Contrariamente a quanto ci ha abituato il set di driver che ci permette di utilizzare le schede audio su Linux, ovvero ALSA, la nuova release, la 1.0.16 non è arrivata a una grossa distanza dalla precedente. Come si può vedere nel changelog dettagliato, oltre ai soliti miglioramenti ai driver e al supporto per qualche nuova scheda, ci sono stati molti lavori sul plugin per PulseAudio.
Non è stato aggiunto purtroppo il supporto per le schede Creative X-Fi, che si spera di vedere nelle prossime release, in compenso sono stati fatti molti miglioramenti ai driver per le schede hda-intel, che sono ad oggi tra le più diffuse su tutti i PC, con miglioramenti e supporto ai chipset più recenti. Quindi, se la vostra nuova scheda audio non funziona, provate ad aggiornare ALSA.
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Uno dei principali lati negativi, se così vogliamo considerarlo, del ramo stabile di Debian è la lentezza degli aggiornamenti che coinvolgono pacchetti fondamentali come, ad esempio, kernel, librerie o driver.
Per ovviare a questo problema, diverse persone sono migrate al ramo testing o addirittura a quello unstable, dotati di software più aggiornato ma anche in alcuni casi meno stabile o sicuro.
Ma gli sviluppatori Debian riescono sempre a tirar fuori dal loro cilindro qualcosa di positivo: ecco, quindi, la nascita di Etch-And-A-Half, un progetto che ha lo scopo di fornire agli utenti aggiornamenti più frequenti per quelli che sono i componenti base della distro.
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Dopo l’elenco delle 20 aziende da tenere d’occhio nel settore open source, ecco che un’altra rivista sul mondo del pinguino, Linux Journal, organizza un’iniziativa simile.
Non si tratta, però, di un elenco stilato dallo staff della rivista, bensì di un sondaggio aperto a tutti i lettori per votare le loro applicazioni open source preferite.
Le votazioni si chiuderanno il prossimo 14 Febbraio, e alla fine verrà stilata quella che sarà la lista dei software open più amati dagli utenti Linux e non. Un’iniziativa molto interessante, anche per confrontare le proprie idee con quelle altrui: questo potrebbe comportare, per molti, la scoperta di nuovi software, di cui prima, magari, si ignorava l’esistenza.
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Prima di dare adito a facili entusiasmi: Acer non sta proponendo dei computer con Linux preinstallato, sarebbe stato troppo bello. La notizia è che un rivenditore neozelandese ha in listino un portatile Acer con sistema operativo Ubuntu Linux. Insomma, è un’iniziativa del rivenditore, non di Acer.
Il portatile non è eccessivamente potente: un Celeron M540 a 1,86 GHz, mezzo giga di Ram e 80 GB di disco fisso. Per il resto non gli manca niente: masterizzatore DVD, schermo da 14 pollici, scheda video Intel 3100 integrata. La cosa più interessante, però, è il prezzo.
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Nonostante sappiamo come l’open source sia una filosofia prima ancora che un modello di sviluppo, non siamo molto abituati a vederlo applicato al di fuori del software. Eppure qualcosa si muove anche al di fuori dell’ambito impalpabile del codice binario e comincia a concretizzarsi in qualcosa di più solido.
Proprio al CES, il Consumer Electronics Show, fiera d’eccellenza per l’alta tecnologia elettronica e informatica, fanno capolino dispositivi, più o meno ingombranti, tutti accomunati dall’idea che aprirne i progetti e la conoscenza che ne è alla base non possa che far del bene al progresso comune. E ce n’è veramente per tutti i gusti.
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È di pochi giorni fa una notizia abbastanza sensazionale da parte della ASUSTek, riguardante la sua nuova scheda madre P5E3 Deluxe, che oltre a montare il nuovo chipset Intel X38 porta un’altra grande novità.
Infatti, in questa scheda madre, sarà integrata una tecnologia sviluppata da DeviceVM, che integrerà nella scheda madre un sistema Linux chiamato SplashTop, che permetterà l’accesso ad un sistema totalmente Linux-based che integrerà un web Browser basato su Mozilla e Skype.
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Esistono tantissimi visualizzatori di immagini e uno di questi è KSquirrel, la cui caratteristica principale è quella di appoggiarsi alle librerie OpenGL per la visualizzazione, attraverso delle librerie ad hoc (ksquirrel-libs) che forniscono il supporto per i 53 formati di immagini che il programma è in grado di visualizzare.
Una lista completa dei formati supportati la potete trovare sul sito di ksquirrel, ma sicuramente sono degni di nota, oltre ai formati “classici”, anche i formati più “esotici” quali RAW (file grezzi di fotocamere digitali), HDR, DXF e in generale formati da “addetti ai lavori” o particolari per cui è difficile trovare visualizzatori per Linux.
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Che quello dell’accoppiata Dell/Ubuntu sia stato un successo è cosa fuor di dubbio. L’alta richiesta di macchine “pinguinate” (seppur disponibili solo in America) non può essere certo attribuita alla differenza di prezzo, circa 50 USD, degli equivalenti con le finestre a “Vista”. E benché contenta del successo, Dell non si ferma e continua ad aggiornare costantemente driver e firmware dei suoi computer liberi. Lo stesso Mark Shuttleworth ha dichiarato che Dell introdurrà presto nuovi modelli (e speriamo di vederci una bella webcam).
Intanto anche altri costruttori hanno deciso di aprire gli occhi e fornire le proprie soluzioni Powered by Linux.
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A volte i cambiamenti arrivano quando meno te lo aspetti e in questi giorni stanno succedendo cose davvero incredibili, che potrebbero dare uno scossone alla visione odierna del mondo informatico basato su Windows.
Credo che qualcuno di voi abbia saputo dell’ennesimo tentativo di denuncia di Microsoft al software Open Source, che anche questa volta è stato accolto da parecchio menefreghismo dalla comunità: tanto fumo e poco arrosto.
Ma non stavolta, infatti si è verificato uno sviluppo parecchio imprevisto: La Sun Microsystem, contro qualunque speculazione possibile, si è apertamente schierata con i pinguini e contro la Microsoft.
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Ho appena finito di leggere l’articolo, molto interessante, di Marco che mette ancora in gioco una tematica che va avanti da anni.
Ma di chi è la colpa del fatto che l’Open Source non si è ancora affermato come i prodotti Microsoft?
La realtà è che c’è ben più di una risposta dietro a una domanda così semplice. Sarebbe troppo facile dare la colpa agli utenti, quando in realtà la responsabilità maggiore la hanno le case hardware e software.
Sicuramente restano ancora da sfatare parecchi miti sul software open source che gli utenti medi prendono spesso per verità assolute.
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