Nonostante Oracle abbia deciso di escludere dalla licenza l’autorizzazione a redistribuire Java 6 nelle varie distribuzioni Linux, da diversi anni c’è una valida alternativa open source, ovvero OpenJDK sulla quale molte distro hanno già ripiegato. Nel frattempo Red Hat, dopo aver reso disponibile la virtual machine IcedTea, ha iniziato a lavorare dietro le quinte ad un nuovo linguaggio.
I primi rumor risalgono allo scorso aprile, quando questo era ancora in via di definizione e a distanza di otto mesi, Red Hat rilascia la prima milestone per il suo linguaggio open source ed alternativo a Java, ovvero Ceylon.
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Dal 24 Agosto 2011 è stata ritirata la “Operating System Distributor License for Java”, ossia la licenza di distribuzione del pacchetto Java all’interno di un sistema operativo. Tutto ciò non dovrebbe importare a nessun utente finale, se non fosse che per colpa di ciò Canonical con un aggiornamento, come avvisato già via email, disinstallerà Java 6 da tutti i computer con Ubuntu che non fanno uso della versione open source – OpenJDK.
Questa mossa verrà effettuata semplicemente aggiornando i pacchetti relativi nei repository con pacchetti fittizi vuoti, e oltre le motivazioni di licenza di tale software, il motore principe della scelta è stato l’avviso di Oracle di potenziali rischi di sicurezza riguardo la distribuzione della ormai precedente versione di Java.
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Cattive notizie per gli utenti che necessitano dalla versione non-free di Java: Oracle ha infatti annunciato la chiusura del progetto Distributor License for Java (DLJ), tramite il quale offriva alle distribuzioni la possibilità di includere l’incarnazione closed source della popolare piattaforma.
Sollecitato dal maintainer di Java in Debian, il responsabile Oracle del progetto ha spiegato che il grado di sviluppo di OpenJDK 7 e il sempre più ridotto interesse nella versione closed source hanno determinato questa decisione.
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Java è universalmente riconosciuto per essere un linguaggio portabile, adatto allo sviluppo, all’uso su larga scala e per caratteristiche come la gestione automatica della memoria e la mancanza di puntatori in stile C, che consente quindi di rilevare facilmente errori in fase di sviluppo. Sicuramente non mancano però alcuni segni visibili di “vecchiaia”, tra gli altri una gestione semplificata degli XML e una corretta definizione delle interfacce utente.
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Vista l’attenzione sempre maggiore che viene dedicata ad Android non potevamo non segnalare la nascita del progetto IcedRobot; presentato durante il recente FOSDEM 2011, IcedRobot ha l’ambizioso obiettivo di portare Android sui sistemi desktop.
Gli sviluppatori intendono sfruttare OpenJDK come base di IcedRobot e aggiungere tutti i componenti necessari per eseguire applicazioni Android alla stregua di normali software Java.
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Le politiche di Oracle nei riguardi dei progetti open source, a seguito dell’acquisizione di Sun, non sono sempre state chiare.
Adesso apprendiamo che sta per concretizzarsi una riforma nelle regole di partecipazione alla comunità di sviluppo di OpenJDK, le cui intenzioni sembrerebbero essere buone: estendere il più possibile le possibilità di contributi da parte dei soggetti interessati.
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Nell’agosto del 2010 Google aveva acquisito la società Instantiations, produttrice di due importantissimi e altrettanto blasonati software nel campo della programmazione Java: il primo era WindowBuilder, considerato dai più il miglior designer di interfacce Java sulla piazza, mentre il secondo era CodePro Profiler, una sorta di scanner del codice in grado di individuare i maggiori problemi di performance all’interno del sorgente di un programma.
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La strategia di Oracle a proposito di Java va definendosi sempre meglio. L’aver adito le vie legali contro Google con l’accusa di plagio aveva già segnalato le intenzioni dell’azienda di voler trarre direttamente profitto dalla proprietà acquisita a seguito dell’acquisto di Sun; le intenzioni, formalizzate da Adam Messinger, vicepresidente di Oracle con delega allo sviluppo, di rilasciare due differenti edizioni della Java Virtual Machine, una gratuita e una a pagamento, non fanno che confermare tutto ciò.
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Ultimamente abbiamo parlato di Oracle per notizie non del tutto positive, come le dimissioni di personaggi di spicco dalle loro cariche.
La notizia che leggiamo riguardo la collaborazione tra IBM e Oracle in OpenJDK certamente è di tenore diverso; qualche dubbio rimane, però, sui reali benefici figli di questa manovra e su chi li otterrà alla fine.
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A distanza di quasi due anni dal rilascio di KDevelop 3.5.0 arriva la nuova generazione dell’ambiente per KDE SC. Il team di sviluppo ha annunciato il rilascio di KDevelop 4.0. Per chi non lo conoscesse, si tratta dell’IDE (Integrated Development Environment) più usato in KDE SC e probabilmente dell’ambiente di sviluppo col quale KDE SC viene “creato”.
KDevelop 4.0 si presenta al pubblico con una caratteristica davvero interessante. Il team di sviluppo ha creato un ambiente prettamente e solo per il linguaggio C++. Gli altri linguaggi presenti nella roadmap, e qui parliamo di Java, Ruby, C#, sono supportati, ma il più delle funzionalità e del lavoro fatto per KDevelop 4.0 è per il C++. Diciamo pure che non è un caso visto che sia KDE SC che le librerie QT (alla base di KDE SC) sono per lo più sviluppati usando questo linguaggio di programmazione.
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