Spesso su questo blog abbiamo parlato di come trasformare il look di Ubuntu in quello di altri sistemi operativi come Windows 7 o Mac OS X. In ogni caso, è indicativo che cominci ad avvenire anche il contrario: è disponibile infatti una maniera per trasformare il look del proprio Windows 7 in Ubuntu 10.10.
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Doppio test per il driver open di Intel quello che Phoronix ci offre questa settimana, dapprima confrontando Ubuntu 10.10 e 11.04 (alpha 2) con Mac OS X Snow Leopard 10.6.6 e poi mettendo faccia a faccia il primo con Windows 7 x64 Professional (Service Pack 1 R.C).
Hardware della prima prova un Apple Mac Mini con grafica Intel GMA 950, dotato di CPU Intel Core 2 Duo T5600, motherboard Intel, 1GB di RAM e hard disk SATA da 80GB. Sul fronte software, ricordiamo che Ubuntu 11.04 alpha 2 (per parlare del più aggiornato tra i due) usa Linux 2.6.38 quale kernel, X.Org Server 1.10 RC1, xf86-video-intel 2.14.0, Mesa 7.10 e il filesystem EXT4.
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A distanza di qualche giorno eccoci ritornare con un classico scottante: uno dei benchmark di Phoronix. Questa volta si potrebbe sfiorare la nascita di una “nuova guerra di religione” perché Michael Larabel si è messo in testa di confrontare tra loro i tre sistemi operativi più importanti del momento: Windows 7, Mac OS X 10.6.3 e Ubuntu 10.04.
Due sono le configurazioni hardware utilizzate: un nVidia Mac Mini e Intel Mac Mini. Brevemente le loro configurazioni. L’nVidia Mac Mini monta un Intel Core 2 Duo P7350 da 2.00GHz, ha una RAM da 1 GB DDR3 e ovviamente una scheda grafica nVidia C79 [GeForce 9400] con 512MB di RAM dedicata. L’Intel Mac Mini monta un Core 2 CPU T5600 da 1.83GHz, ha una RAM da 1 GB DDR2, e una scheda grafica Intel Mobile 945GM/GMS.
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A quelli di Phoronix devono piacere davvero molto i test e i confronti tra sistemi operativi: tra i tanti effettuati nel corso del tempo, non poteva mancare quello tra la recentissima Ubuntu 10.04 e Windows 7. Iniziato con un test delle prestazioni di entrambi, è stato seguito da un controllo del consumo energetico necessario al funzionamento, con risultati davvero interessanti.
Iniziamo proprio da quest’ultimo: a differenza di quanto in molti casi si crede, è stato il sistema operativo di casa Redmond ad ottenere i migliori risultati, sia sui notebook che sui netbook. I test effettuati evidenziano addirittura come Ubuntu 10.04 consumi il 56% in più rispetto a Windows 7, percentuale che è salita al 65% quando sono sono stati utilizzati i driver proprietari nVidia.
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Può piacere o meno ma resta il fatto che il look di Windows 7 ha fatto proseliti tra i suoi utenti e tra quelli dei sistemi operativi alternativi: le trasparenze, la nuova gestione delle applicazioni attive e un aspetto moderno potrebbero far gola anche agli utenti dei sistemi operativi liberi.
Se siete tra questi allora apprezzerete la disponibilità di Win2-7 Pack, un pacchetto che permette di donare a GNOME e altri componenti del desktop environment lo stesso look ‘n’ feel di Windows 7.
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In occasione dell’uscita di Windows 7, Microsoft aveva rilasciato un programma chiamato Windows 7 USB/DVD Download Tool, utile per trasferire la ISO del nuovo sistema operativo su pen drive USB e permetterne il boot su netbook e nettop in cui non fosse presente un’unità DVD.
Un tool davvero molto utile, ma a quanto pare non interamente farina del sacco di Redmond. Rafael Rivera, noto blogger e Windows hacker, andando a cercare nel codice di Windows 7 USB/DVD Download Tool ha trovato dei riferimenti a codice protetto da licenza GPLv2.
Stando a quanto riportato da Rivera, Microsoft avrebbe attinto al codice di un software open source, ospitato peraltro su CodePlex, chiamato ImageMaster.
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Il 22 ottobre è stato lanciato Windows 7, il nuovo sistema operativo made in Redmond che sostituirà Vista. Negli stessi giorni in cui Ballmer e soci stanno suonando la gran cassa pubblicitaria per il nuovo OS, si sta tenendo a Tokyo un appuntamento molto importante per chi ha a cuore le sorti del pinguino, cioè il Japan Linux Symposium.
Si tratta di una conferenza tecnica, voluta dalla Linux Foundation, per offrire all’Asia un luogo di incontro che permetta di far dialogare insieme sviluppatori, amministratori, utenti, community manager ed esperti del pinguino.
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Le interviste a Richard Stallman sono sempre piacevoli da leggere. Quello che meraviglia è la capacità di quest’uomo di svincolarsi dalle domande che esigono una risposta prettamente tecnica, ed ad usarle come pretesto per parlare della sua ragione di vita: la libertà nel software.
Il nostro obiettivo è quello di dare agli utenti dei computer il controllo, cosa che non potranno mai avere se usano software proprietario. Quindi, noi auspichiamo un mondo in cui il software proprietario non ha ruolo.
Queste sono alcune delle parole pronunciate da Richard Stallman in una recente intervista rilasciata a Neowin.net.
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Che Vista non piacesse agli utenti è lo si era capito sin dal suo arrivo sugli scaffali dei negozi: indipendentemente dai suoi effettivi problemi, buona parte dell’insuccesso dell’ultimo sistema di Microsoft va comunque fatta risalire alla cattiva pubblicità che ha ricevuto.
Data questa situazione è quindi comprensibile il sentimento di attesa di molti utenti che vedono Windows 7 come il vero successore di XP. Il problema è che molti non sembrano avere le idee molto chiare, tanto da confondere KDE 4.2 con il nuovo Windows.
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I ragazzi di Tux Radar hanno pubblicato un articolo in cui rendono noti dei recenti benchmark che confrontano tra loro le prestazioni di tre sistemi operativi: Ubuntu Linux 8.04, Windows Vista SP1, Windows 7 Beta. Il lavoro non ha nessuna intenzione di discriminare Windows e premiare Linux, anzi, al contrario sembra essere abbastanza equilibrato.
L’obiettivo di Tux Radar è confrontare questi tre sistemi operativi in alcune condizioni di utilizzo normale: velocità di “installazione”, “spazio occupato” al termine dell’installazione, tempo di “avvio” e di “shutdown”, copia da “USB ad hard disk”, copia “da una partizione all’altra” di uno stesso hard disk. Si tratta di attività perfettamente normali ed esercitate quotidianamente da un utente normale.
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