Dopo i precedenti casi del sindaco di Monaco, il quale ha optato per l’uso di LibreOffice nel settore pubblico e il passaggio a Debian e CentOS per i Ministeri francesi anche l’amministrazione della Extremadura, regione autonoma della Spagna, sceglie l’open source per il proprio sistema amministrativo.
Il passaggio, previsto tra la prossima primavera e la fine di dicembre, coinvolgerà qualcosa come 40.000 desktop sui quali verrà installata Linex, una distribuzione basata su Debian, realizzata in passato per il sistema sanitario e scolastico locale e già in uso da cinque anni.
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Alle donne non piace il software libero o quantomeno non sembrano intenzionate a partecipare attivamente. A lanciare l’allarme rosa è Valerie Aurora, una giovane sviluppatrice del kernel Linux, in un articolo su Techworld.
Che le donne non abbondino nelle materie informatiche è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia nella comunità opensource la situazione sembra ancora più seria. La partecipazione femminile al mondo open è, secondo Valerie, di un ordine di grandezza inferiore rispetto al panorama proprietario. In un keynote del 2009 viene addirittura stimata una presenza femminile del solo 1.5% rispetto al 20% che si registra nell’industria tecnologica nel suo insieme.
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A dispetto di analisti (o presunti tali) pronti a scommettere sulla disfatta di Linux, emergono dei nuovi dati per la creatura di Linus Torvalds e l’intero ecosistema FOSS: da un sondaggio svolto sul portale della Linux Foundation emerge che circa l’80% delle aziende che utilizzano Linux ne protrarranno l’uso per i prossimi cinque anni.
I risultati, provenienti da un campione di 1893 utenti Linux nel settore enterprise e 428 dei quali sono aziende con un organico superiore alle 500 persone o con un fatturato di oltre mezzo miliardo di dollari, sono di gran lunga positivi.
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Nel pieno svolgimento del linux.conf.au in Australia, la conferenza dedicata all’open source e a Linux, una delle personalità senz’altro più rappresentative di tutto il panorama FOSS Bruce Perens – tra le altre cose ex Debian Project Leader – è intervenuto parlando di Linux e di ciò che dovrebbe essere una sua evoluzione.
Nel talk si discute della necessità da parte degli sviluppatori di non limitarsi al solo sviluppo di codice di qualità, ma soprattutto guadagnare le simpatie del mainstream e di stringere una relazione con gli utenti, sebbene lo stesso Perens (come sviluppatore) sappia quanto sia più semplice ignorarli.
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Quando si parla di software open source e in particolare di Linux, la fetta di mercato desktop corrispondente non è mai la prima cosa ad essere citata, dato che tra gli appassionati ma non solo è risaputo che presso l’utenza comunque il pinguino non gode di così tanta considerazione. Tuttavia le cose sembrano essere cambiate nell’ultimo semestre 2011.
NetMarketShare infatti è un sito web che si occupa di stilare report sui dati di mercato dei più ingenti software tra browser, applicazioni e sistemi operativi; secondo l’agenzia dai dati emersi sin da Luglio dell’anno ormai passato si è avuto un leggero incremento di circa lo 0.10% per mese per quanto riguarda la userbase Linux.
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Il 2011 sta per volgere al termine, e per l’universo FOSS è stato sicuramente ricco di novità e cambiamenti: in primis il ventennale di Linux che festeggia arrivando alla terza major version senza contare il tanto atteso GNOME 3, lo sbarco di Android 4 finalmente open, Ubuntu con il suo patron Mark Shuttleworth e tanto altro ancora di cui nel corso delle settimane trascorse vi abbiamo parlato.
Ma cosa sarà del 2012? Le notizie certe giunte finora non possono ancora dare un quadro preciso ma Linux Insider, prendendo spunto da quanto successo quest’anno, offre una breve carrellata di ciò che potrebbe essere il prossimo futuro di Linux, riassumendolo in alcuni punti.
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Il 2011 si avvia al suo termine: è stato un anno di grosse vittorie e sconfitte per l’ecosistema open source, che da una parte ha ricevuto grosse attenzioni, dall’altra ha incassato grosse critiche, specialmente per quanto riguarda i desktop di nuova generazione. Joe Brockmeier su Linux.com ha sintetizzato la crescita dei principali progetti open source del 2011 in un suo post molto puntuale.
Essenzialmente, nella lista sono presenti i dieci progetti open source più importanti di quest’anno, con qualche sorpresa: all’appello sono confermati infatti LibreOffice, e Linux, che comunque ha avuto una grande annata piena di anniversari, traguardi importanti e svolte all’interno del progetto; c’è poi Hadoop, il server web distribuito della Apache Foundation, e trovano un posto anche jQuery e Node.js già cari alla memoria dei web developer che ci leggono.
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Dal Portogallo arriva una notizia interessante: il governo di questo paese sembra aver trovato una via alternativa per consegnare le scuole al software open.
Sul sito del magazine Publico si legge che il locale Ministero dell’Istruzione e della Scienza non rinnoverà le licenze d’uso per il software Microsoft installato nei circa 50000 computer distribuiti in vari istituti scolastici tra il 2004 e il 2007.
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Se volessimo dirlo con le parole di Eric S. Raymond, sembrerebbe che il bazaar abbia vinto ancora una volta sulla cattedrale. La notizia potrebbe non fare scalpore, ma la decisione di portare i driver open source su Windows Embedded Compact 7, la piattaforma embedded di Microsoft, è un successo dell’ecosistema open source.
Direttamente dal quartier generale di AMD, John Bridgman – di cui avevamo già parlato tempo fa, sempre in merito ai driver ATI – in un report pubblicato su Phoronix parla di questa scelta e delle future decisioni della compagnia californiana, che ha assunto due nuovi sviluppatori da impiegare in questo progetto.
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Nel pieno dei festeggiamenti per i vent’anni di Linux torna a farsi sentire Jim Zemlin, il direttore esecutivo della Linux Foundation, che in un’intervista parla dei contributi mai resi a Linux, parlando in termini non proprio amichevoli:
Non è la cosa giusta da fare per questioni morali o perché diciamo che dovrebbe essere fatto. È perché siete idioti se non lo fate. Siete idioti perché il motivo principale per cui state usando l’open source è condividere collettivamente lo sviluppo e allo stesso tempo mantenere il software. Lasciate che ve lo dica, mantenere la propria versione di Linux non è economico, né facile.
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