La questione dei rapporti tra occidente e Cina non è limitata al solo ambito economico e/o diplomatico, come le recenti polemiche sugli attacchi a Gmail hanno evidenziato: anche ambiti come quello del software libero/aperto sono interessati dagli strascichi di queste vicende.
In questo caso la polemica è scoppiata attorno a Mozilla e in particolare alla sua decisione, presa in ottobre, di aggiungere China Internet Network Information Center all’elenco delle certification authority (CA root) “sicure” utilizzate da Firefox.
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Come se l’arrivo di Chrome non avesse già scosso a sufficienza i rapporti tra Google e Mozilla, a rinnovare il fuoco della polemica ci ha pensato Asa Dotzler, direttore del Community Development di Mozilla Corporation.
L’occasione è stata data dalle controverse dichiarazioni di Eric Schmidt, CEO di Google, sulla privacy online:
If you have something that you don’t want anyone to know, maybe you shouldn’t be doing IT in the first place.
Cioè
Se avete qualcosa da nascondere, allora per prima cosa dovreste evitare di fare quella cosa.
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È stato rilasciato SniffJoke 0.3, uno strumento che consente di aggiungere un pizzico di privacy alle nostre connessioni in chiaro, iniettando pacchetti che rendono difficoltosa la ricostruzione della sessione di rete.
Rilasciato con licenza GPLv3 e disponibile per Linux (la futura versione 1.0 dovrebbe aggiungere il supporto anche a Mac OS X), SniffJoke inietta nelle nostre connessioni dei pacchetti in grado di confondere un ipotetico packet sniffer in ascolto, senza però causare problemi al sistema di destinazione.
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Molti navigatori utilizzano e apprezzano le funzioni di browsing privato offerte da Safari e da Google Chrome. Firefox da questo punto di vista è in ritardo ma colmerà la lacuna con il rilascio della versione 3.1. Infatti è stata inserita nel ramo principale di sviluppo l’attesa funzione “Private Browsing” che permetterà di navigare in una sessione speciale senza memoria di password, cronologia o cookie.
Durante le sessioni di Private Browsing, Firefox manterrà tutte le informazioni solo in memoria, senza che queste vengano in alcun modo scritte su disco: non verrà utilizzata la cache e i cookie spariranno alla fine della sessione. Inoltre all’attivazione della modalità “privata” il browser si occuperà inoltre di sospendere tutte le attività precedenti (come ad esempio i download) per poi riprenderle così com’erano alla disattivazione del Private Browsing.
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Che distribuzioni Linux live siano molto popolari è risaputo, soprattutto perché permettono anche agli scettici di provare il sistema del pinguino senza dover far altro che premere un pulsante, quello di accensione.
Ma si sa che quella della versatilità è una carta forte nella mano che il pinguino sta giocando e c’è chi usa le distribuzioni live per recuperare dati irrecuperabili o per essere sicuri di non lasciare traccia di sé quando va in giro ad usare i computer degli altri.
Proprio per quest’ultimo caso David M. Williams di ITWire consiglia di utilizzare le distro live, in particolare quelle più leggere, per essere sicuri di non lasciare rimasugli delle proprie sessioni Web sui computer usati.
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Che le attività che svolgiamo davanti allo schermo si stiano spostando sempre più verso il web è un dato di fatto. Purtroppo anche vari aspetti negativi da considerare, tra cui la privacy dei dati salvati online, la possibilità che questi dati vengano intercettati da un terzo incomodo mentre li utilizziamo.
E bisogna anche considerare che il numero sempre maggiore di password che bisogna ricordare induce gli utenti a usare la stessa password su molti siti diversi (scagli la pietra chi è senza peccato).
Ad alcune di queste problematiche può venire incontro la versatilità di Firefox e di una delle estensioni più famose: Greasemonkey. Infatti, grazie a Greasemonkey, è possibile modificare il comportamento di alcuni siti permettendo una gestione più attiva della sicurezza.
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Non avendo un portatile non mi sono mai posto il problema, ma se lo avessi e qualcuno me lo rubasse mi preoccuperei del portatile in sé, più che dei dati (avendo provveduto a un backup). In altri casi, però, il portatile rubato potrebbe contenere dei dati sensibili che mi piacerebbe proteggere da occhi indiscreti, come quelli di un’azienda concorrente. Occhi indiscreti che potrebbero avvicinarsi anche a computer fissi collegati in rete e non. Proprio per questo potrebbe essere utile cifrare i dati di un’intera partizione, come per esempio la nostra Home.
Se avete letto il post su GPG, sapete come funziona la cifratura per lo scambio sicuro dei dati fra più persone.
Se però vogliamo cifrare i nostri dati personali in modo da essere i soli ad avere la chiave di accesso, allora bisogna usare un sistema a chiave unica, in modo che solo chi conosce la chiave può avere accesso ai dati.
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