Che le EULA non fossero gradite agli utenti “open” già ce ne eravamo accorti. E infatti le “End User License Agreement” sembrano avere vita breve ora che anche openSuse ha deciso di farne a meno e seguire l’esempio di Fedora (e di Mozilla) nell’adozione di una licenza di tipo informativo. I vincoli della licenza restano, mentre si elimina l’inutile giogo del pulsante da cliccare per esprimere il proprio consenso.
Una mossa che adegua, finalmente, openSUSE a quella che è la filosofia del software libero, che difatti è sempre accompagnato da una copia della licenza ma che non richiede all’utente alcuna forma di accettazione, esattamente come succede quando, ad esempio, acquistiamo un libro in una qualsiasi libreria.
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Ennesimo caso di violazione della licenza GPL: questa volta ad essere sotto accusa non è il solito apparecchietto domestico (vedi i precedenti casi BusiBox) ma un dispositivo per il voto elettronico prodotto dalla Diebold. Nel caso particolare Diebold e la sua sussidiaria Premier Election Solutions sarebbero ree di includere all’interno dei propri apparecchi una versione modificata del software GhostScript senza rispettarne la licenza.
Infatti la licenza GPL, sotto cui il famosissimo software dedicato a PDF e PS è rilasciato, non lascia scampo: rivendi, modifica e utilizza come vuoi il software, ma rendi sempre disponibile il codice sorgente. La natura “virale” della licenza fa il resto e impone di “liberare” il codice sorgente di qualunque cosa venga mischiata con del codice GPL.
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Recentemente è arrivata agli onori della cronaca l’iniziativa portata avanti dall’italianissimo Marco Barulli, coadiuvato e appoggiato addirittura da Richard Stallman in persona, sulla necessità di tutelare ulteriormente il software open source quando questo viene utilizzato per fornire servizi online, come webmail, elaboratori di testi, wiki e così via.
Infatti molti siti, pur utilizzando free software, non rilasciano il codice sorgente (e le eventuali modifiche) dei programmi open source utilizzati: non essendoci redistribuzione non è strettamente necessario rendere pubblici i sorgenti, anche se questo sarebbe auspicabile. A correggere tale tiro arriva la licenza Affero General Public License, una variazione sul tema “GPL” che prevede il rilascio del codice sorgente anche in caso di utilizzo per fornire un servizio.
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Dopo che, con l’assassinio della moglie, Hans Reiser ha cancellato il futuro di uno dei più promettenti file system per Linux, molti pinguini hanno iniziato a guardare con sempre maggiore attenzione il filesystem ZFS sviluppato da Sun e che già fa bella mostra di sé su Solaris e OpenSolaris.
Il problema principale che ancora separa Linux dallo ZFS non è tecnico (lo ZFS rispetta lo standard POSIX e le modifiche da apportare sarebbero minime) ma politico: la licenza GPL con cui è rilasciato il kernel Linux, infatti, non è compatibile (neanche a livello di linking) con il codice dello ZFS che invece è rilasciato sotto la licenza CDDL (“Common Development and Distribution License”). Senza contare che il pericolo brevetti è sempre dietro l’angolo, anche se Sun non sembra essere interessata a utilizzarli.
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Dalla prima Beta del futuro OpenOffice.org 3.0, il codice della suite per ufficio aperta sarà rilasciato sotto la LGPL 3.0. Le versioni precedenti resteranno sotto LGPL 2.1.
Ricordiamo che la LGPL, la Lesser General Public License, a differenza della sorella maggiore GPL, permette di utilizzare il codice all’interno di progetti chiusi, senza avere l’obbligo di rilasciare tutto il codice del progetto sotto la stessa licenza, evitando il cosiddetto effetto virale della licenza Gnu.
Il principale motivo che ha spinto Sun verso l’aggiornamento alla versione 3.0, è proteggere maggiormente OpenOffice dalle minacce dei brevetti software.
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Quasi a sorpresa Trolltech ha annunciato il rilascio delle librerie QT sotto la licenza GPL3. Il quasi è d’obbligo visto che già KDE, che rappresenta il progetto più importante che utilizza il noto toolkit, aveva paventato un rilascio del nuovo KDE4 sotto la terza revisione della licenza GNU.
Mentre gli sviluppatori KDE hanno preferito aspettare un attimo per avere il tempo di guardarsi intorno (non dimentichiamo che la GPL3 è relativamente giovane), Trolltech ha “tagliato la testa al toro” rendendo immediatamente disponibili i sorgenti delle QT3 delle QT4 reimpacchettati con la nuova licenza.
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Senza scendere nei dettagli, la GPL2 funziona così: usa il software liberamente, modificalo se vuoi e distribuiscilo, ma mostra sempre il codice sorgente. Il problema sorge quando società o sviluppatori decidono di usare software GPL all’interno dei loro progetti chiusi senza pubblicarne il codice sorgente.
Succede che però qualcuno chiami l’avvocato, il Software Freedom Law Center, e che alla fine abbia ragione. È successo, primo caso assoluto in USA, con Monsoon Multimedia, rea di aver distribuito il software BusyBox senza pubblicare il codice. Monsoon ha chiesto scusa, rimediato all’errore e pagato le spese.
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Ci sarebbe da essere allegri, felici e orgogliosi: Google entra nel mercato della telefonia mobile presentando Android, un sistema operativo per smartphone completamente open source, basato ovviamente su Linux. Contemporaneamente è stata presentata anche la Open Handset Alliance. Quale migliore occasione di giubilo? Eppure c’è qualcosa che non va.
La licenza ecco cosa non va. Google ha scelto come licenza la seconda versione della Apache License, molto meno restrittiva della GPL.
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Ho visto che il mio precedente articolo ha scatenato parecchie reazioni, quindi dopo un paio di settimane mi sembra doveroso informarvi di come è finita la storia.
Per prima cosa: alla fine ho tenuto Windows per un semplice motivo: non sono l’unico utilizzatore del PC. Tuttavia ho deciso di andare fino in fondo per vedere se avrei potuto ottenere il rimborso o no.
Da quando ci eravamo lasciati ho telefonato alla Microsoft chiedendo informazioni: chi mi ha risposto era parecchio spaesato e l’invito è stato di richiamare più tardi, così che potesse chiedere a “qualcuno di più competente”.
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La Free Software Foundation ha pubblicato, dopo mesi di scritture, bozze e discussioni, la versione finale della General Public License 3.
Questa versione si focalizza soprattutto nella prevenzione di accordi commerciali cross-licence, del tipo di quelli sottoscritti da Microsoft negli ultimi mesi con Novell e altri distributori di software opensource e a contrastare il fenomeno chiamato tivoization, che sarebbe, in parole povere, l’utilizzo di software libero su hardware che ne impedisce la modifica, violando così la licenza anche se in maniera del tutto legale.
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