Free Software Foundation ha lanciato una nuova iniziativa che non mancherà di suscitare discussioni e critiche: la fondazione che fa capo a Richard Stallman ha infatti dato vita ad una campagna per chiedere l’apertura dei sorgenti JavaScript di molti servizi/applicazioni Web.
Il problema principale, secondo FSF, è dettato dalla sempre maggior complessità del codice JavaScript che viene eseguito sul browser dell’utente senza che questo ne possa studiarne o modificarne il funzionamento (perché compresso/offuscato). Il primo bersaglio della campagna è Gmail.
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Il Natale si avvicina ed è già partita la corsa ai regali. Ovunque compaiono idee su cosa regalare, whishlist e chi più ne ha, più ne metta. Ad andare in controtendenza con il Natale e la smania consumistica ci ha pensato la Free Software Foundation che ha stilato una “nobuy guide“, una lista di tutto cioè che non va assolutamente regalato.
Tutti i dispositivi che contengono sistemi di digital rights management sono nella blacklist della FSF che non solo ha indicato la tipologia di prodotto da evitare ma ha anche consigliato (in alcuni casi) delle alternative libere. Diamo uno sguardo alla “nobuy guide”:
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La Free Software Foundation ha annunciato un’iniziativa di sostegno alla diffusione dell’hardware per cui siano disponibili moduli di gestione liberi, denominata “Respect Your Freedom”.
Secondo la visione della Free Software Foundation l’aggettivo libero, nel caso dell’hardware, sta ad indicare non soltanto la disponibilità di moduli per la loro gestione secondo termini di licenza diversi da quelli proprietari, ma anche l’assenza di restrizioni nel suo utilizzo in casi in cui i contenuti che esso gestisce non siano stati preventivamente autorizzati: in altri termini, se è presente un sistema DRM, quell’hardware non è totalmente libero.
Il programma della FSF si occuperà di intraprendere tutte le iniziative del caso perché l’esistenza di hardware libero possa essere portata a conoscenza degli utenti finali; sono state anche messe a punto delle linee guida che aiuteranno il pubblico a distinguere l’hardware libero da quello che non lo è.
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Era lecito aspettarselo: essendoci di mezzo il discorso brevetti, anche la Free Software Foundation di Richard Stallman ha voluto dire la sua sul caso Oracle vs Google.
Il messaggio pubblicato sul blog della FSF ha un triplice scopo: suggerire a Google che avrebbe potuto evitare questa situazione optando per una licenza differente dalla Apache, ricordare ad Oracle la promessa di non utilizzare i brevetti contro il software libero e infine chiedere agli utenti di trovare prior art ai brevetti citati da Oracle.
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La Free Software Foundation sembra sia ai ferri corti con il consiglio di amministrazione di OpenOffice.org. La disputa è tutta incentrata sulla questione delle estensioni.
OpenOffice, come ben sappiamo, include il supporto alle estensioni. Installando componenti aggiuntivi è possibile ampliarne le funzionalità. Ebbene non tutte le estensioni sono però free software o distribuite con licenze compatibili con quelle FSF. La Free Software Foundation, nella persona del direttore Esecutivo Peter Brown, ha chiesto formalmente al consiglio di amministrazione di OpenOffice.org di rendere pubblica la lista delle estensioni proprietarie e di escluderle eventualmente dai repository del progetto:
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Il completamento dell’acquisizione di On2 da parte di Google ha spinto la Free Software Foundation a scrivere una lettera al colosso di Mountain View, chiedendo la liberazione del prodotto principale della società acquisita: il codec video VP8.
L’obiettivo auspicato dalla FSF (e non solo da lei) è quello di liberare il Web dal dominio dei filmati Flash e dalla minaccia di quelli in formato H.264 grazie alla disponibilità di un codec video avanzato e libero da brevetti, come sarebbe VP8 se Google optasse per la sua liberazione.
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La Free Software Foundation (FSF) ha comunicato sul suo blog la nascita di una nuova distribuzione Linux: RMS GNU/Linux-Libre.
Un’altra distribuzione Linux che si aggiunge al già “vasto catalogo“? In effetti si, non è proprio una gran notizia. Però, e qui è la novità, a patrocinare la nascita di questa distribuzione è stata la stessa FSF, cosa questa che non accade tutti i giorni.
RMS GNU/Linux-Libre può essere intesa come un tributo al “movimento GNU”. Esistono tantissime distribuzioni Linux in giro per il mondo, ma sono davvero poche quelle che possono definirsi pienamente conformi alla GPL o anche alla filosofia GNU. Essere al passo coi tempi, supportare l’ultimo hardware grafico, riprodurre qualsiasi formato multimediale sono tutte cose che richiedono un compromesso, e si finisce sempre per includere qualche software proprietario, o binario, o coperto da copyright, o simili.
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La Free Software Foundation (FSF) e Cisco Systems Inc. hanno raggiunto un accordo. A comunicare la notizia è stata la stessa FSF svelando anche parte di quanto concordato. Cisco si impegna a risarcire economicamente la FSF, garantendo quindi lo sviluppo di alcuni progetti Open Source. Oltre a questo la stessa Cisco dovrà collaborare costantemente con uno dei manager FSF al fine di validare il proprio utilizzo dei prodotti coperti dalla licenze GPL e LGPL.
La “bomba” era esplosa l’11 dicembre 2008 allorquando la FSF aveva deciso di citare in giudizio Cisco. Linksys, uno dei brand di Cisco, era stata accusata di aver utilizzato impropriamente codice coperto da licenze GPL e LGPL. In pratica Linksys aveva usato e modificato componenti GNU quali GCC, Binutils e GLIBC, senza fornire tutti i sorgenti modificati. Uno dei prodotti incriminati era proprio il famoso Linksys WRT54GL WiFi router.
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Spulciando tra i thread della mailing list della “Free Software Foundation” salta fuori una notizia abbastanza interessante. Intel, in particolare nella persona della sviluppatrice Melanie Blower, ha presentato una formale richiesta per l’assegnazione di ben tre “copyright assignment forms“, una sorta di autorizzazione e di “patto di collaborazione” per poter contribuire ai progetti Open Source direttamente gestiti dalla Free Software Foundation.
Il progetto in questione è i GCC (Gnu Compiler Collection), e sembra proprio che Intel si sia decisa a collaborare allo sviluppo di questo importatissimo software, mettendo a disposizione un primo team di tre persone.
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Un po’ come il Don Quijote di Cervantes, anche Richard Stallman è perennemente alla ricerca di battaglie in favore della libertà degli utenti: dopo aver annunciato il disinnesco della trappola di Java, RMS ha infatti iniziato la sua campagna contro il codice JavaScript proprietario o, per meglio dire, offuscato.
Moltissime applicazioni Web offrono un’esperienza utente simile a quella degli applicativi tradizionali e, per fare ciò, caricano sul PC degli utenti il codice JavaScript contenente le funzionalità da eseguire nel browser; il problema è che nella maggior parte dei casi si tratta di codice illeggibile, compresso e “riorganizzato” per ridurre le dimensioni (e renderne difficoltosa la modifica).
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