Sul blog di Steven Wittens è apparso un lungo e interessante articolo riguardante l’amministrazione dei sistemi Unix e lo strumento certamente più utilizzato da tutti i sistemisti, ovvero l’emulatore di terminale.
Secondo Wittens, e a ragione, è l’applicativo che più di tutti gli altri è rimasto indietro coi tempi:
L’interazione è strettamente limitata a un flusso lineare di tasti, sempre diretto a un solo processo. E quel processo è capace di comunicare solo in piccoli grugniti di testo, forse uniti a una modesta imitazione in ASCII art di cose che gli adulti chiamano “dialoghi”, “barre di scorrimento”, e “grafici”.
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MacPorts 1.8.0 arriva sui sistemi operativi Apple pronto per essere installato e utilizzato. È di queste ore il rilascio della versione 1.8.0 che risulta compatibile sia con Mac OS X 10.4 Tiger che con Mac OS X 10.6 Snow Leopard.
MacPorts è un ambiente per compilare, installare e gestire applicazioni open source sui sistemi operativi della Apple. Ancor di più MacPorts include oltre 6000 applicazioni Open Source precompilate da installare su uno dei Mac OS X compatibile.
Ciascuna applicazione Open Source viene accompagnata da un “portfile” che ne descrive modalità di download, compilazione, installazione, configurazione e rimozione. Utilizzando il comando di shell “port” è possibile installare una qualsiasi applicazione open source, comprese le dipendenze. Il tutto viene rigorosamente installato in uno specifico percorso isolato dal resto dell’albero principale (sandboxing), e quindi senza corrompere la configurazione del sistema operativo Mac OS X.
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Da un articolo apparso su CNET, Brian Rakowski product manager di Chrome presso Google ha finalmente svelato quella che potrebbe essere la deadline per vedere il browser di Google sbarcare sulle piattaforme Linux e Mac.
Secondo quanto riporta l’articolo lo sviluppo dei due porting di Chrome procede in parallelo, ed allo stato attuale gli sviluppatori sono in grado di far effettuare al browser il rendering corretto di molte pagine web ma solo utilizzando una alquanto grezza shell, ovvero non è ancora stata sviluppata l’interfaccia utente, ma sono ancora impegnati nel definire la struttura del software e nel renderlo sufficientemente stabile.
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StarOffice, la suite per l’ufficio commerciale sviluppata da Sun Microsystems e basata sul core di OpenOffice.org, giunge alla sua nona versione, dopo alcuni mesi di sviluppo e a distanza di poco tempo dal rilascio della versione 3.0 dell’alternativa aperta su cui è basata.
Una novità importante di questa release riguarda gli utenti Mac, che finalmente vedranno una versione nativa per il proprio sistema operativo. Gli altri cambiamenti sono elencati dettagliatamente in un documento in formato PDF realizzato dalla stessa Sun: cerchiamo di analizzarne i principali.
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Il player multimediale Banshee avrà una versione per Mac OS X. Il merito principale di tutto questo è dovuto alla maturazione di Mono, l’apprezzata e discussa implementazione open source del framework.NET. Il passaggio “sine qua non” del port è stato l’inclusione in Mono 2.0 di una nuova versione delle GTK# (le GTK+ in salsa C#) basata sulle librerie GTK+ per Mac OS X sviluppate da Imendio.
Gli sviluppatori di Banshee non si sono accontentati di una semplice ricompilazione del tutto (oltre al codice .NET, Banshee utilizza una piccola parte compilata) e hanno lavorato anche all’integrazione del player all’interno della barra e del Dock. Nessun lavoro invece sul fronte PowerPC e infatti verrà rilasciato solo per MacIntel con Mac OS X 10.4 o successivo.
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Dopo gli assaggi di alcune nightly build, la comunità di sviluppo della più famosa suite open source per l’ufficio ha presentato OpenOffice.org 3.0 Beta. Rispetto all’attuale stabile, la 2.4, la nuova release presenta succose novità.
Al primo avvio si nota subito lo “Start Center”, una schermata di partenza che permette di avviare i vari componenti della suite (e che, parere personale, è abbastanza inutile). Le applicazioni hanno subito vari miglioramenti: “Writer” ha la possibilità di aggiungere delle note a lato, colorate in maniera diversa a seconda dell’utente (ottimo quando si lavora in gruppo); “Calc” arriva a 1024 colonne per foglio di calcolo (nella serie 2.x le colonne d’Ercole sono a 256) e acquisisce un nuovo Solver per le formule. Miglioramenti sono avvistabili anche in “Chart” (il modulo per i grafici) e in “Draw” e “Impress”, che finalmente riescono a ritagliare e modificare le immagini incluse senza dover ricorrere a un software esterno.
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Forse non riuscirà a rompere l’egemonia di Outlook, ma di certo Kontact rappresenta una valida alternativa al PIM (Personal Information Manager) di Microsoft. Ad affermarlo in un’intervista è Aaron Seigo, project leader di KDE.
Se gli utenti Linux, già da parecchi anni, utilizzano e apprezzano Kontact (che include Kmail, Akregator, KOrganizer e non solo), grazie alla portabilità di KDE4 e alle Qt4 questa possibilità è offerta anche agli utenti Windows e Mac.
Secondo Seigo, la portabilità su piattaforme alternative (questa volta gli alternativi sono loro
) è uno degli aspetti più importanti del nuovo KDE, non solo perché allarga la base degli utenti ma anche perché allarga la base degli sviluppatori disponibili a usare il framework KDE.
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I Trolltech Labs hanno presentato la prima versione alpha delle librerie Qt per MacOSX con backend Cocoa. Fino ad ora, le librerie della società norvegese si erano appoggiate su Carbon, il framework creato da Apple con in mente la compatibilità all’indietro.
Il passaggio a Cocoa si è reso necessario soprattutto per risolvere i vari problemi incontrati dalle applicazioni Qt a 64 bit: infatti Carbon è disponibile solo con delle API a 32 bit e non c’è nessuna volontà da parte di Apple per un eventuale aggiornamento.
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Non voglio sprecarmi in un’altra introduzione ad Ardour, visto che ve ne ho già parlato, e che ormai anche nel campo della produzione musicale si sente nominare sempre più spesso. La Digital Audio Workstation (DAW) open source, pensata per Linux e portata su Mac, ha raggiunto la versione 2.2, che introduce delle novità decisamente importanti.
Diversamente da quanto possa far pensare il numero di rilascio, la versione 2.2 è tutt’altro che un semplice bugfix, e anzi rivede addirittura alcuni aspetti che stanno alla base di Ardour, come l’editing. Nell’annuncio ufficiale potete trovare in dettaglio tutti i fix e le nuove feature della release, vediamone le principali insieme.
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Per la mia natura di musicista mi risulta inevitabile seguire un progetto come Ardour, una workstation multi traccia per la produzione Audio, che è il mio strumento principale di produzione musicale accoppiata con l’ottima 64Studio.
Ve ne avevo già parlato e solo qualche giorno fa è uscita la versione 2.1, con delle novità che portano questa superlativa DAW ad un livello ancora più professionale e ad un’integrazione migliore con il sottosistema Audio di Linux, capitanato da JACK.
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