La gestione e lo sviluppo di un progetto software (soprattutto in ambito open source), di qualsiasi dimensione esso sia, è soggetta non solo alla capacità degli stessi sviluppatori, ma anche al rapporto con gli utenti. In un’intervista Linus Torvalds entra in merito dell’argomento, riassumendo la sua idea in due semplici punti:
La prima cosa è pensare che si possa buttare qualcosa lì fuori e chiedere alla gente di aiutare [...] non funziona così. Lo rendi pubblico, e poi si presume che tu farai tutto il lavoro, e chiedi alla gente di fornire suggerimenti su cosa tu dovresti fare, non su cosa dovrebbero fare loro.
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Dopo l’attacco ai server di kernel.org sferrato diversi giorni fa, è ancora in corso il ripristino e la messa in sicurezza dei server, mentre il rilascio della nuova RC per il futuro Linux 3.1 è stato per ovvi motivi rimandato di una settimana.
Ma lo sviluppo non accenna a fermarsi: Linus Torvalds, dalla mailing list annuncia il trasferimento del codice su GitHub scherzando un po’ sul tema della sicurezza:
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Il rispetto e il seguito che Linus Torvalds si è conquistato nel mondo dell’informatica è ampiamente motivato dal successo che la sua creatura, Linux ha avuto; per questo motivo una sua dichiarazione, specie se potenzialmente controversa, non rischia mai di passare inosservata
Circa due anni fa, Torvalds, utente di KDE almeno dal 2005, quando consigliava di abbandonare GNOME perché in quel progetto si consideravano gli utenti “degli stupidi” (parole sue), era passato proprio a GNOME a causa dell’inclusione nella sua distribuzione, Fedora, di KDE 4, il cui sviluppo era ancora acerbo all’epoca (anche in questo caso, Torvalds si espresse con parole molto più forti).
Quasi a voler chiudere il cerchio, Torvalds ha affermato, qualche giorno fa, che GNOME 3 non è proprio di suo gradimento, e che è passato a XFCE.
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Linux è senza dubbio il motivo per cui tutti noi conosciamo Linus Torvalds. E indubitabilmente Linus passerà alla storia per questo, ma forse in futuro non sarà ricordato per il sistema operativo cui ha dato vita, ma per qualcosa di ancora più grosso.
Non certo Git, l’altro grande progetto opera di Linus. Progetto che a dire il vero qualcuno sostiene sia addirittura più importante del kernel Linux. Discussione ancora senza un punto fermo.
Dimenticandoci un attimo di Linux e Git, sono recentemente capitato su una discussione su Slashdot in cui Glyn Moody sostiene che il maggior contributo di Linus all’umanità sia stato il concetto di open innovation.
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Avevamo già parlato di questa notizia, che di certo non è passata inosservata: nell’anno del ventennale del kernel Linux, e per festeggiare il suo compleanno, Linus Torvalds circa due settimane fa ha annunciato in mailing list la RC1 del nuovo Linux 3.0, saltando di fatto la successiva 2.6.40 e un’eventuale serie 2.8.
Linux 3.0 RC3, a detta dello stesso Torvalds, contiene una serie di piccoli cambiamenti, nulla di veramente rilevante:
piccoli cambiamenti, nulla di veramente interessante. Interesserà solamente quelle persone che grazie a questi bugfix riusciranno a eliminare piccoli problemi.
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Su LinuxFR è stata pubblicata una corposa intervista a Linus Torvalds, papà del kernel Linux che, come sappiamo, è in procinto di festeggiare il ventennale il prossimo 25 agosto. Molti gli argomenti affrontati, a partire dalla General Public License e ciò che potrebbe essere il suo contenuto “etico”, a cui risponde in maniera colorita:
[...] l’etica per me è qualcosa di privato. Quando la usi come argomento per cui qualcun_altro dovrebbe fare qualcosa, non sei più etico, ma solo un’ipocrita testa di…
senza però “ripudiare” la GPL che gli consente uno sviluppo ottimale della sua creatura, reputandola leale, e un ottimo modo per sviluppare codice.
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Sono passati quasi vent’anni da quel 25 agosto del 1991, quando sul newsgroup comp.os.minix apparve lo storico annuncio di Linus Torvalds, allora studente universitario, che diede il via alla nascita del kernel che porta il suo nome.
Dalla celebre discussione con Andrew Tanenbaum (l’autore di Minix) sull’architettura dello stesso kernel e il passaggio alla licenza GPL nel 1992 con la dicitura GNU/Linux (anch’esso argomento di dibattito) fino all’approdo sugli smartphone targati Android.
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Il magazine OMG! Ubuntu!, in occasione del Linux.conf.au 2011 tenutosi a Brisbane, è riuscita ad intervistare Linus Torvalds, padre di Linux, colui che vent’anni fa iniziò il coding (per divertimento, dotando “di braccia e gambe” l’emulatore di terminale da lui stesso scritto per scopi di studio) di quello che sarebbe poi divenuto il più celebre sistema operativo open di sempre (grazie a Torvalds e alla community).
La prima domanda dell’intervistatore cade chiaramente su Ubuntu, della quale distribuzione Torvalds si dichiara non esserne utente, ma di averla provata un paio di volte:
“Negli anni l’ho provata un paio di volte; una cosa che è riuscita benissimo ad Ubuntu è stata quella di rendere Debian usabile. Ho sempre pensato che il progetto Debian non avesse senso, perché lo scopo di una distribuzione dovrebbe esser quello di rendere tutto semplice”.
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Ben 6100 sviluppatori hanno contribuito con patch al kernel Linux dal 2005 ad oggi, basterebbe solo questo numero per far capire cosa è diventato lo sviluppo della creatura di Linux Torvalds. Ma questo è solo uno dei dati snocciolati dalla Linux Foundation nel suo terzo rapporto sullo stato dello sviluppo di Linux.
Leggendo il documento della Linux Foundation si apprende anche come, nel periodo di sviluppo tra il kernel 2.6.30 e il 2.6.35, Red Hat sia stata la società che più di tutte ha contribuito allo sviluppo di Linux con commit da parte di propri sviluppatori, seguita a stretta distanza da Novell (sarà ancora così dopo il passaggio ad Attachmate?) e da IBM. Va detto comunque che ben il 18,9% dei contributi in termini di codice siano stati realizzati da sviluppatori che operano volontariamente (e gratuitamente) e non sono legati ad alcuna azienda, segno importante per far capire come la comunità sia ancora la base fondante di Linux.
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Linus Torvalds, l’uomo che nell’ormai lontano 1991 diede vita al primo kernel Linux, è ora americano a tutti gli effetti. 41 anni il prossimo 28 dicembre, nato a Helsinki, il programmatore può ora considerarsi a tutti gli effetti un cittadino a stelle e strisce, anche se sia professionalmente che nella vita privata il suo approdo nella terra dello zio Sam era definitivo già da molti anni.
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