Sono passati ormai mesi da quando molti dei volti noti di OpenOffice.org si sono staccati dall’organizzazione per confluire in LibreOffice, e i fondatori della nuova suite hanno lasciato l’OpenOffice.org Community Council; oggi dunque, è disponibile per il download la prima versione stabile del software: LibreOffice 3.3.
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I fatti sembrano concordare con le promesse date: Oracle rilascia (a ben due anni di distanza dalla major version precedente ad opera di Sun) MySQL 5.5, puntualizzando, a voce di Monica Kumar, senior director of product marketing di Oracle, che il database server MySQL nel suo rilascio 5.5 offre miglioramenti significativi in termini di performance e stabilità e che, oltre a tali frasi di rito, Oracle stessa è pienamente dedicata al miglioramento dell’RDBMS.
La presente versione, che contempla finalmente come engine di default InnoDB, fornisce capacità di replicazione semi-sincrona per tutti i suoi storage engine, il supporto a SIGNAL/RESIGNAL (gestore di eccezioni per le stored procedure) e il Performance Schema per il monitoraggio delle prestazioni runtime del server.
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Datamation anticipa il futuro prossimo di LibreOffice, fork di OpenOffice, annoverando i punti cardine circa lo sviluppo della suite, così come esposti dal team di The Document Foundation.
La fondazione, forte dell’appoggio di un buon numero di programmatori della “vecchia guardia”, e conscia che il codice è obsoleto e (a quanto si legge da più parti) mal scritto, promette i miglioramenti che seguono.
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Il pensiero della Kroes, commissario europeo per l’ICT, secondo la quale “I governanti dovrebbero avere una chiara giustificazione se promuovono software proprietari”, definisce le linee guida per la gestione delle infrastrutture IT, spronando i governanti all’utilizzo di software libero; il Codice dell’amministrazione digitale lo prescrive nel suo articolo 68; lo spreco di denaro pubblico di noi tutti lo grida a gran voce.
Eppure, secondo un interessante articolo del Corriere della Sera online che riporta uno studio Assinform di ieri, la realtà ha segno diverso dalle intenzioni:
I dati di utilizzo [dei software FOS], sia in termini di cessione, sia di acquisizione di software, non sembrano evidenziare un grado di adozione pari alle attese.
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Slashdot ci segnala un nuovo sviluppo nel travagliato rapporto tra OpenOffice.org e il suo fork gestito dalla community, LibreOffice.
Trentatré tra sviluppatori e partecipanti a vario titolo al progetto, con un messaggio alla mailing list per traduttori native-lang, hanno annunciato di voler collaborare della Document Foundation da ora in poi.
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Altre notizie dal fronte LibreOffice, il fork di OpenOffice gestito dalla Document Foundation.
Occupandoci, qualche giorno fa, delle reazioni di Oracle alla creazione del progetto parallelo ad OpenOffice.org, leggevamo questa frase:
Se la Document Foundation può aiutare a migliorare OpenOffice stesso e l’Open Document Format, le facciamo i migliori auguri.
Questi auguri si sono concretizzati nella richiesta ai fondatori di LibreOffice di lasciare l’OpenOffice.org Community Council.
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Dieci anni sono passati da quando Sun Microsystems decise di rilasciare i sorgenti di StarOffice alla comunità, decisione che avrebbe portato poco dopo alla nascita di OpenOffice.org, oggetto, negli ultimi tempi, di cambi di proprietà e fork.
Oracle, il nuovo proprietario di OpenOffice, per nulla incline alla collaborazione con la community open source, delinea il futuro della suite da ufficio, rassicurando circa il suo sviluppo, dopo aver altresì rassicurato tutti circa un altro importantissimo pezzo da novanta nelle sue mani, MySQL.
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LibreOffice, il progetto lanciato dalla Document Foundation, con l’intento di svincolare OpenOffice dalle mani di Oracle, ha ricevuto consensi quasi unanimi dai big del settore, quali Google, Novell, Red Hat, Canonical e (chiaramente) Free Software Foundation, mentre IBM ha tenuto, sin dall’inizio, un atteggiamento distaccato.
La risposta ufficiale di Oracle, invece, risulta tuttora latitante, ma, stando a quanto riportato da Computerworld, una email definirebbe senza dubbio le intenzioni di Oracle:
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In vista del distacco da Oracle, il rebrand di OpenOffice conosciuto come LibreOffice comincia a far discutere nella comunità: Ubuntu a quanto pare lo inserirà nelle applicazioni di default al posto dell’attuale suite, e molte aziende si stanno già adoperando per diventare partner di questo nuovo software che, per ora, ha tutta l’aria di essere un fork community-driven con una lunga strada davanti, nonostante alcune critiche mossegli.
Essenzialmente, si tratta per ora di un semplice cambio di marchio per la suite Go-oo, ossia la principale derivazione di OpenOffice.org che applicava delle patch per migliorarne le prestazioni: i suoi sviluppatori hanno già annunciato la convergenza del progetto in LibreOffice il quale si basa appunto sul loro codice; già da adesso dunque è stato approntato un PPA per consentire una facile installazione e soprattutto un’agevole ricezione degli aggiornamenti agli utenti interessati al testing di LibreOffice che, allo stato attuale, è ancora un po’ prematuro.
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