Non c’è solo la piccola “battaglia” dei numeri e la (discutibile) informazione di parte a fare da padrona tra Ubuntu, oggetto sempiterno di chiacchiere e discussioni e la concorrenza più o meno agguerrita nell’inseguimento alla prima della classe ma anche la voce degli stessi utenti, ai quali è stata data la possibilità di votare.
Anche quest’anno infatti Linux Journal ha indetto un sondaggio tra i suoi lettori, il Reader’s Choice, volto ad eleggere il miglior software e la migliore distribuzione del 2011. Quest’ultima, così come segnalato anche da Omg Ubuntu, neanche a dirlo è – per il settimo anno consecutivo – Ubuntu, seguita da Debian. Ma le sorprese non finiscono qui.
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Finito il 2007 si sono scatenate in Internet classifiche di ogni tipo (alcune già segnalate) e non poteva mancare una lista per quel che riguarda la sicurezza. A tirar le somme sulle vulnerabilità nei software opensource ci ha pensato Palamida, una ditta specializzata nello scovare bachi e problemi di sicurezza nel software altrui, purché questo sia a codice aperto.
Forte dell’esperienza nel settore, la società ha stilato una lista delle cinque falle più gravi che hanno colpito il software open nel 2007, considerando sia il grado di pericolosità delle falle, sia la popolarità dei software colpito. Ecco la Top 5 delle vulnerabilità:
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Che cosa ha in comune l’85,2 percento della Top 500 dei supercomputer? È ovvio: Linux. Ben 426 dei supercomputer che compaiono nella classifica, infatti, usa un sistema operativo dal cuore “pinguinesco”.
Certo è anche grazie all’estrema adattabilità del kernel preferito dai lettori di questo blog ma non crediate si tratti di versioni strane o particolarmente distanti dalle distribuzioni che usiamo sui nostri modesti personal. Sul terzo classificato, prodotto dalla SGI Altix, gira il Linux Enterprise Server di Suse e la RedHat Enterprise Linux. Anche contemporaneamente.
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