Già precedentemente la Commissione Europea aveva espresso la propria preferenza verso il software libero e a codice aperto.
Questa volta a schierarsi dalla parte dell’open source è uno degli organismi più autorevoli (e temuti) della CE, ovvero l’AntiTrust Europea, già nota per aver comminato a Microsoft alcune multe esemplari per abuso di posizione dominante.
Le parole pronunciate da Neelie Kroes, Commissario Europeo responsabile della Concorrenza, sono inequivocabili:
Cittadini o società non dovrebbero essere costretti o incoraggiati a scegliere tecnologie chiuse rispetto a quelle aperte, attraverso i governi che per primi devono fare questa scelta.
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Non c’è accenno di flessione nell’ascesa di Firefox: secondo l’istituto di ricerca francese XiTi, specializzato nel web, il browser targato Mozilla ha raggiunto in Europa uno share del 29%, ottenuto tutto a discapito di Internet Explorer, coinvolto in un lento e inesorabile declino.
Secondo i dati presentati, riferiti allo scorso mese di Marzo, è la Finlandia a detenere il record: ben il 45,9% dei cittadini finlandesi usa il panda rosso per navigare su Internet (considerando che anche Torvalds è finlandese, sembrerebbe che il free software ce l’abbiano nel sangue). Seguono a ruota Polonia e Slovenia, rispettivamente con il 44% e il 43,7%. L’Italia, come siamo tristemente abituati, è sotto la media europea fermandosi al 22,1% e facendo segnare una leggera flessione nell’ultimo mese.
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Se siete tra coloro che ritengono che l’Europa meriti una maggiore trasparenza nell’utilizzo delle soluzioni informatiche, allora forse siete interessati alla petizione Open Parliament.
La petizione Open Parliament verrà presentata al Parlamento europeo ed ha come obiettivo quello di dare maggiore rilevanza all’interoperabilità dei software per i servizi ai cittadini europei.
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