Canonical starebbe per concludere un accordo per distribuire Ubuntu Linux preinstallato anche sui server. Anche se è già possibile trovare in commercio dei prodotti con Ubuntu Server preinstallato, questa volta Canonical si appresta a fare un grosso passo in avanti, in maniera simile all’accordo stipulato alcuni mesi fa con Dell per i desktop.
A quanto detto da Gerry Carr, Marketing Manager di Canonical, un accordo con una grossa multinazionale sarebbe già dietro l’angolo e, anche se sui nomi si possono per ora avanzare solo ipotesi, appare probabile che si tratti proprio di Dell.
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È stata rilasciata una nuova release di Engarde Secure Linux, la distribuzione server oriented da molti considerata la distribuzione sicura per antonomasia.
La versione 3.0.15 è un aggiornamento minore orientato soprattutto alla correzione di bug e problemi accumulati negli ultimi due mesi dalla 3.0.14. Sono stati inoltre aggiornati molti componenti come il kernel, ora alla versione 2.6.21, SELinux 1.34.7, Php5 5.2.3, il centralino asterisk 1.4.5, l’antivirus Clamav 0.90.3, Samba 3.0.25a, giusto per citarne alcuni.
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Se mai vi siete trovati ad amministrare un server, avrete certo avuto la necessità di installare un pannello di gestione Hosting come Plesk. E se vi siete buttati sull’Open Source, la vostra scelta sarà probabilmente ricaduta su VHCS.
VHCS è un ottimo sistema di gestione hosting, ma forse è meglio dire era, visto che il suo sviluppo è ormai fermo da più di un anno. Ci sono state recentemente voci ufficiali di una ripresa e di un progetto per la versione 3, ma un po’ di scetticismo è d’obbligo. Anche perchè il team di sviluppo si è sciolto, ma non è rimasto con le mani in mano.
Una parte del team ha dato vita a un fork, inizialmente chiamato VHCS-Omega. L’obiettivo era di correggere e migliorare la versione 2.4.7.1, l’ultimo rilascio stabile di VHCS e poi di cominciare un nuovo progetto, chiamato ispCP.
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Gironzolando in attesa che il caffè uscisse, borbottando dalla caffettiera, ho letto un articolo su come creare un ambiente chroot per gli utenti che si connettono tramite SSH.
Piccola premessa: SSH (Secure Shell) è lo strumento più usato per i login remoti su macchine Unix e non solo. Visto che si tratta di un mezzo estremamente potente (basti pensare alla facilità con cui ci si fanno passare anche i trasferimenti di file e le sessioni XWindow) può essere necessario limitare il campo di azione degli utenti remoti, per evitare che un eventuale aggressore possa raggiungere i punti nevralgici del sistema. Chroot serve proprio a questo: crea un ambiente ristretto che contiene tutto il necessario all’utente, che non vede al di là dell’ambiente stesso. Proprio per questo un environment chroot viene anche chiamato Jail, ovvero prigione.
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