I lavori del team di KDE con le librerie QT5 e le OpenGL continuano giorno dopo giorno e malgrado gran parte del team sia concentrato sulla prossima stable release, ovvero KDE 4.11, il developer Sebastian Kügler ci regala un assaggio di quello che troveremo sul futuro (ma non troppo) KDE 5.
Il video, che trovate a fine post, è una “tech demo” nella quale possiamo vedere Plasma 2 e il KDE framework 5 in azione. Quello che nota subito è l’interfaccia molto accattivante che mira all’uso intelligente degli spazi, senza contare che probabilmente è prevista una convergenza dell’interfaccia touch con Plasma Active.
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Unity e GNOME3 hanno di recente scelto un approccio molto drastico nei confronti di quelle situazioni in cui gli utenti non abbiano a disposizione un driver video dotato di accelerazione grafica. La prossima release di Ubuntu, Quantal Quetzal, non includerà più la versione di Unity priva del compositing OpenGL, nota come Unity 2D; GNOME Shell già da due release ha introdotto la possibilità di non dover ricorrere al fallback mode anche in assenza di un driver accelerato. Per entrambi la soluzione tecnica è la stessa: LLVMPipe.
Si tratta di un moderno e ultra-ottimizzato software rasterizer, ovvero un driver grafico che espone le funzionalità OpenGL necessarie per il compositing 3D di cui i desktop environment moderni fanno ampio uso, e le esegue sfruttando la potenza di calcolo della CPU, consentendo quindi di eseguire Unity e GNOME Shell col 100% delle funzionalità anche in assenza di supporto 3D da parte della GPU. Una situazione niente affatto rara, specie per chi vuole far girare Linux su un PC o laptop dotato di schede grafiche recentissime.
E KDE? Martin Gräßlin, il principale sviluppatore di KWin, ha sollevato la questione di recente. Le sue conclusioni sono che KDE è soddisfatta con gli attuali metodi di fallback, che consistono nell’uso dell’estensione XRender del server grafico o nella disattivazione completa del compositing. Di conseguenza, non ci sono programmi per implementare il supporto a LLVMPipe in KDE.
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Il più importante chip-maker del mondo prosegue alacremente nel suo lavoro sullo stack grafico Linux. La scorsa settimana, Intel ha abilitato di default il supporto alla S3 Texture Compression, un algoritmo di compressione che fa parte delle specifiche della serie OpenGL 3.x. In precedenza questo supporto era disabilitato a tempo di compilazione. Contestualmente è stato soppresso il check anche per le floating-point texture, ora sempre abilitate di default per xf86-video-intel.
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Ci sono buone notizie dalla XDC2011, la X.org Developer Conference tenutasi a Chicago tra il 12 e il 14 settembre e dedicata al celebre server grafico il cui sviluppo continua senza sosta, restando in attesa di vedere all’opera quello che è da molti considerato il suo successore, ovvero Wayland.
La prima è certamente la più interessante: Intel, secondo quanto riferito da Phoronix, è in procinto di portare OpenGL 3.0 in Mesa entro la fine del 2011. La terza versione è stata rilasciata nel 2008 – OpenGL attualmente si trova alla release 4.2 – e include caratteristiche interessanti (sebbene non proprio recenti) sia per gli sviluppatori che per l’utenza finale.
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Mentre Firefox 5 continua la sua maturazione nel canale Aurora, Firefox 6 comincia a prendere forma: gli sviluppatori di Mozilla hanno infatti indicato l’accelerazione OpenGL su Linux come una delle funzionalità che dovrebbe trovare posto nella futura versione del browser.
L’accelerazione grafica tramite GPU è stata introdotta già a partire da Firefox 4 ma, a causa di problemi legati ai driver video X11, questa funzionalità risulta essere disabilitata sulle versioni Linux del browser; attualmente l’unico driver supportato è quello proprietario di NVIDIA.
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Chi aspettava l’arrivo di nuove tecnologie libere per estendere le potenzialità del Web è accontentato: Google ha infatti introdotto il supporto a WebGL nell’attuale versione beta di Chrome, la 9.
WebGL è un standard royalty-free che permette di accedere alle funzionalità di OpenGL ES 2.0 grazie all’utilizzo di JavaScript; detto in parole povere, questo consente di realizzare applicazioni 3D all’interno del browser, sfruttando l’accelerazione hardware della scheda video.
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Nel mondo Apple se ne parlava già nel giugno 2008. OpenCL (Open Computing Language) sarebbe stata una delle nuove tecnologie ad essere incorporata in Snow Leopard, il nuovo gioiello per i Mac-PC.
Durante questo anno ci sono stati anche timidi annunci relativi al mondo Linux. Dapprima nVidia e ora AMD/ATI hanno entrambi annunciato la disponibilità di un Software Developer Kit per OpenCL. Entrambi i prodotti sono in stato di beta. Entrambi i prodotti sono semplicemente delle estensioni ai tool GNU o delle librerie di sistema da linkare al proprio applicativo. Entrambi i prodotti hanno come obiettivo il rendere disponibile nel mondo Linux una delle tecnologie più interessanti del prossimo futuro.
In questo post si parlerà di OpenCL e di come usarlo su un Personal Computer dotato di scheda grafica ATI.
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Con l’avvicinarsi del mese di marzo (mese in cui dovrebbe arrivare GNOME 2.30/3.0) si fa sempre più intenso lo sviluppo di due componenti fondamentali della nuova incarnazione del desktop environment: GNOME-Shell e Mutter; il primo, come ormai noto, sarà il nuovo volto del desktop mentre il secondo prenderà il posto di Metacity e si occuperà di gestire le finestre utilizzando, ove possibile, l’accelerazione OpenGL fornita da Clutter.
Entrambi i pacchetti sono stati inclusi nell’ultimo rilascio di GNOME ma solo in questi giorni gli sviluppatori li hanno reputati sufficientemente maturi per marcarli con il numero di versione 2.28.
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Compiz Fusion è uno di quei software che non necessiterebbe di nessuna presentazione. Per onor di cronaca, però, va detto che si tratta di un framework per l’aggiunta di effetti grafici tridimensionali avanzati al vostro desktop.
Se avete Fedora 11 ed una scheda grafica NVIDIA GeForce 8100, e se volete far diventare qualche utente windows “giallo per la gelosia” allora questa mini guida fa al caso vostro.
L’installazione di Compiz Fusion su Fedora 11 è abbastanza semplice. Le uniche due operazioni leggermente più complesse sono l’installazione dei driver e quella del software di Compiz Fusion. In questi due casi è necessario utilizzare un terminale ed impartire alcuni semplici comandi di shell, ovviamente come utente root.
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Dopo alcuni rilasci beta di rodaggio, gli sviluppatori di Sun hanno reputato VirtualBox 3.0 sufficientemente stabile per il grande debutto.
Come anticipato in occasione della disponibilità della prima beta, VirtualBox 3.0 compie grandi passi avanti nell’area del symmetric multi-processing (SMP) e dell’accelerazione Direct3D/OpenGL: ora è infatti possibile sfruttare fino a 32 CPU virtuali e utilizzare l’accelerazione hardware della propria scheda video all’interno di tutti i tipi di sistemi operativi host supportati.
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