limitatezza, assieme agli elevati standard di Google, fosse anche un suo punto di forza relativamente alla sicurezza del sistema?
Tralasciando la sicurezza fisica, quando cioè l’hardware sia fisicamente disponibile ad un eventuale attaccante, le maggiori minacce per un sistema operativo sono generalmente rappresentate dal malware iniettato via eseguibili oppure dagli attacchi remoti ai programmi in esecuzione.
Chrome OS, il sistema di Google basato su Linux e Chrome, approdato alla beta per la sua prima uscita pubblica ufficiale, porta con sé non solamente lo store per le applicazioni, ma anche Google Cloud Print (sebbene in versione “devel”), che permette di utilizzare qualsiasi stampante senza installare alcun driver, appoggiandosi su un proxy integrato in Chrome in grado di elaborare le richieste di stampa.
La build del canale di sviluppo di Chrome per Windows contiene da oggi il proxy per Cloud Print.