Se qualcuno pensava che con l’inclusione nel kernel Linux, lo sviluppo di Nouveau avrebbe avuto un rallentamento, beh…si sbagliava di grosso. Gli sviluppatori del driver libero per schede nVidia hanno infatti sfruttato la pausa natalizia per fare un po’ di pulizia nel codice e aggiungere funzionalità mancanti.
Rispettando il suo carattere “sperimentale” è stato infatti rimosso dall’albero dei sorgenti tutto il codice relativo alla gestione del video da userspace, limitando l’utilizzo del driver ai soli sistemi in cui sia attivo il kernel mode setting (KMS); una decisione simile è stata recentemente presa anche da Intel e rappresenta un passo necessario per poter concentrare gli sforzi su unico fronte.
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In questo post si cercherà di approfondire il Kernel Mode Setting di Linux. Negli ultimi mesi si è sempre più parlato di questa funzionalità e delle potenzialità che essa offre. Sembra doveroso, quindi, approfondire l’argomento e capire cosa è realmente il mode-setting.
Cosa è il Kernel Mode Setting. “Il Kernel Mode Setting è una funzionalità che consente di impostare la risoluzione dello schermo e la profondità del colore (il numero di bit utilizzati per rappresentare un singolo pixel grafico), così come altri parametri che hanno a che fare con l’inizializzazione della parte grafica.” Implementare il KMS nel Kernel Linux significa configurare all’avvio della macchina la scheda grafica secondo le impostazioni indicate dai parametri di boot.
Sebbene il KMS sia concettualmente immediato da capire esso nella pratica richiede una riorganizzazione non banale dei moduli e del codice. Basti pensare al fatto che lo stack grafico Linux/FOSS utilizzato per anni è frammentato su più livelli, e non tutti interni al kernel: vga driver (kernel), framebuffer driver (kernel), DRM driver (kernel), X drivers (userspace), DRI e DDX driver (userspace), e altre librerie di gestione (userspace). Il Kernel Mode Setting implica lo spostare funzionalità dal layer userspace dell’X Server in quello interno al Kernel Linux.
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Dopo il primo rilascio di Moblin V2 Beta avvenuto a fine maggio è ora di compiere il successivo passo. Intel, o forse è meglio dire la Linux Foundation, ha annunciato la disponibilità di un nuova versione di Moblin V2 Beta, quella per gli sviluppatori di applicazioni.
Non si tratta di un aggiornamento della versione del software, né di una nuova release in senso proprio, tant’è che si è rimasti fermi alla “v2 beta”, ma di un aggiornamento pensato per ampliare da un lato le architetture supportate e dall’altro fornire una base più o meno stabile per lo sviluppo di applicazioni.
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I lettori più attenti alla sicurezza sapranno che il server grafico X.org, utilizzato da tutte le distribuzioni Linux, richiede i privilegi di root per poter essere avviato. Questa è sempre stata vista come una limitazione del suo design, visto che aumenta la “superficie di attacco” sfruttabile da un ipotetico attaccante/software malevolo.
Fortunatamente l’arrivo del kernel mode setting (KMS) ha cambiato le carte in tavola: diverse componenti che gestiscono le impostazioni del server grafico sono state infatti spostate nel kernel, rendendo finalmente possibile l’esecuzione del server grafico senza i privilegi del superuser.
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Con il rilascio di Ubuntu 9.10 Alpha 2 ha iniziato “a far capolino” il Kernel Mode Setting. Ubuntu 9.10 Alpha2 è in grado di offrire le nuove prestazioni solo a chi in possesso di schede grafiche Intel.
Oggi arriva l’annuncio di Bryce Harrington, del team di Canonical, proprio sul Kernel Mode Setting. In questi giorni è stato consolidato il supporto definitivo al Kernel Mode Setting di Linux e per tutte le schede grafiche C’è ancora del lavoro da fare, per lo più la correzione di bachi, ma il grosso dell’attività sembra sia stata terminata.
L’annuncio di Harrington contiene anche una breve quanto esauriente spiegazione di quello che è il Kernel Mode Setting, noto anche semplicemente come KMS.
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A poche settimane dal rilascio definitivo, che dovrebbe avvenire il 25 Novembre, il team di sviluppo ha rilasciato Fedora 10 Preview. Si tratta di un assaggio di Cambridge, questo il nome in codice della prossima versione di Fedora, che permette di far apprezzare al pubblico le novità introdotte e correggere gli ultimi bachi presenti.
Come al solito, le novità sono davvero molte, in particolare il team di sviluppatori ha concentrato le sue energie nella riduzione dei tempi di boot e nel miglioramento dell’aspetto grafico della fase di avvio.
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