Il verdetto, seppur parziale, del processo tra Oracle e Google a differenza si quanto previsto non si è fatto attendere: nella giornata di lunedì è stato reso noto il documento tramite il quale la giuria del discusso processo tenutosi a San Francisco ha confermato la violazione di ciò che viene definita “la struttura complessiva, la sequenza e l’organizzazione dell’opera protetta da copyright”, ovvero di Java, da parte di Google. Prima vittoria per Oracle dunque, ma restano alcuni punti in sospeso.
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A pochi giorni dall’atteso verdetto sull’intricato nodo del copyright nella causa tra Oracle e Google, il giudice William Alsup ha proposto ad entrambe le parti un questionario a seguito di una interessante e recente sentenza da parte dalla Commissione di Giustizia Europea.
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Nel corso della nona udienza per il discusso processo intentato da Oracle nei confronti di Google, al banco dei testimoni è arrivata Sun nelle vesti di Jonathan Schwartz e Scott McNealy, co-fondatore dell’azienda stessa. Gli interventi sono stati contrastanti: se quella di Schwartz era stata preannunciata come un’importante testimonianza a favore di Google, McNealy si è apertamente schierato dalla parte di Oracle.
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Ad una settimana dall’inizio del processo, nel tribunale di San Francisco dove è in corso la causa tra Google e Oracle, si sono avvicendate tre nuove udienze durante le quali sono intervenuti avvocati e CEO delle due società in causa, ovvero Larry Page e Larry Ellison rispettivamente.
Il tema chiave continua ad essere la (presunta) licenza necessaria per l’uso delle API di Java, ma ci sono alcune novità: la prima è la dichiarazione di Ellison, ovvero l’intenzione di Oracle di entrare in competizione con Android, con la creazione di un proprio framework basato su Java.
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Nella giornata di lunedì è giunta nel tribunale di San Francisco la discussa causa tra Google e Oracle: partita nell’agosto del 2010, alcuni mesi dopo l’acquisizione di Sun da parte della stessa Oracle, è intentata sulla presunta violazione di alcuni brevetti collegati a Java per lo sviluppo della Virtual Machine Dalvik inclusa nel sistema operativo Android:
Non si tratta di un errore, non si tratta di inavvertenza. La decisione di usare la proprietà intellettuale di Oracle in Android è partita dai piani alti di Google con la consapevolezza di ciò che stava per accadere.
Dei sette brevetti citati in causa, soltanto due (6,061,520 e RE38104) sono rimasti in campo e il secondo, concesso proprio all’autore del linguaggio James Gosling è tra l’altro in scadenza.
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La difficile questione della guerra dei brevetti torna a galla con l’ultima causa in gioco: Google è stata infatti citata in giudizio da Oracle, per una questione riguardante Dalvik, la macchina virtuale alla base di Android sulla quale vengono eseguite le applicazioni. Il 16 Aprile quindi si terrà un processo per decidere da che parte sta la ragione.
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Oracle sembrerebbe intenzionata a trasferire le tecnologie di punta di Solaris all’interno della sua distribuzione Unbreakable Linux: tra le novità annunciate durante l’Oracle OpenWorld, infatti, è stato citato anche un port Linux di Dtrace.
Dtrace è un tracing framework in grado di analizzare in maniera dettagliata il comportamento di qualsiasi tipo di software (kernel incluso); tra i parametri che è possibile tenere sott’occhio figurano il consumo di memoria, l’utilizzo della CPU ma anche dettagli più specifici come l’elenco degli argomenti passati a una systemcall.
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Sembra proprio che le paure sulla gestione di MySQL da parte di Oracle fossero infondate: a differenza di quanto accaduto per altri progetti di Sun (come OpenOffice.org), il colosso di Larry Ellison si sta impegnando nello sviluppo del popolare database.
L’ultimo frutto di questo sforzo è MySQL Installer for Windows, un pacchetto che semplifica l’installazione del software su piattaforma Microsoft.
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Oracle ha messo a segno un colpo che potrebbe aiutarla a differenziare la sua offerta Linux da quella di concorrenti come Red Hat e SUSE: il colosso di Larry Ellison ha infatti annunciato l’acquisizione di Ksplice, l’azienda autrice dell’omonimo software.
Per chi non lo sapesse, Ksplice è un software che permette di applicare patch a un kernel Linux mentre questo è in esecuzione, senza la necessità di riavviare il sistema.
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Oracle continua nel processo di disimpegno di OpenOffice: dopo aver delegato alla comunità il compito di sviluppare e curare l’evoluzione di OpenOffice.org, il gigante dei database ha deciso di trasferire l’intera codebase all’Apache Foundation.
ZDNet riprende le dichiarazioni di Luke Kowalski, a capo dell’Oracle Corporate Architecture Group:
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