A seguito del grande e inatteso successo per Raspberry Pi, il mini-PC da 25 dollari e realizzato per lo studio dell’informatica – seguito da diversi progetti similari – sta per arrivare sul mercato un nuovo prodotto open source e open hardware per gli amanti della robotica: Q.bo.
Q.bo, robot realizzato dalla compagnia spagnola TheCorpora e diviso in due kit, Basic e Complete (che a sua volta comprende le edizioni Lite e Pro), è costruito su una scheda madre Intel Atom Mini-ITX ed ha come base software OpenQbo, distribuzione derivata da Ubuntu 11.10 e ROS. Il riconoscimento della voce è affidato al motore CSR Julius mentre Festival si occupa della sintesi vocale.
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A quanto pare l’esempio di Monaco, ormai devota all’open source, non è passato inosservato: altre città infatti fanno notare la propria situazione, a quanto pare rosea, nell’uso di infrastrutture basate su tecnologie aperte. Stavolta è il turno di Grygov, in Repubblica Ceca, che con la sua infrastruttura pubblica fondata sull’open source soddisfa i suoi 1400 abitanti con servizi di e-government e un’intranet cittadina che consente tramite un gateway SMS di diffondere annunci presso tutta la popolazione in tempi rapidi.
Invitato ad un workshop sull’open source a Praga, il vice sindaco Petr Chramosta ha parlato di quanto sia importante l’uso dell’open source nell’amministrazione pubblica della Moravia, e dell’uso principalmente di LibreOffice in primis pe la produzione di dati aperti.
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Reduce dall’esperienza nel Linux Collaboration Summit, con una presentazione dedicata a Linux e al suo recente contributo (le slide sono disponibili qui) Microsoft, tramite Jean Paoli (uno dei co-creatori di XML) ha annunciato sul blog del Microsoft Developer Network la nascita della Open Technologies Inc.
Si tratta, continua Paoli, di una nuova società e di un investimento verso l’interoperabilità, gli standard aperti e l’open source:
Questa nuova struttura faciliterà il rapporto tra i processi di sviluppo proprietari di Microsoft, gli sforzi delle compagnie per una innovazione aperta e le relazioni con le comunità open source e per gli standard aperti.
A questo annuncio, che potrebbe sembrare ottimistico, è arrivata la risposta di Red Hat, piuttosto cauta nel valutare questo nuovo impegno da parte del colosso di Redmond. La loro reazione si riassume in tre, significativi, punti.
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Nel continuo universo in espansione del cloud computing, l’open source continua a fare passi da gigante grazie a diverse soluzioni – come Open Cloud di Red Hat ed OpenStack – ma non si tratta certo delle uniche. In campo c’è anche VMware, nota per le sue applicazioni per la virtualizzazione che, come ha dichiarato il suo CTO Stephen Herrod, vuole diventare “Linux per il cloud“.
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Ormai negli ultimi giorni non si fa che parlare di Instagram, e anche a ragione: la startup ha raggiunto una valutazione notevole, e dietro tutto questo successo sembra anche esserci in larga parte tecnologia open source. Basata su un’infrastruttura Ubuntu 11.04 e Amazon EC2 infatti, Instagram ha deciso di contribuire all’open source aprendo parecchie parti del suo codice. L’ultimo sulla piazza è il sistema di notifiche push.
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Una delle critiche mosse più spesso all’ecosistema open source riguarda il suo non essere innovativo, insieme all’accusa di “riciclare” le idee di altri. Lo scienziato politico Steven Weber, nel 2006, parlava di Linux così in un suo saggio, del quale un frammento è stato riportato in un articolo di The Economist:
Linux è buono nel fare ciò che altre cose hanno già fatto, ma più a buon mercato – ma può fare qualcosa di nuovo? Wikipedia è un’assemblea di conoscenza già conosciuta.
Ma dopo sei anni, come sono cambiate le cose? Per Glyn Moody, scrittore noto ai più per il saggio Codice ribelle, stiamo vivendo nell’età d’oro dell’innovazione open source, in cui le idee più innovative vengono esplorate attraverso il free software.
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Dopo aver superato l’ambito traguardo del miliardo di fatturato, Red Hat ha deciso di donare la cifra di 100.000 dollari a ciò che viene definito il “futuro dell’open source”. Il presidente e CEO Jim Whitehurst, nel suo messaggio, afferma che “l’obiettivo del miliardo non è solo una pietra miliare per Red Hat, ma anche la vittoria di tutti i sostenitori dell’open source”. A beneficiare di questa donazione saranno quattro grandi gruppi no profit:
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Come avevamo scritto qualche tempo fa, non solo Monaco era stata investita da una migrazione massiccia di infrastrutture da Windows a Linux, ma lo stesso sindaco Christian Ude aveva consigliato all’intera europa di prendere Monaco come esempio e migrare le proprie strutture ad architetture open source. Ma sarà poi tutto oro quello che luccica? A quanto pare si: Robert Pogson ci informa infatti che la città di Monaco è arrivata la break even rispetto all’investimento iniziale.
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