Secondo Jerry Panagrossi, vice-presidente di Symbian in Nord America, Linux non è adatto ai telefonini. Sia ben chiaro: il pezzo grosso di Symbian è convinto che il pinguino sia riuscito a fare cose mirabolanti sui desktop e le workstation, ma quando viene a contatto con cellulari e dispositivi mobili è un gioco diverso.
Panagrossi individua la causa di tutto ciò nell’eccessiva frammentazione, e una dimostrazione della sua tesi sarebbe la necessità che ha Linux di utilizzare dei driver proprietari per interfacciarsi a dovere con l’hardware a bordo degli smartphone. Senza contare che, nonostante si parli di Linux su vari terminali, molti di questi sono incompatibili fra loro rendendo difficile la migrazione delle applicazioni da una piattaforma Linux ad un’altra.
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In realtà dire che Canonical non contribuisca “abbastanza” significa già addolcire la pillola. Secondo Greg Kroah-Hartman, uno dei più attivi sviluppatori del kernel stipendiato dalla divisione Suse di Novell, il contributo di Canonical al cuore del sistema operativo su cui basa la sua Ubuntu è “praticamente zero”. Su quasi 100.000 patch approvate per l’inserimento nel kernel, solo un centinaio arriverebbero dagli uffici della società di Mark Shuttleworth. Anche andando a guardare altri progetti, come X.org, GCC e BinUtils, il contributo di Canonical resta trascurabile.
Le considerazioni, raccolte in un keynote presentato alla recente Linux Plumber’s Conference, hanno suscitato le proteste e i chiarimenti di Matt Zimmerman, CTO di Ubuntu, che ha criticato le conclusioni di Kroah-Hartman sotto vari aspetti. Innanzitutto la definizione che il delatore offre di “Ecosistema Linux”, dimenticando completamente tutti gli altri progetti che compongono una distribuzione, come i Desktop Environment (Gnome e KDE in primis) e gli applicativi.
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