Tag Archives: cloud computing

Linux: ai produttori non basta più

Sembra sia stata scongiurata (almeno momentaneamente) la chiusura di Mandriva, con la conseguente uscita di scena della celebre distribuzione, grazie all’intervento di un gruppo francese, la Paris Region Economic Development Agency. Soluzione che però non sarà affatto definitiva.

Il problema finanziario – l’ennesimo – per Mandriva fa però supporre che non sia soltanto questo il problema reale, quanto piuttosto la mancanza di soluzioni mirate per le aziende (ricordando ad esempio il sistema di gestione di rete Pulse, troppo poco competitivo per il mercato attuale) tali da guadagnare terreno nel mondo enterprise.

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Ubuntu 11.04 e il cloud computing: una relazione ancora più stretta

Richard Stallman e Mark Shuttleworth hanno difformità di pensiero su molte tematiche; il cloud computing non fa eccezione, se il primo ha affermato che Chrome OS nuoce alla privacy personale, il secondo si è impegnato a sostenere la vocazione di Ubuntu 10.10 in questo settore.

La musica non cambia con Ubuntu 11.04: oltre a Eucaliptus, utilizzato per creare cloud privati sulla falsariga di Amazon EC2, sarà possibile utilizzare OpenStack, sviluppato dalla NASA, per risolvere i problemi che essa stessa stava incontrando nell’utilizzo del primo.

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RackSpace rilascia i sorgenti di OpenStack

OpenStack è un software destinato al settore del cloud computing, con una duplice funzionalità: da un lato, il modulo Compute permette di realizzare e gestire grandi gruppi di macchine virtuali, dall’altro il modulo Storage permette di organizzare l’archiviazione di grossi volumi, in maniera ridondante così da poterne garantire una migliore sicurezza.

Il progetto è targato RackSpace, società collocabile nel settore dell’hosting in particolare per quanto riguarda la fruizione di server dedicati, e la celeberrima agenzia spaziale statunitense NASA. Grazie a una decisione presa di comune accordo, OpenStak ora è un software Open Source.

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Il futuro di Ubuntu Server è nel cloud computing

Mark Shuttleworth, il fondatore di Ubuntu Linux, attuale CEO di Canonical Ltd, sta tracciando in queste settimane uno dei cammini che dovrà percorrere Ubuntu Server Edition da Aprile ad Ottobre 2009. Il rilascio di Ubuntu Server 9.04 è già ricco di novità, ma questo non basta, Mark Shuttleworth vuole di più. Il numero uno di Canonical immagina un Ubuntu Server 9.10 in grado di supportare sistemi per il cloud computing.

Il termine cloud computing si riferisce all’implementazione di uno specifico “sistema di computazione distribuita”. Un applicazione sviluppata per una “cloud” viene eseguita utilizzando le risorse di cui ha bisogno senza preoccuparsi dei dettagli, di dove si trova la risorsa, di chi la mette a disposizione e della tecnologia usata per “attivarla” e “comandarla”.

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Canonical annuncia una partnership con RightScale

La strategia di Canonical nel segmento dei sistemi server si va sempre più delineando. Dopo una prima partnership con Sun che risale a poco meno di un anno fa, e dopo l’annuncio dell’imminente processo di certificazione sui sistemi HP Proliant, c’è una ulteriore news sul fronte Ubuntu Server.

Canonical e RightScale hanno siglato un accordo per l’adozione di Ubuntu Server come sistema base per il prodotto “RightScale Cloud Management Platform”. RightScale è una azienda relativamente giovane nata appena nel 2006 e che ha come mission il deployment di sistemi per il cloud computing, come ad esempio il sistema Amazon EC2.

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Il Cloud Computing è roba da stupidi. Parola di Stallman

Dopo aver fatto il punto sull’importanza di non cedere alla tentazione di contaminare il software libero, Richard M. Stallman si scaglia contro il Cloud Computing definendolo senza mezzi termini roba da stupidi. Il papà di GNU dice infatti che è stupido (questo termine l’ha usato molto spesso) affidare i propri dati in mani altrui, con i rischi che questo comporta per la privacy e per la stessa accessibilità ai propri documenti.

Stallman consiglia a tutti di tenere i propri dati al sicuro sui propri computer e di non credere a chi dice che il Cloud Computing è inevitabile: costoro non sarebbero altro che società con forti interessi affinché si accentui lo spostamento di dati e applicazioni dal controllo dell’utente ai lontani server di qualche società.

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