Dopo due anni di sviluppo il responsabile del progetto annuncia il rilascio della prima versione stabile (0.2) di OpenMediaVault, sistema operativo per NAS (network-attached storage) basato su Debian 6, al secolo Squeeze.
Tale Volker Theile risulta essere sia programmatore di Debian che di FreeNAS: la creazione di OpenMediaVault risultava quindi solo una questione di tempo..
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Senectus a novandum pigra, si direbbe: sebbene molte delle sue distribuzioni “figlie” abbiano già da qualche tempo aggiunto il supporto a GNOME 3 (o meglio, hanno adottato GNOME 3 e le sue GTK+ 3 a default, sia con che senza GNOME Shell), il Debian (dream) team inizia solo ora a “fare sul serio”.
Dai repository experimental, i programmatori stanno in questi giorni portando GNOME 3.0/3.2 (al momento si tratta di pacchetti di ambo le versioni) in Debian unstable.
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Mentre Fedora, Ubuntu ed openSUSE si apprestano a dare gli ultimi ritocchi alle loro nuove versioni, Debian si concentra sul consolidare il suo ramo stable: durante lo scorso fine settimana, infatti, è stato rilasciato il terzo aggiornamento “di servizio” per la versione 6, codename Squeeze.
Come da consuetudine, l’aggiornamento non include major update ma solamente correzioni di sicurezza e bugfix; l’elenco completo dei pacchetti aggiornati è disponibile in coda all’annuncio ufficiale.
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Installare gli aggiornamenti di sicurezza su una macchina ogni volta può risultare leggermente frustrante, specialmente se richiedono riavvio in un momento particolarmente importante in cui la macchina deve essere assolutamente accesa e funzionante. Per fortuna, per ovviare in parte a questo fastidio, Ubuntu e Debian possono essere configurate per installare da sole tali aggiornamenti.
Ovviamente ciò comporta un rischio (paradossalmente) per la sicurezza, nel senso che comunque qualunque utente diligente ci terrà a vedere cosa succede, e non è sicuramente un buon metodo attraverso il quale un sistemista fannullone possa godersi il mare a chilometri e chilometri di distanza sperando che un server si mantenga da solo; tuttavia, per le esigenze dell’utente comune, in ogni caso, un sistema configurato per installare tali pacchetti in autonomia può risparmiare molte rogne.
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Se Ubuntu 11.04 può aver fatto da antesignana per quanto riguarda il progetto di Debian di introdurre il supporto multiarchitetturale nella sua distro, adesso la situazione è stata giudicata abbastanza matura perché tale lavoro venga portato anche all’interno del Sistema Operativo Universale.
Dalle pagine del wiki della distribuzione si può leggere infatti che tale caratteristica, quella cioè di permettere la convivenza e l’esecuzione di binari compilati per architetture diverse, ha fatto la sua comparsa dapprima in Ubuntu, con l’ottica di essere poi integrata in Debian Wheezy sfruttando il lavoro “a quattro mani” dei due team di sviluppo.
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GNU Hurd è il progetto della Free Software Foundation (fondata da Richard Stallman), che affonda le sue origini nel 1990, il cui scopo è creare un kernel Unix-like sotto licenza GPL per il sistema operativo libero GNU. Esso consiste, contrariamente a Linux (che è monolitico), in un microkernel (Mach, sviluppato dalla Carnegie Mellon University) sul quale girano quasi tutti i servizi adibiti allo svolgimento dei compiti affidati al kernel (driver, protocolli, filesystem), in user-space o kernel-space (dipendentemente dalla scelta). Il microkernel, quindi, ha il solo compito di gestione dei thread, degli spazi di indirizzamento e delle comunicazioni inter-processo.
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Debian viene spesso accusata di essere una distribuzione troppo conservatrice: il ramo stable contiene software considerato vecchio/obsoleto e rami più aggiornati (come testing e unstable) sono snobbati dagli utenti meno smaliziati.
Segnaliamo quindi con piacere che, oltre a voler rendere più accessibile il ramo “testing”, gli sviluppatori Debian hanno annunciato la volontà di attuare dei freeze time-based.
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Differentemente da altri sistemi operativi, i software di package management di ogni distribuzione Linux che si rispetti garantiscono un completo, puntuale, armonico (coinvolgono tutti i file, tenendo conto delle loro dipendenze) e sicuro (grazie al controllo di checksum e firma elettronica) aggiornamento di ogni oggetto del sistema.
Come per ogni strumento potente, l’utilizzatore, tuttavia, non può sottrarsi dal conoscerne le criticità; nel passato abbiamo trattato della pulizia di pacchetti obsoleti e configurazioni residue, e oggi ci occupiamo della consistenza di un sistema a seguito di un aggiornamento.
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Dandogli tutta l’attenzione riservata a notizie di rilievo, il progetto Debian ha annunciato il completamento della migrazione da OpenOffice.org a LibreOffice.
L’importanza di questo passaggio è sottolineata anche dalle modalità con cui Debian ha deciso di adottare LibreOffice: oltre ad aver introdotto i pacchetti dalla suite per ufficio nei repository di sviluppo della distribuzione, gli sviluppatori hanno anche reso disponibili dei pacchetti per l’attuale versione stabile, Debian 6.0 Squeeze.
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Gli sviluppatori di Debian sono già al lavoro per definire l’aspetto della prossima major release, Debian 7.0 Wheezy.
Attualmente sono in discussione molti degli aspetti che caratterizzeranno Wheezy: alla rimozione di pacchetti obsoleti (come HAL e defoma) si affianca, per esempio, alla possibilità di sostituire uno strumento storico come ifupdown con NetworkManager.
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