Spulciando tra i thread della mailing list della “Free Software Foundation” salta fuori una notizia abbastanza interessante. Intel, in particolare nella persona della sviluppatrice Melanie Blower, ha presentato una formale richiesta per l’assegnazione di ben tre “copyright assignment forms“, una sorta di autorizzazione e di “patto di collaborazione” per poter contribuire ai progetti Open Source direttamente gestiti dalla Free Software Foundation.
Il progetto in questione è i GCC (Gnu Compiler Collection), e sembra proprio che Intel si sia decisa a collaborare allo sviluppo di questo importatissimo software, mettendo a disposizione un primo team di tre persone.
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Google ha rilasciato una preview dell’SDK Android 1.5, nome in codice cupcake. Le novità di questo attesissimo rilascio sono molte, e riguardano sia il miglioramento di porzioni esistenti dello stack che l’introduzione di nuove funzionalità e API.
Prima di tutto il kernel Linux supportato è il 2.6.27. Inoltre questo SDK è stato sviluppato con l’intento di lavorare con diverse versioni dello stack in modo da semplificare agli sviluppatori la migrazione tra le versioni 1.1 e 1.5.
I miglioramenti riguardano tre funzionalità: avvio veloce della fotocamera e cattura dell’immagine, acquisizione veloce della posizione tramite GPS, scrolling del browser più veloce e lineare.
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Un po’ come il Don Quijote di Cervantes, anche Richard Stallman è perennemente alla ricerca di battaglie in favore della libertà degli utenti: dopo aver annunciato il disinnesco della trappola di Java, RMS ha infatti iniziato la sua campagna contro il codice JavaScript proprietario o, per meglio dire, offuscato.
Moltissime applicazioni Web offrono un’esperienza utente simile a quella degli applicativi tradizionali e, per fare ciò, caricano sul PC degli utenti il codice JavaScript contenente le funzionalità da eseguire nel browser; il problema è che nella maggior parte dei casi si tratta di codice illeggibile, compresso e “riorganizzato” per ridurre le dimensioni (e renderne difficoltosa la modifica).
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Il progetto GNU ha reso disponibile una nuova versione di Bash, la shell più amata dai pinguini. Bash 4.0, oltre a correggere svariati bug del precedente ramo 3.x, introduce anche diverse novità, molte delle quali faranno sicuramente gola a chi lavora quotidianamente con il terminale.
Tra le new entry spiccano in maniera evidente la possibilità di creare array associativi nei propri script, miglioramenti alla funzione di autocompletamento, l’introduzione di una variabile che contiene il PID della shell in esecuzione, il glob pattern globstar ‘**’ (che funziona come * ma in maniera ricorsiva) e una maggiore flessibilità nella gestione delle re-direzioni.
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Dopo il rilascio di Ubuntu 8.10, continua il ciclo di aggiornamento di tutte le distribuzioni derivate. In ordine di tempo, l’ultima fino ad ora è Linux Mint, i cui sviluppatori hanno reso nota la disponibilità della prima Release Candidate della versione 6.
Come al solito, un ricco tour accompagna l’utente verso le novità introdotte nella distribuzione: vediamo un po’ quanto c’è di nuovo in Felicia, il nome in codice di questa versione di Mint.
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Seppure Linux (sia inteso come kernel, sia come sistema GNU/Linux) sia il progetto nato dal basso per eccellenza, c’è chi pur non conoscendone tutta la genesi si arrischia a inventarne una di sana pianta. Con risultati esilaranti.
Ecco qual è la (falsa) storia di Linux secondo Dennis Byron.
Linux è stato creato da IBM, HP e altri ex-monopolisti dei sistemi IT che avevano capito che Microsoft stava portandogli via il monopolio dei sistemi. IBM, HP, Digital Equipment (ora parte di HP) e altri si unirono a questo proposito agli inizi degli anni 80 mentre Linus Torvalds, il creatore ufficiale di Linux e che ora lavora per uno dei gruppi IBM, HP, ecc. montato ad arte per dare un certo senso di fiducia, portava ancora i calzoncini corti.
Dieci anni dopo, il consorzio scelse un piccolo pezzo di codice software, derivato da Linus da qualche altro codice quando era all’università, per complementare l’ancora in corso sforzo tecnico di IBM, HP, ecc. per tirar fuori uno “Unix unico”. Quello che oggi è chiamato Linux e il risultato di quello sforzo per lo Unix unico.
Giusto per essere precisi ecco come sono andate veramente le cose:
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In occasione del venticinquesimo anniversario di GNU (annunciato nel 1983), il fondatore del progetto Richard Stallman ha voluto spiegare quale politica la Free Software Foundation persegue a lungo termine.
Secondo Stallman:
Il movimento per il software libero persegue un cambiamento sociale: rendere tutto il software libero, così che tutti gli utenti possano essere parte di una comunità cooperante
Ma come ogni obiettivo a lungo termine, durante il cammino c’è bisogno di qualche compromesso.
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Siamo nel 27 Settembre 1983, un giovane di nome Richard M. Stallman annuncia la sua intenzione di fondare il progetto GNU, con lo scopo di far nascere un sistema operativo libero.
A distanza di ben 25 anni, il 27 Settembre 2008, il progetto GNU compie il suo anniversario, facendo grandi progressi con uno spirito libero sempre intatto. Come possiamo vedere sul sito ufficiale, vi si trova un video di Mr. S. Fry che introduce e racconta cosa accadde in questo giorno. Ripercorriamo la storia dello GNU Project ricordando velocemente le date più importanti.
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È passato poco più di un anno da quando Mark Shuttleworth aveva annunciato la decisione di sviluppare una variante “libera” di Ubuntu: Gobuntu. Quest’ultima sarebbe dovuta essere un “flavour” di Ubuntu contenente solo software libero.
Il team di Ubuntu sembra essere tornato sui propri passi e per bocca di Jono Bacon ha annunciato l’intenzione di abbandonare Gobuntu. Ma i fedeli del software libero “duro e puro” stiano pure tranquilli: la variante libera non verrà del tutto abbandonata.
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GNU ha abbracciato Bazaar, che è diventato a tutti gli effetti il sistema per il controllo delle versioni ufficiale del progetto fondato da Richard Stallman. La notizia in realtà non è molto fresca, ma è rimbalzata agli occhi della comunità in seguito ad un messaggio sulla mailing list Info-GNU da parte di uno degli sviluppatori.
Dopo un lungo periodo in cui l’unico sistema conosciuto e funzionante era il CVS (Concurrent Versions System) siamo arrivati in un periodo decisamente più ricco di sistemi dedicati a questo scopo, tra cui Subversion, Git e lo stesso Bazaar, senza contare i software proprietari. La creatura di Canonical, però, si pone in maniera leggermente diversa: permette infatti di importare ed esportare i dati verso altri sistemi di “versioning”, anche se eterogenei. In pratica Bazaar può essere utilizzato per tenere a bada SVN o CVS, anche contemporaneamente.
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